Perché
si può
avere bisogno di una
scrittrice?
Per tanti motivi a cui non si pensa.
Ci sono alcuni esempi nella pagina Perché…
→
P.S. I post nuovi si trovano
dopo quello sulle Parole.
Perché
si può
avere bisogno di una
scrittrice?
Per tanti motivi a cui non si pensa.
Ci sono alcuni esempi nella pagina Perché…
P.S. I post nuovi si trovano
dopo quello sulle Parole.
.
Le parole sono suoni per coloro che non s’impegnano; sono il nome di esperienze per chi le vive. (L. Giussani, ricordato da vari)
***
Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno. (Vangelo secondo Matteo, 5, 37)
***
“Chi usa venti parole quando ne basterebbero dieci, io lo ritengo capace di male azioni”. (Giosuè Carducci nel ricordo di A. Vivanti)
***
Non si legge mai lealmente se, in qualche modo, l’autore dello scritto non è presente e tu, leggendo, è come se gli domandassi: “Cosa vuoi dire? che ragioni hai?”. Non è mai viva lettura se non è potenziale dialogo. (L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così?)
***
Il leggere è un conversare, che si fa con chi scrisse (Giacomo Leopardi, in Operette morali, “Detti memorabili di Filippo Ottonieri”)
***
Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite:
proprio per questo, diceva un filosofo,
gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie.
Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori.
È un maleducato, se parla in privato e da privato.
È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante,
un dipendente pubblico, un eletto dal popolo.
Chi è al servizio di un pubblico
ha il dovere costituzionale di farsi capire.
Tullio De Mauro (trovato su http://www.dueparole.it/default_.asp)
***
La verità ha un linguaggio semplice (Euripide, Le Fenicie)
***
La prolissità non è un eccesso di parole, ma una carenza di idee. (Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, trad. L. Sessa)
***
Il mio modello di scrittura è il “rapporto” che si fa a fine settimana in fabbrica. Chiaro, essenziale, comprensibile da tutti. Mi sembrerebbe un estremo sgarbo al lettore presentargli una relazione che lui non può capire. (Primo Levi, citato da Piero Bianucci in Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire, cap. 1 – link)
***
Lo scopo delle buone parole di prosa è di significare ciò che dicono. Lo scopo delle buone parole poetiche è di significare ciò che non dicono. (Gilbert Keith Chesterton, Daily News, 22/04/1905)
***
Uno scrittore leale in ogni frase che scrive si farà perlomeno quattro domande, così:
1. Che cosa sto cercando di dire?
2. Con quali parole lo esprimerò?
3. Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
4. Questa immagine è abbastanza fresca da avere un qualche effetto?
E probabilmente se ne porrà altre due:
5. Potrei dirlo più brevemente?
6. Ho scritto qualcosa di bruttezza non necessaria?
(George Orwell, La politica e la lingua inglese, mia traduzione – link)
… e invece no, la prua era quella lì.
Parlo della Costa Concordia, naturalmente, e di che altro? Impossibile evitarla, visto che a casa mia il tg si guarda durante pranzo e cena (più altri nella giornata ma quelli li evito, sì).
Non riuscivo a capacitarmi della posizione della nave rispetto allo scoglio su cui aveva impattato e mi pareva di esser diventata incapace di distinguere la prua dalla poppa. Invece no, la prua l’avevo individuata, solo che la nave era in quella posizione lì perché ha fatto testacoda. Mai provato a far testacoda con un’automobile? Freno a mano e sterzata. Ecco, si fa anche con le navi ma è un po’ più difficile.
I miei dicono che l’avevano già sentito raccontare ma soltanto una volta, il primo giorno, e poi non più. Dev’essere stato in uno dei tg che riesco ad evitare. Dopo, i giornalisti mi son parsi troppo occupati a gettar merda sul comandante per poter raccontare le cose in maniera dignitosa.
Per fortuna che qualcuno al Giornale si è finalmente svegliato.
Il Giornale, Ecco il video della Concordia Dimostra che la manovra è stata un vero salvataggio, di Fausto Biloslavo – 22 gennaio 2012
P.S. Ovviamente, si può replicare “Questo non vuol dire che la manovra l’abbia fatta il comandante”. Verissimo ma non vuol dire neppure il contrario. O no? Qui non è questione di chi ha fatto che cosa, ma delle fesserie che i giornalisti spandono per il mondo. Non solo i giornalisti, certo, ma i primi responsabili sono loro, visto che informare è compito loro e se lo sono scelto liberamente, anche. Devo specificare “informare correttamente”?
Spesso si sente accusare questo o quell’altro di incompetenza. Di suo, la parola incompetenza significa senza (in deriva da sine) competenza. Allora, per riconoscere che cosa è incompetenza bisognerà sapere che cosa sia competenza.
Si definisce competenza la capacità di svolgere bene un compito. Bene? che vuol dire? eh, già, questo fa parte del problema. Diciamo allora che la competenza è ciò che consente di svolgere un compito in una data maniera, che ha delle caratteristiche definite.
La migliore illustrazione del significato di competenza la ebbi anni fa da uno dei miei docenti di orientamento, tramite un esempio “esperienziale” – mai dimenticare che le parole sono nomi di esperienze e non solo suoni:
- fai la segretaria,
- leggi Shakespeare in lingua originale e il Times ogni giorno,
- però vai nel panico se ti arriva una telefonata in inglese:
- sei incompetente (come segretaria che deve parlare in inglese).
In altre parole, la competenza non è ciò che uno studia in ambiti più e meno formali o qualcosa che dipende da un titolo o da un ruolo riconosciuti da questa o quell’altra autorità: la competenza è ciò che sai fare perché ti è capitato di farlo (dove che sia e a qualunque livello) e l’hai imparato bene.
Ora, ci sono delle competenze che non sono alla portata di chiunque e altre che invece lo sono. Per esempio, condurre una nave da crociera non è alla portata di tutti; comprendere le persone invece lo è, anche se in genere nessuno lo fa.
Non ci vuole un esperto di nautica per capire che 11 morti su 4000 passeggeri sono anche 3989 vivi su 4000 passeggeri (qualcosa deve aver funzionato, come ha detto qualcuno l’altra sera). Non ci vuole un esperto di nautica per supporre che il comandante della Costa Concordia fosse sotto shock mentre parlava con il comandante della capitaneria di Livorno. Non ci vuole una fantasia galoppante per pensare che forse il comandante della capitaneria urlava per scuotere un comandante sotto shock e parimenti non ce ne vuol molta per comprendere che stare in capitaneria o davanti alla propria nave che affonda sono due situazioni parecchio diverse… e che magari l’approccio-urlo non è il più adatto.
A me, tuttavia, sembrava che il comandante della capitaneria fosse proprio inc…to, non che usasse una tattica anti-shock, e questo lo trovo comprensibile ma fuori luogo, data la situazione. Lo accuserò di incompetenza? Non me lo sogno nemmeno. Però non accuso di incompetenza nemmeno il comandante della nave per il fatto di essersi trovato su una scialuppa, perché non so che cosa ci è andato a fare: con una nave sbandata in quel modo, può anche darsi che fosse più razionale dirigere le operazioni da una scialuppa, la mia conoscenza della nautica non è abbastanza avanzata da poterlo capire. Neanche per la stupidaggine che ha fatto – di passare con quel leviatano di nave in un braccetto di mare– si dovrebbe parlare di incompetenza: la superficialità e l’incompetenza sono due cose diverse. Del resto, io amo le imbarcazioni di ogni stazza, epoca e attrezzatura ma non approvo la costruzione di navi grandi come quella. Dirò forse che gli armatori sono incompetenti? Ma quando mai.
Posso invece parlare di incompetenza per ciò che conosco bene.
Per esempio, è leggermente da incompetenti (in comunicazione efficace) richiedere “ottimo inglese” in un annuncio di lavoro senza specificare che inglese vuoi – redigere un bilancio o parlare con clienti texani?
Restando all’esempio del naufragio, era un sonoro incompetente chiunque il primo giorno ha tirato fuori la frase “nella nave non c’è più nessuno” – non ci vuole un esperto di statistica per capire che se mancano all’appello 50 persone e la nave è coricata su un fianco a pochi metri dalla costa, molto probabilmente alcune persone sono ancora dentro alla nave. C’erano, infatti.
Ma soprattutto, c’è una categoria di persone di cui posso dire che sono incompetenti: quelli che stanno sempre lì a puntare il dito, quelli che sanno sempre fare meglio il lavoro degli altri, quelli che tranciano giudizi stando comodi in poltrona, quelli che pensano che la vita sia come un fumetto o un telefilm… ecco, questi sì, questi sono incompetenti.
Umanamente incompetenti.
Permalink Commenti disabilitati
Dire
Se l’economia gira poco non si fanno investimenti
È ragionevole quanto dire
Se le pale del mulino non girano, il fiume non scorre
Permalink Commenti disabilitati
Certo che dobbiamo avere un valore esorbitante
se Dio stesso ha deciso di diventare un uomo come noi, per farci compagnia!
Auguri di buon Natale e che il Santo Bambino ti doni ciò che il tuo cuore desidera.
Permalink Commenti disabilitati
Dalle mie parti si dice «Corpo mal usato, quel che fa ‘i vien penzato». Immagino che tradurre sarebbe scortese.
Questo detto è la versione popolare di omnia munda mundis (lettera di san Paolo a Tito, cap. 1, verso 15) o di certi apologhi attribuiti alla saggezza orientale e significa che coloro che hanno il male nel cuore vedono il male anche negli altri.
Ebbene, san Paolo scriveva un bel po’ di tempo fa e per secoli la sua frase ha descritto la realtà. Non è vero infatti che a pensar male ci si azzecca sempre: a pensar male ci si sbaglia il 50% delle volte, se guardiamo ai grandi numeri; nell’esperienza personale (piccoli numeri) ci si può sbagliare di più o di meno del 50%. Per principio di precauzione, io cerco di non pensar male di nessuno. Sbagliare non mi piace ma, se proprio mi tocca, che sia almeno con magnanimità.
Ieri sera mi sono accorta che oggigiorno il nostro detto non è più tanto vero.
Ho discusso per un’ora e mezza, nella chat del gioco che seguo, con una del mio clan, che prima mi ha chiesto perché doveva pagare le tasse di clan e poi si è messa a disquisire sulla situazione italiana, sulle pensioni, sul fatto che le pensioni le pagano i dipendenti, che si capiva che io ero una libera professionista per il fatto che non mi sta bene che la gente paghi le tasse oggi per pagare i superpensionati di ieri eccetera. Notare che la mia compagna di clan avrà neanche 20 anni, a giudicare da come di esprime, ma sa benissimo che io ne ho 42.
Io sono certa che la ragazza in questione non ha la minima esperienza di pagamento di tasse, in compenso è figlia di lavoratori dipendenti (ci scommetto 30 cm di capelli), ha sentito per vent’anni i genitori che si lamentavano, tra scuola, giornali e tv le hanno piallato il cervello… e così ha fatto una magra figura con una persona che ha il doppio dei suoi anni e qualche esperienza in più. La cosa peggiore è che si capiva dannatamente bene che stava solo ripetendo robe sentite, come un pappagallo – infatti ogni si contraddiceva pure. Mi consola soltanto il pensiero che istruire gli ignoranti è un’opera di carità e non è mai stato detto che devi avere successo: tu fai del tuo meglio, se poi l’ignorante alla fine non ti dà retta nessuno dice che è un problema tuo.
Non è sempre vero che la gente pensa male perché ha il male nel cuore. La gente molto spesso pensa male solo perché è ignorante e supponente. Ed è ignorante e supponente perché così viene plasmata dalla famiglia, dai mezzi di comunicazione e dalla scuola – già, dalla scuola; a me non è che non piaccia solo l’esistenza dell’Inps e delle pensioni come sono ora, non mi piace nemmeno la scuola di Stato.
Le persone vengono allevate con l’idea che non bisogna farsi domande ma schierarsi con questo o quello perché ti promettono quel che vuoi (ma ti fanno credere di volere solo ciò che loro ti possono promettere).
Alla fine si schierano con chi urla più forte, non perché quello urla più forte ma perché loro non sono abituati a cercare altro.
A proposito di scuola…
SCUOLA/ Le “confessioni” di un pedagogista: ecco dove abbiamo sbagliato, di Giuliana Sandrone, Il Sussidiario, mercoledì 7 dicembre 2011
Permalink Commenti disabilitati
Anche con poco possiamo aiutare chi ha bisogno

Fare la spesa è un piccolo gesto, vero? Ma sapete com’è: l’oceano, a guardarlo bene, è fatto di gocce.
Ecco le 10 righe del 2011:
Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico. I poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi. Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi. Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore. Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta Alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all’altezza dei desideri del nostro cuore.
Permalink Commenti disabilitati
Per onorare il giorno di Tutti i Santi e su richiesta di un caro amico, scrivo qui i miei cinque santi preferiti tra quelli ufficiali, cioè canonizzati – perché esistono tanti non canonizzati che sono santi comunque:
1) sant’Ignazio di Loyola – perché era un hidalgo con un grande cuore pieno di carità, che è esattamente quello che vorrei essere io (anche se, in quanto donna, non potrei essere un hidalgo, s’intende);
2) santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, più conosciuta come santa Teresina – perché amava in ogni cosa, anche la più insignificante, l’Origine-di-ogni-cosa, che un bel giorno decise di diventare un uomo per farci compagnia, visto che siamo un po’ teste di legno e da soli ci perdiamo;
3) santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein – perché ha amato la verità più di ogni altra cosa;
4) san Camillo de Lellis – perché ha inventato la Croce Rossa (anche se nessuno glielo riconosce) dopo essere stato un delinquente, il che dimostra chiaramente che non siamo l’esito del nostro codice genetico;
5) santa Marta, quella del Vangelo – perché io sono come lei.
Permalink Commenti disabilitati
In autunno succedono un bel po’ di cose, vero? Gli uccelli volano verso regioni più calde, i boschi s’infocano di colori, le scuole riaprono, tornano i Ferrero Rocher eccetera.
Io quest’anno migro verso un altro lavoro. Nel senso che mi metto a cercarne un altro, non che l’abbia già trovato.
Siccome cambio lavoro, smetto anche di studiare gli argomenti di cui ho scritto finora: l’italiano rimane il mio interesse principale però in questo momento è un po’ più urgente che io riprenda a studiare la contabilità e i software gestionali e di CRM. E questi, purtroppo, sono tra gli argomenti più noiosi che conosco.
Così, non credo che scriverò più nulla riguardo alla nostra bellissima e maltrattatissima lingua. Forse sì, ma è più probabile di no.
Forse non scriverò proprio più. Sto ancora cercando di decidere se pubblicare articoli sulla distorsione del linguaggio nel mondo del lavoro – che comporta molte distorsioni nel nostro rapporto con il lavoro stesso, visto che le parole danno forma al pensiero. L’analisi delle distorsioni del linguaggio rispetto al vero significato delle parole è una delle mie attività preferite ma è perfettamente inutile in un mondo in cui trionfa il gergo (i giornalisti al tg dell’ora di cena parlano di “quadra” e di “chiama” e poi ci lamentiamo che i ragazzi non sanno scrivere? ma io mi stupirei del contrario).
Ci penserò. Chi ha ingegno badi di non tacere, diceva san Gregorio Magno, ma erano altri tempi. Oggi che ciascuno deve dir la sua, a proposito o a sproposito, se non riesco a fare qualcosa di costruttivo preferisco stare zitta.
Nel frattempo, i miei più cari saluti a tutti i lettori che hanno visitato periodicamente il blog.
Permalink Commenti disabilitati
Devo essermi persa qualcosa. Le enciclopedie sono equiparabili a siti di gossip?
Qui c’è il comunicato stampa di Wikipedia Italia (WI) del 4 ottobre 2011. Orwellianamente delirante. Vista la volatilità del web, ho creato un pdf, così che possa permanere nella forma in cui l’ho letto sulla homepage di WI.
Che cosa dice?
Che il decreto sulle intercettazioni minaccia l’esistenza e la libertà di WI.
Mi venga un accidente se avevo mai capito che WI è stata scritta basandosi su intercettazioni. Ora capisco come mai, un paio di anni fa, i Cro-Magnon erano finiti in Nord America!
Che chiunque potrà esigere da WI una correzione di affermazioni offensive entro 48 ore.
Diamine, ce li vedo proprio Giulio Cesare, Alessandro Magno, Napoleone o Gengis Khan, a fare qualcosa del genere. Sarebbe proprio da loro. Per non parlare dei Cro-Magnon, che qualcuno appunto su WI aveva trasferito in Nord America. Spero che nel frattempo i redattori volontari di WI abbiano corretto – mi è sempre mancato il coraggio di andarci a guardare.
Che il comma 29 del ddl (parliamo di un disegno di legge, infatti) concede il diritto di chiedere rettifiche a chiunque si senta offeso, «indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive».
In altre parole, se dico la verità (o penso di dirla e nessuno mi può smentire), posso permettermi di essere villano? Caspita, bell’esempio di civiltà.
Perché è delirante, quella pagina? Semplice:
La cosa veramente triste è che nessuno di quelli che lo ha scritto se ne rende conto, ci scommetterei il naso. Quel comunicato è un esempio mirabile di come una buona intenzione e una pessima tecnica – per tacere dello spirito critico – possano rovinare qualunque causa.
Non entro nel merito di altre affermazioni, come la splendida «Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”». Non entro nel merito perché non sono certa di aver capito: stanno forse dicendo che la mia privacy, la mia immagine e il mio decoro non li posso difendere io, perché metto in pericolo i legittimi interessi altrui, tipo la morbosità dei gossippari o la malafede degli avversari politici? (Sto usando un io retorico, s’intende).
Ad ogni modo, se gli utenti WI si sentono offesi dal mio post, potranno usare il comma 29 contro di me.
Permalink Commenti disabilitati
La grattachecca e i microtubuli 3+1 sono elementi di cultura generale?
Certo, i microtubuli li incontri a scuola, benché l’incontro sia superficiale, ma la grattachecca? Al massimo, la trovi fuori della scuola, se vai a scuola a Roma.
mumble mumble… che la mia definizione di “cultura generale” sia da aggiornare?
Permalink Commenti disabilitati