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(questo è un post fisso,
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AVSI
Emergenza Ucraina. #HelpUkraine

Per un aiuto più duraturo:

HelpUkraine Point

Per tutti:

Coro dell’Università Statale di San Pietroburgo (in vacanza)

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Bogoróditse Diévo, rádujsja,
Blagodátnaja Maríe, Gospód s tobóju.
Blagosloviéna ty v zhenákh,
i blagoslovién plod chriéva tvoievó,
jáko Spása rodilá iesí dush náshikh.

[Vergine Madre di Dio, rallegrati, / Maria piena di grazia, il Signore (è) con te. / Benedetta tu fra tutte le donne, / e benedetto il frutto del grembo tuo, / poiché hai generato il Salvatore delle nostre anime.]

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Parole su parole

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Le parole sono suoni per coloro che non s’impegnano; sono il nome di esperienze per chi le vive.
— L. Giussani, Esercizi incaricati, Gressoney St. Jean, 06-08/12/1959 – incontro del giorno 7

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Uno scrittore leale in ogni frase che scrive si farà perlomeno quattro domande, così:
1. Che cosa sto cercando di dire?
2. Con quali parole lo esprimerò?
3. Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
4. Questa immagine è abbastanza fresca da avere un qualche effetto?
E probabilmente se ne porrà altre due:
5. Potrei dirlo più brevemente?
6. Ho scritto qualcosa di bruttezza non necessaria?

—George Orwell, La politica e la lingua inglese, mia traduzione

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Non si legge mai lealmente se, in qualche modo, l’autore dello scritto non è presente e tu, leggendo, è come se gli domandassi: “Cosa vuoi dire? che ragioni hai?”. Non è mai viva lettura se non è potenziale dialogo.
—L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così?

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Il leggere è un conversare, che si fa con chi scrisse.
—Giacomo Leopardi, in Operette morali, “Detti memorabili di Filippo Ottonieri”

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Continua a leggere “Parole su parole”

Le parole sono importanti, la democrazia anche (ma guarda se devo dirlo io)

La sentenza della Corte Suprema non cancella il diritto all’aborto negli Stati Uniti, come si affannano a dire certi telegiornali; e infatti la sua reale importanza non è questa.

L’importanza di quella sentenza sta invece nell’affermare che il governo federale non può permettersi di dire agli Stati, e quindi ai rappresentanti eletti dal popolo, come devono legiferare. L’aborto non ha alcuna base nella Costituzione americana, quindi non è qualcosa che il livello federale possa imporre ai livelli statali, tanto meno per via giudiziaria.

Eppure la notizia è data in tutt’altri termini. Continua a leggere “Le parole sono importanti, la democrazia anche (ma guarda se devo dirlo io)”

Semplificazione digitale

Meno male che stamattina mi sono alzata alle 6, così avevo già digerito la colazione prima di mettermi al pc per registrare mio padre sul Portale dell’Automobilista, unico modo per pagare gli ex-bollettini della patente 9001 e 4028.

Unici modi per entrare: CIE e SPID.

Peccato che mio padre non abbia nessuno dei due.

Pensavo, mi pareva, avrei giurato che avesse la CIE, invece no. Continua a leggere “Semplificazione digitale”

La realtà è più complessa e più misericordiosa

Lo so, lo so che può essere molto diverso, che spesso è diverso e lo sarà ancora a lungo. Ma mi sembra assolutamente importante raccontare della parte «luminosa».

Non perché sono un’incorreggibile anima bella, ma perché se incateno la mente e lo sguardo al solo male finisco involontariamente per moltiplicarlo, per assecondarlo anche solo col pensiero.

Accettare di riconoscere «l’altro lato» – senza mai dimenticare la sciagura – accettare di vederlo, mantenere la capacità di vedere il bene, è anche questa una forma di resistenza. L’azione solidale non richiede soltanto di avere una rabbia comune ma anche di sapere che la vita è ben più complessa, misericordiosa e multicolore di quel che vede la rete.

— Svetlana Panič, “Guardare il bene, per affrontare il male”, La Nuova Europa, 14 maggio 2022

Difetti di comunicazione

AGGIORNAMENTO 6 maggio 2022. Quando ci si sbaglia, bisogna riconoscerlo.

Ho appena scoperto che cosa ha detto veramente la vicepresidente ucraina. Non avevo torto a considerare che certe espressioni peggiorano le situazioni, ma avevo sbagliato a individuare il soggetto che le aveva tirate fuori.

La vicepresidente infatti si è espressa così: 

[…] la vice premier ucraina Iryna Vereshuchuk, intervistata oggi dal “Corriere della Sera”: «Saremmo ben contenti se il Papa aiutasse i colloqui tra noi e la Russia». La stessa vice premier chiarisce però come prima del dialogo, «il Papa dovrebbe ascoltare le nostre ragioni di vittime aggredite». Ancora la Vereshuchuk sottolinea il giudizio personale e come vertice del Governo d’Ucraina circa l’operato di Papa Francesco: «Il Papa è un leader indipendente, una delle personalità più rilevanti sulla scena mondiale e non sta certo a noi dire cosa dovrebbe fare. Io posso unicamente sperare che abbia informazioni aggiornate e obbiettive sulla situazione nel nostro Paese. E auguro con tutto il cuore che possa sentire con attenzione la nostra voce». — PAPA FRANCESCO IN RUSSIA?/ Cremlino “No accordo incontro Putin”. Ucraina “ok dialogo”, Il Sussidiario, 4 maggio 2022

che è il modo di esprimersi di una che sa come ci si esprime in posizioni di quel livello. Il TG” però l’ha “citata” come gli è parso:  

Reazione al progetto di Francesco di recarsi a Roma per incontrare Putin: Prima ascolti le vittime aggredite, dice la vicepremier ucraina Vereshuchuk. — ibidem

E questa NON è la medesima cosa. Oltretutto, il servizio mostrava la signora su un palco in piazza e io, pur avendo cercato, non avevo trovato alcuna dichiarazione o intervista da lei rilasciata in merito alla questione, così ho immaginato la cosa sbagliata e cioè che lo avesse detto a voce. 

Conclusione: la vicepresidente Vereshuchuk sa fare il suo mestiere; vorrei poter dire lo stesso di molti altri soggetti deputati a parlare. 

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La buonanima di Voltaire diceva che le parole servono a mentire: suppongo che avesse avuto un’infanzia infelice o qualche grossa delusione, ma un po’ di ragione ce l’aveva. Anche quando non si vuole mentire, infatti, è esperienza comune dire una cosa che viene fraintesa, no?

Le parole, insomma, sono strumenti imperfetti. Se a questo aggiungiamo anche un atteggiamento sbagliato di fronte alla realtà, la reazione – anni fa ho scoperto che tutta la realtà va per azione e reazione, non solo quella fisica – a naso sarà altrettanto sbagliata.

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Immaginiamo di trovarci per strada, in una strada affollata, dove c’è altra gente che cammina in un verso e nell’altro. All’improvviso Arriva un energumeno e comincia a insultare qualcuno non per motivi personali ma perché quello è, che so, ebreo o disabile o nero o cose del genere. Insomma, un’aggressione verbale dettata da odio razziale e simili.

Che si fa in una situazione del genere?

A parte il comprensibile desiderio di defilarsi – poiché in genere siamo più don Abbondio che Aragorn, non serve a niente far finta di no – quale sarebbe la cosa ‟giusta” da fare? Affrontare l’aggressore, nel modo che ci sia proprio (prendendolo a zampate o cercando di farlo ragionare, detto in soldoni: in certe situazioni la zampata può anche partire senza pensarci…), o mettersi lì a battere la mano sulla spalla dell’aggredito, per poi ascoltare le sue legittime lamentele?

Mi pare che la cosa ‟giusta” sarebbe la prima. Di sicuro è ciò che spero di riuscire a fare se mai mi capitasse una cosa simile, ma oggettivamente mi pare che la cosa da fare sia la prima e non la seconda. Va bene la com-passione, ma non penso che la si debba portare fino all’inanità. Lo scontro non è una cosa desiderabile neanche quando è necessario, figuriamoci quando è un sopruso.

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Bene: delineato lo scenario, che cosa pensereste se l’aggredito vi dicesse ‟No, prima consola me e poi vai da lui”?

Io penserei che è un idiota pericoloso. Lo dico senza mezzi termini perché un simile atteggiamento non è solo irragionevole ma è di quelli che scatenano reazioni indesiderabili, che poi diventano una valanga difficile da fermare.

Così, quando Papa Francesco – uno che da settimane ha ospiti alle sue liturgie persone fuggite dall’Ucraina; uno che praticamente ogni giorno parla contro l’aggressione e la guerra; uno che si è mosso, un capo di Stato di suo proprio diritto, già il primo o secondo giorno per recarsi dall’ambasciatore del Paese aggressore a dirgli: ‟Oh, ma che combina il tuo presidente?”, quando un altro capo di Stato non ha saputo far di meglio che parlare in termini che neanche un ragazzino delle medie avrebbe impiegato in una simile circostanza! – ecco: quando Papa Francesco ha detto ‟Sto cercando di andare da Putin” (l’aggressore, che però non ha alcuna intenzione di riceverlo), e la vicepresidente dell’Ucraina ha replicato ‟No, prima deve ascoltare le vittime”, mi sono detta due cose.

TG2, edizione delle 13 di mercoledì 4 maggio 2022, dal minuto 6:15
(il link è generico, bisognerà cercare l’edizione particolare)

La seconda delle due è che da oggi ci sarà un po’ più di gente pronta a pensare che l’Ucraina faccia gli interessi di qualcuno che sta dietro le quinte e non vuole che la guerra finisca: un’idiozia pure questa ma ancora meno dell’altra, perché le parole bisognerebbe misurarle sempre, ma soprattutto vanno misurate quando si ha un rilievo pubblico (io non conto niente ma una vicepresidente, be’…) e ci si trova davanti a chi già è orientato a fraintendere.

E di gente disposta a fraintendere l’Ucraina ce n’è veramente tanta.

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Intervista a Papa Francesco: «Putin non si ferma, voglio incontrarlo a Mosca. Ora non vado a Kiev», di Luciano Fontana, Corriere della Sera, 3 maggio 2022

Intervista a Papa Francesco: «Da Putin non abbiamo ancora ricevuto risposta. Zelensky? L’ho chiamato il primo giorno di conflitto, ma ora non è il momento di andare a Kiev. Ho parlato 40 minuti con il patriarca Kirill, gli ho detto: non siamo chierici di Stato. L’Italia sta facendo un buon lavoro, oggi l’intervento al ginocchio»

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PAPA IN RUSSIA?/ Card. Zenari: vuole impedire che l’Ucraina diventi come la Siria, Il Sussidiario, 4 maggio 2022

Papa Francesco ha sorpreso tutti, rivelando che da tempo sta chiedendo di incontrare Vladimir Putin a Mosca. Ora tocca al Cremlino

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