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Parole su parole

Le parole sono suoni per coloro che non s’impegnano; sono il nome di esperienze per chi le vive.
— L. Giussani, Esercizi incaricati, Gressoney St. Jean, 06-08/12/1959 – incontro del giorno 7

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Uno scrittore leale in ogni frase che scrive si farà perlomeno quattro domande, così:
1. Che cosa sto cercando di dire?
2. Con quali parole lo esprimerò?
3. Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
4. Questa immagine è abbastanza fresca da avere un qualche effetto?
E probabilmente se ne porrà altre due:
5. Potrei dirlo più brevemente?
6. Ho scritto qualcosa di bruttezza non necessaria?

—George Orwell, La politica e la lingua inglese, mia traduzione

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Non si legge mai lealmente se, in qualche modo, l’autore dello scritto non è presente e tu, leggendo, è come se gli domandassi: “Cosa vuoi dire? che ragioni hai?”. Non è mai viva lettura se non è potenziale dialogo.
—L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così?

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Il leggere è un conversare, che si fa con chi scrisse.
—Giacomo Leopardi, in Operette morali, “Detti memorabili di Filippo Ottonieri”

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Il resto delle Parole su parole si trova nella pagina dallo stesso titolo. Ormai le citazioni sono troppe per tenerle tutte nel primo post. 

Belloc, Economia, cap. II-1 La Proprietà – parte 1

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Nel primo capitolo della seconda parte di Economics for Helen, Belloc spiega che cosa sia la proprietà. Parrebbe un concetto su cui c’è poco da dire, non è vero? E invece… il capitolo sarà diviso come minimo in tre parti.

La prima parte riguarda la definizione della proprietà.

Ognuno può divertirsi a delinearne una, prima di cominciare a leggere; oppure consultare un vocabolario, che è sempre una buona idea, per poi fare un confronto. Continua a leggere “Belloc, Economia, cap. II-1 La Proprietà – parte 1”

Un vaccino “egocentrato”? Forse no. Forse

Bisogna che riprendiamo un giusto rapporto con le parole.

La prima mossa da fare è comprendere che si tratta di un lavoro che ciascuno deve imparare a fare, perché degli ambiti comunicativi non ci si può fidare più di tanto. Grandissima fregatura, mi rendo conto, ma l’alternativa è lasciarsi trasportare dalla corrente e pace; quella eterna, in certi casi.

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Il post in breve:

Appena sentiamo la parola “vaccino”, ci facciamo un certo quadro della situazione e nasce in noi una certa aspettativa.

Contrastare quel quadro e quell’aspettativa richiede un tipo di comunicazione appropriato al problema.

Questo tipo di comunicazione non c’è stato.

Continua a leggere “Un vaccino “egocentrato”? Forse no. Forse”

Belloc, Economia, Parte II “Applicazioni politiche” – Introduzione

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L’articolo di oggi è lungo, molto lungo, perché contiene due brani:

1) tutta l’introduzione alla seconda parte del libro Economics for Helen e

2) l’istituzione del sussidio di disoccupazione in Gran Bretagna, nei ricordi della scrittrice M.M. Kaye, come illustrazione di un paio delle affermazioni di Belloc.

La prossima settimana, in compenso, non ci sarà nessun articolo.

Continua a leggere “Belloc, Economia, Parte II “Applicazioni politiche” – Introduzione”

Belloc, Economia, cap. I-7. La moneta – Parte 6 (e ultima)

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La truffa perpetrata dai governi europei tramite la cartamoneta dopo la fine della Grande Guerra. 

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Parte I “Elementi”. Capitolo 7
La moneta

Da Economics for Helen, di Hilaire Belloc (1924; IHS Press 2004)

quinta parte, pp. 76-78

Prima della guerra, se avevi un biglietto da cinque sterline che diceva “Prometto di Pagare Cinque Sterline”, la promessa era mantenuta e le cinque sovrane d’oro erano lì ad aspettarti in qualunque momento tu fossi andata alla banca col tuo biglietto e le avessi chieste; ma quando il Governo dovette far fronte a grandissime spese per via della guerra, prima cominciarono a far difficoltà per pagare quando le persone portavano i loro biglietti alla banca e alla fine smisero del tutto di pagare. Allo stesso tempo, fecero tutto il possibile per togliere l’oro ai privati cittadini e per indurli a usare al suo posto la moneta di carta.  Continua a leggere “Belloc, Economia, cap. I-7. La moneta – Parte 6 (e ultima)”

Citazione: Il poeta comunica con il profondo di tutti gli esseri umani

Il poeta si distingue dal banale agit-prop perché, comunicando con il suo profondo, comunica con il profondo di tutti gli esseri umani. Non vuole persuadere ma svelare.

Un poeta africano ha parecchio da dire a un ascoltatore europeo, sudamericano o asiatico perché immergendosi nel profondo della sua anima, lì, nel fondo della sua essenza trova l’umanità intera.

Naturalmente vale anche l’inverso ed è per questo che i poeti vengono tradotti dai tempi di Omero.

LETTURE/ Solo di colore: Amanda Gorman e il razzismo degli antirazzisti, di Edoardo Laudisi, IlSussidiario.net 20 marzo 2021