Che cosa mi conviene?

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sull’argomento

conveniente o †convenente
part. pres. di convenire; anche agg.
1 Opportuno, adatto alle circostanze, appropriato: comportarsi, parlare in modo conveniente alla situazione; veste in modo poco conveniente a una donna anziana.
2 Che è vantaggioso dal punto di vista economico: sistemazione conveniente; quell’affare non è conveniente.

Il verbo convenire, da cui proviene conveniente, ha in sé l’idea dell’incontro, del giungere insieme ad uno stesso punto. Qualcosa mi conviene se si incontra con una mia esigenza. E’ un vero peccato che il sostantivo convenienza ormai sia limitato quasi del tutto all’economia spicciola.

Scrivere I promessi sposi con le frasi brevi e frammentate che usa Peguy ne I misteri non sarebbe stato  conveniente, per Manzoni, perché nessuno avrebbe letto il suo romanzo. Allo stesso modo, un libro di testo senza punteggiatura o dialogato come un testo teatrale non sarebbe conveniente: a parte la possibilità di equivoci, sarebbe un metodo poco efficiente per imparare cose tipo, che so, il diametro dei satelliti di Giove. Un esempio più quotidiano, invece, l’ho appena scoperto su LinkedIn dove qualcuno ha aperto una discussione col titolo Stationery (writing text for), che attira l’occhio più di Writing text for stationery.

Se chiamo “forza” ciò che mi aiuta a raggiungere lo scopo, una volta scelto il tipo di scrittura conveniente, si può considerare questa regola: mettere le parole nel punto in cui hanno più forza e usare la punteggiatura per dar forza alle parole.

Questo mettere le parole e la punteggiatura in un posto o nell’altro si chiama forma. Anche stile, secondo alcuni; io penso che lo stile sia un passo ulteriore e personale e preferisco dire “forma”.

La forma è, per la scrittura, quello che gli argini sono per un corso d’acqua. Senza argini, il corso non c’è.

Continua

acqua senza argini


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