Lingua e pensiero

Mio padre è sardo, mia madre umbra, io sono nata e cresciuta in Umbria, quasi al centro di un triangolo che ha come vertici Assisi, Perugia e Gubbio, dove i cartelli degli affittacamere esponevano la scritta “camere zimmer chambres rooms”. Sono cresciuta sapendo che esistono più modi di indicare lo stesso oggetto. L’ho capito a sette anni, proprio leggendo quel cartello lì.

(A sette anni ho pure scritto il mio primo vocabolario, italiano-sardo.)

Col tempo ho capito che il modo di organizzare i pensieri varia con la lingua che si parla.

Ho poi scoperto che se ne sono accorte anche altre persone e ho smesso di temere di essere razzista.

Già, non sono immune al PC.

Aggiornamento

Gli italiani sono famosi (e temo che lo siano a ragione) per la ripugnanza verso le lingue straniere. Questo è comprensibile perché abbiamo la lingua più bella del mondo ed è chiaro che siamo soddisfatti così.

Mi chiedo: in passato, quando il latino – vale a dire una lingua straniera – si studiava a scuola e si applicava nella vita quotidiana – perché a Messa ci andavano tutti e dunque c’era un’esposizione regolare alla lingua straniera, per quanto formale – chissà se gli italiani erano meno pigri verso gli idiomi altrui?

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2 commenti

  1. Non ho esperienza per dire se l’italiano è la lingua più bella del mondo, però di fatto il provincialismo linguistico italiano è un danno per gli italiani che per imparare una lingua straniera (non solo l’inglese) devono faticare il doppio rispetto ai coetanei di altre nazioni.

    Sono anni che combatto una battaglia personale contro il doppiaggio, consiglio a tutti di vedere film in lingua originale. Il doppiaggio è un residuo dell’autarchia culturale fascista. In altri paesi è normale sottotitolare i programmi stranieri, i bambini imparano naturalmente l’inglese guardando la televisione e crescono già poliglotti o comunque predisposti all’apprendimento, da noi l’inglese è ancora nella maggior parte dei casi uno sconosciuto.
    No al doppiaggio! Sì ai sottotitoli! :-)

    • noradlf said

      Per l’apprendimento avanzato non posso che darti ragione: vedere una situazione quotidiana e sentirla affrontare nella lingua originale è necessario per collocare le parole nel contesto e imparare ad usarle a proposito. In questo sono utili anche certi fumetti (oops, che è ‘sto rumore? è crollato il cielo).

      Nel caso dei principianti, invece, l’utilità dei sottotitoli è sopravvalutata – io faccio ‘na fatica bestia a guardare gli anime in giapponese coi sottotitoli italiani o inglesi e per adesso riesco solo a riconoscere ciò che ho già studiato altrove. A questo livello, ho trovato molto più utili gli audiolibri e i libri normali.

      Per quanto ne so, gli americani faticano come noi per imparare altre lingue, per questo la ritengo una questione più di motivazione che di cultura. Gli anglofoni (americani o anche britannici) possono essere provinciali quanto noi: siccome la loro lingua è la lingua degli scambi commerciali, molti si aspettano che gli altri popoli la debbano conoscere e capire per forza. Una buona parte di loro, invece, si accontenta semplicemente di ciò che ha, proprio come noi. L’ho sentito dire da loro stessi più di una volta, per esempio su LinkedIn.

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