Punteggiatura

La punteggiatura è un po’ come i nomi.

Ecco alcuni esempi di uso e refuso che riguardano la punteggiatura.

1. Il soldato e la Sibilla

In tempi lontani, un soldato che doveva partire per la guerra andò al santuario della Sibilla cumana per sapere che cosa ne sarebbe stato di lui. La profetessa gli rispose:

ibis redibis non morieris in bello

Ora, se metto la punteggiatura dopo i primi due verbi, “ibis, redibis, non morieris in bello” vuol dire “andrai, tornerai, non morirai in guerra” – ma se metto la seconda virgola dopo non, il significato di “ibis, redibis non, morieris in bello” è “andrai, non tornerai, morirai in guerra”.

La Sibilla doveva esser davvero brava con la voce, per non far capire dov’era la virgola.

2. Donne e uomini

Esempio che mi raccontò l’insegnante di Business English quando studiavo inglese a Malta.

Provate a mettere la punteggiatura a questa frase:

woman without her man is nothing

Sembra che gli uomini la mettano così: woman, without her man, is nothing (la donna, senza il suo uomo, è niente) e le donne invece in quest’altro modo: woman: without her, man is nothing (la donna: senza di lei, l’uomo è niente).

3. Il maestro e l’ispettore

Il mio preferito, forse perché è in italiano o perché è il primo che ho conosciuto o anche per entrambi i motivi: un aneddoto che riguarda Renato Fucini e la sua attività di regio Ispettore scolastico.

Nel suo lavoro di controllo dell’andamento delle scuole nel Regno d’Italia, nuovo quasi di zecca, un giorno Renato Fucini capitò in una scuola della campagna maremmana e, come era suo dovere, interrogò gli scolari e fece far loro dei compiti scritti.

Alla fine dell’ispezione, prese da parte il maestro e gli raccomandò di far lavorare di più gli allievi sulla punteggiatura. Il maestro rispose che, vista la situazione generale (la Maremma era una delle aree più depresse d’Italia), guardare le virgole non gli pareva poi così importante: i problemi erano ben altri.

Fucini rimase un momento sovrappensiero: poi si avvicinò alla lavagna e scrisse:

Il maestro dice: l’Ispettore è un asino

Il poveruomo diventò paonazzo e si affrettò a dire che no, lui non intendeva niente del genere e che il signor Ispettore doveva scusarlo se si era espresso male, non era sua intenzione offenderlo. Nel frattempo gli allievi guardavano e tacevano, ridacchiando sotto i baffi (qualcuno ce li aveva già) e senza saper bene che pensare.

Fucini, da uomo garbato, non lasciò il maestro nell’imbarazzo. Riprese il gesso e scrisse:

Il maestro, dice l’Ispettore, è un asino

Era garbato, infatti, non benaltrista.

Dallo Zingarelli 2008

benaltrismo [da ben altro; 1991] s. m.
* Nel linguaggio giornalistico, atteggiamento di chi, spec. in politica, tende a non occuparsi di qlco. sostenendo polemicamente che ben altri sono i problemi da affrontare.

4. Che cosa fa un panda in un bar?

Un panda entra in un bar. Ordina un sandwich, lo mangia, tira fuori una pistola, spara su tutti i presenti e fa per uscire.

“Perché?” gli chiede l’unico sopravvissuto mentre il panda è sulla porta. Il panda si gira e gli mostra un libro sugli animali selvaggi:

Panda. Mammifero di grossa taglia, bianco e nero, simile all’orso.

Mangia, spara e se ne va. (Eats, shoots and leaves)

Fare il correttore di bozze comporta responsabilità maggiori di quanto possa sembrare.

5. Questione di vita o di morte

Da Impariamo l’italiano di Cesare Marchi, sesta edizione Supersaggi BUR, 1993 (pag. 23):

[…] qualcuno alla virgola dovette la vita. Presentando al suo re la domanda di grazia d’un condannato a morte, il ministro di giustizia vi aggiunse la postilla:

“Grazia impossibile, fucilarlo”.

Ma il sovrano, clemente, presa la penna cancellò la virgola del ministro e ne aggiunse una sua, dopo la prima parola, sicché risultò la frase:

“Grazia, impossibile fucilarlo”.

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2 commenti

  1. Il primo lo conoscevo, ma gli altri due no!

    Vorrei farti, approfittando del fatto che sei del mestiere, una domanda su un fatto su cui ogni tanto penso: è una mia impressione, o quasi nessuno oggi * usa più il punto e virgola? Ormai raramente mi capita di leggerlo e questo vale per la narrativa, la saggistica divulgativa, gli articoli di giornale, insomma tutto quanto. Forse si salva solo la manualistica tecnica (nell’ambito di cui ho conoscenza, i manuali di diritto) perchè al lettore-consumatore si chiede espressamente di sgobbare sulle pagine, è implicito che la lettura richiede un certo sforzo.
    Perchè questa penuria? A me il punto e virgola piace molto, una pausa più lunga della virgola e meno forte del punto che consente molte possibilità, molte combinazioni. Forse il suo crescente disuso indica che “la gente” si sta disabituando alla varietà espressiva; forse si pensa che la gente ormai non sia più in grado di tenere desta l’attenzione per periodi lunghi più di poche righe e composti di diverse proposizioni coordinate. Nell’impoverimento generale mi semba prevalente il modello “Tizio azione questo, Caio azione quello, punto”. Si dà per scontato che se il lettore si trova davanti un capoverso troppo lungo e che richiede troppa attenzione per essere capito, si scoccia e non comincia neanche a leggere. E magari si ha pure ragione. Che tristezza.

    * a parte Franco Cordero che ne fa un uso copioso, impressionante, quasi volesse da solo bilanciare lo squilibrio internazionale del punto e virgola!

    • noradlf said

      Anche a me piace il punto e virgola. Qualche settimana fa, scoprendo la Giornata nazionale della punteggiatura (http://www.nationalpunctuationday.com, negli Stati Uniti), ho pensato che l’anno prossimo farò un dolce a forma di punto-e-virgola – se riesco a imparare a cucinare, beninteso.

      Non sei il solo ad avere l’impressione che questo segno stia scomparendo, anzi, è una questione molto sentita, come pure il diffondersi dello stile soggetto-verbo-complemento.

      Cesare Marchi scriveva che i “docenti d’avanguardia” avevano distrutto la grammatica per privilegiare il colloquio. Se è così, allora una buona parte di responsabilità mi sa che ce l’hanno Marinetti e Joyce.

      Per quanto sembra a me, potrebbero esserci due cause.

      Una è che si diffonde un modo di scrivere che imita l’inglese tecnico-scientifico o anche giornalistico, dove le frasi brevi sono quasi una regola. E’ una specie di pigrizia, per cui uno s’abitua a leggere in quel modo e lo imita quando scrive ma senza spirito critico. Lavorando lo vedo anche nella collocazione delle virgole e nell’uso della maiuscola per i nomi di mesi e anni.

      A me non dispiacciono le frasi brevi e certo la maiuscola dopo il punto fermo attira l’attenzione. Se devi illustrare un risultato tecnico o scientifico oppure divulgare le tue scoperte, questo stile è adeguato. Dipende, appunto, da quello che scrivi.
      Il mio insegnante di Business English diceva che dai miei scritti si capiva che avevo studiato il latino: un modo cortese per farmi ricordare di scrivere più semplicemente. Come copy editor di economia e politica gli sono grata del consiglio ma come lettrice di Tolkien, sono contenta che lui abbia scritto The Lord of the Rings così come l’ha scritto.

      La seconda possibile causa è che s’indebolisce la capacità di raccontare o di argomentare, anche solo con se stessi.
      La punteggiatura è logica (del resto l’italiano è una lingua molto logica): noi parliamo, e pensiamo pure!, con l’interpunzione; e le pause sono lunghe o brevi, nette o sfumate a seconda di quello che pensiamo. E’ proprio questo, che la punteggiatura esprime – a parte nella testa di Molly Bloom, si capisce.
      Se però i pensieri diventano miseri, non c’è bisogno di tutti ‘sti segni e la logica dice: “va be’, il punto è una pausa lunga, la virgola una pausa breve, il punto e virgola a che mi serve?”.

      A proposito di virgole, ho aggiunto un quarto aneddoto!

      Ciao,
      Umberta

      Dal sito del National Punctuation Day:
      Sometimes you get a glimpse of a semicolon coming, a few lines farther on, and it is like climbing a steep path through woods and seeing a wooden bench just at a bend in the road ahead, a place where you can expect to sit for a moment, catching your breath.
      — Lewis Thomas, “Notes on Punctuation,” The Medusa and the Snail 1979 —
      (A volte intravedi un punto e virgola che arriva, poche righe più in là, ed è come quando arranchi su un sentiero che sale nei boschi e vedi una panchina giusto sulla curva laggiù, un posto dove sai di poterti sedere un momento e riprendere fiato.)

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