XIII Colletta Alimentare nazionale

http://www.bancoalimentare.org/colletta/

Le 10 righe della tredicesima Giornata Nazionale della Colletta Alimentare [non sono mie]

“La confusione e lo smarrimento, in questo tempo di crisi, sembrano diventati lo stato d’animo più diffuso tra la gente.
Imbattersi, però, in volti lieti e grati, per la sorpresa di essere voluti bene, scatena un desiderio e un interesse che trascinano fuori dal cinismo e dalla disperazione.
Per questo anche quest’anno proponiamo di partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, perché anche un solo gesto di carità cristiana, come condividere la spesa con i più poveri, introduce nella società un soggetto nuovo, capace di vera solidarietà e condivisione del destino dei nostri fratelli uomini”.

savethedate2009

[Quelle che seguono invece sono mie]

La Colletta Alimentare nazionale è una giornata in cui volontari di ogni età si mettono all’ingresso di un supermercato e si raccolgono generi alimentari che poi saranno distribuiti dai Banchi Alimentari e i Banchi di Solidarietà della Regione stessa. I beneficiari sono famiglie o persone sole che si trovano in difficoltà (molte più di quanto si desideri credere), aiutate attraverso enti o direttamente, su segnalazione degli enti stessi.

Banchi Alimentari e Banchi di Solidarietà lavorano in ambito locale. Questo significa che non solo posso fare una spesa e lasciargliela – ed è già soddisfacente finire il turno di raccolta e andare a fare una spesa, per quanto piccola, da donare – ma anche andare a vedere che cosa vien fatto dei prodotti raccolti.

A Perugia ci sono quattro turni settimanali di distribuzione. Volendo, si può anche dare una mano. I volontari non bastano mai, anche perché il bisogno cresce, alimentato da una certa distruzione del tessuto sociale (si può vedere qui) ma chi lavora non ha tantissime ore da dedicare o magari le ha in orari non utili.

Per informazioni,

Banco Alimentare dell’Umbria.

Perché lo facciamo? Perché siamo cristiani.

“Il vero indigente alimentare non è solo quello che non ha il pane: è colui che non riesce a migliorare la propria condizione. Così, questa indagine conduce a capire che la questione cruciale nella lotta alla povertà è l’educazione del povero a ricostruire questi legami, a prendere iniziativa verso la propria condizione. La povertà non si potrà mai vincere intervenendo dall’alto, ma accompagnando la capacità di azione delle persone svantaggiate ed emarginate a essere protagoniste di un possibile cambiamento del proprio destino. La stima per quanto ogni essere umano è in grado di fare è proprio il cuore di ciò che chiamiamo “sussidiarietà”.” (G. Vittadini per Il Sussidiario, L’educazione del povero, pag. 2)

Questo ce l’ha insegnato Cristo, mica qualcun altro.

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