Italiano e giapponese

Due anni fa, guardando Heroes, rimasi affascinata dal suono della lingua giapponese e decisi di impararla.

Prima mossa: acquisto il manualetto della Vallardi, Grammatica giapponese di Scalise e Mizuguchi, per avere un’idea della struttura linguistica; ci sono lingue che restano aride se ci si limita ai libri ma per sapere quali sono bisogna affrontare i libri (di grammatica). Da qui è nata la scheda sinottica di grammatica italiano-giapponese.

Seconda mossa: cerco in biblioteca – senza trovare quasi nulla – e poi su internet strumenti e pubblicazioni. Internet è una grande fonte di informazioni e di materiale, a patto di poter impiegare un po’ di tempo per riconoscere il materiale più e meno utile.

Il materiale buono per me è in inglese. In italiano si trovano le espressioni più semplici e questo va bene per iniziare ma dopo un mese ero già in sofferenza.

Dopo un po’ mi sono resa conto che studiare in inglese mi facilita.

In un certo senso, per me l’inglese è un ponte; studiare in italiano è come passare a guado. Credo che dipenda dall’impianto logico delle tre lingue.

L’italiano è una lingua rigorosamente logica sia nella grammatica e sintassi sia nella punteggiatura. Se pongo l’italiano all’estremità sinistra di un segmento, l’inglese sta in mezzo e il giapponese all’estremità destra:

italiano SPAZIOBIANCO inglese SPAZIOBIANCO giapponese

Questo aspetto della logica mi è stato sottolineato sia da mia cognata, coreana, sia da un’amica libanese di madrelingua araba (che lo pensa anche del francese) e non è relativo al confronto tra le lingue ma proprio alla lingua in sé, a quanto pare: la sintassi coreana è simile alla giapponese, quella araba no.

Terza mossa: ascoltare. Il giapponese è abbastanza facile da pronunciare, per un italiano, ma il ritmo delle frasi è completamente altro, perché in giapponese l’accento tonico non esiste (un altro elemento di “logica”). Le singole parole sono facili da imparare ma ho bisogno di sentire come suonano le frasi altrimenti rimango spiazzata.

La prima cosa a venirmi in mente furono gli anime, che sono anche il materiale più facile da trovare. Però… Molti studenti di giapponese che guardano anime in lingua originale dopo un po’ arrivano, apparentemente, ad una stessa conclusione: il giapponese vero dai cartoni animati non s’impara. Ognuno offre le sue motivazioni ma di solito si riassumono in “le persone in Giappone non parlano come nei cartoni animati”. E’ ragionevole, anche le persone in Italia non parlano come nei cartoni animati o nelle fiction.

Ho risolto il problema dell’ascolto usando sia il corso di Assimil (un po’ noioso ma è graduale e fa anche sentire vari tipi di pronuncia) sia il sito smart.fm, dove ci sono liste di studio con parole e frasi e attività di ascolto e dettato che ho trovato molto utili. C’è anche un gioco, tipo arcade, collegato alla lista di studio, che serve ad allenarsi a riconoscere le parole scritte in kanji o kana. Vista la velocità, penso che sia anche un buon allenamento contro la degenerazione cerebrale, come il Brain Training. Peccato che i tendini non mi stiano al passo col cervello.

Siti utili

Smart.fm, portale per l’e-learning di varie lingue; è in giapponese e inglese, tuttavia molte frasi delle liste di studio sono tradotte in altre lingue

La guida alla grammatica di Tae Kim, una grammatica online, originariamente inglese e poi tradotta in italiano

Jim Breen’s WWWJDIC, meraviglioso dizionario online in cui è possibile cercare le parole in giapponese oppure traslitterate in caratteri latini

sci.lang.japan Frequently Asked Questions, una raccolta di domande e risposte su vari aspetti della lingua giapponese: scrittura, grammatica, etimologia, usi particolari e così via.

Dal Giappone, il blog di Massa, con brevi testi in italiano e giapponese (romaji e non). Massa abita a Tokio e ci racconta del Giappone ma conosce molto bene l’italiano.

La scrittura

Il giapponese ha tre forme di scrittura: due alfabeti sillabici, detti hiragana e katakana, e una serie di ideogrammi, chiamati kanji, divisi in sei gradi. Gli alfabeti sillabici sono facilissimi da imparare, più di altri alfabeti (tipo il cirillico o l’arabo); i kanji lo sono un po’ meno. Impararli bisogna, però, perché occorrono tutti e tre, iniziando dall’hiragana.

Riguardo ai kanji esistono due scuole di pensiero: una suggerisce di impararli tutti, dal primo grado all’ultimo, con tutte le varianti di pronuncia, come fanno i bambini giapponesi; l’altra sostiene che è meglio impararli insieme alle parole, perché imparare tutte le varianti è un lavoro eccessivo per chi studia la lingua “da fuori” e nemmeno tanto utile.

Personalmente, due anni fa iniziai a studiare i kanji secondo la scuola n. 1; dopo due gradi in tre mesi, mi accorsi che in molti casi esisteva una pronuncia statisticamente più frequente delle altre e compresi la ragionevolezza della seconda scuola. Per chi non ha molto tempo da dedicare alla lingua, il secondo approccio è il più efficiente, vale a dire che permette di utilizzare al meglio il tempo; per chi desidera imparare la lingua in maniera totale, però, credo sia necessario seguire il primo.

I primi kanji li ho studiati su un sito italiano (una rarità): Realshading.it. Pasquale, che è il proprietario del sito, li sta studiando in prima persona, perciò è utile per chi inizia a studiare la materia, anche perché il modo di presentarli è molto razionale. Ognuno ha i suoi tempi, però, e i miei erano molto più veloci dei suoi, così a un certo punto sono passata al software KanjiGold e poi al dizionario Tagaini Jisho, che si installa sul pc e ha varie attività di studio, del vocabolario e dei kanji. Ogni kanji ha un’animazione che mostra la scrittura dell’ideogramma.

Sul web posso seguire il secondo approccio grazie a Rikaichan, un’estensione di Firefox che riconosce la parola giapponese e apre una finestrella di vocabolario, con kanji, kana e significati in inglese.

(ma almeno “non c’è problema” l’ho imparato ed è corretto)
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