Mi pareva strano, infatti…

Mi pareva inverosimile che il cardinal Bagnasco avesse pronunciato una frase come “Sogno una nuova generazione di politici cattolici”.

Non l’ha detto. Ha detto una cosa molto più importante, molto più profonda e molto più difficile da realizzare: ha detto che la politica è affare di ognuno e non solo dei politici.

Mi pare chiaro che i giornalisti a simili vette di interpretazione non riescono ad arrivare, visto che hanno ridotto tutto a “Sogno una nuova generazione di politici cattolici”.

Sono un po’ stufa del modo in cui questi supposti professionisti violano le parole e i significati. O lo fanno per ignoranza o lo fanno per supponenza e nessuna delle due mi pare adeguata al lavoro e al compito di un giornalista. Io non detesto i giornalisti, piuttosto il contrario: vent’anni fa decisi che non avrei fatto parte della categoria ma le rimango idealmente affezionata – perciò non sopporto che lavorino così.

Questo è ciò che il cardinale ha detto:

10. Mi avvio alla conclusione, confidando un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti, e che dicono una direzione verso cui preme andare.

Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni. Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico.

So che per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire e lavorare. Ci vuole una comunità cristiana in cui i fedeli laici imparino a vivere con intensità il mistero di Dio nella vita, esercitandosi ai beni fondamentali della libertà, della verità, della coscienza. Cresce l’urgenza di uomini e donne capaci, con l’aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse.

Se questo è un sogno, cari Confratelli, so che ad esso ci si può avvicinare anzitutto attraverso le circostanze ordinarie dell’esistenza, le tappe apparentemente anche più consuete, ma che racchiudono in se stesse la cadenza del progetto che avanza. Ecco, vorremmo che i valori che costituiscono il fondamento della civiltà – la vita umana comunque si presenti e ovunque palpiti, la famiglia formata da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio, la responsabilità educativa, la solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli, il lavoro come possibilità di realizzazione personale, la comunità come destino buono che accomuna gli uomini e li avvicina alla meta… – formassero anche il presupposto razionale di ogni ulteriore impresa, e perciò fossero da costoro ritenuti irrinunciabili sia nella fase della programmazione sia in quella della verifica. Non a caso la vicenda sociale è oggi, a giudizio della Chiesa, radicalmente antropologica (cfr Caritas in Veritate, n. 15).

Conferenza Episcopale Italiana, Consiglio permanente, Prolusione del Cardinale Presidente, 25 gennaio 2010

Direi che per ridurlo a “Sogno una nuova generazione di politici cattolici” ci vuole tanta distrazione.

Per approfondire

Il testo della Prolusione su Zenit.org

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