Pedofilia e pederastia

Ho notato, negli ultimi mesi, che a volte si fa confusione tra i due termini pedofilia e pederastia, considerandoli sinonimi. Questo è strano ed è anche proprio sbagliato. (Io non sono una che dice spesso “questo è sbagliato”, no? Ma se ci vuole ci vuole.)

Che dice lo Zingarelli?

pedofilia

[comp. di pedo- (2) e -filia; 1935]

s. f. * Deviazione sessuale caratterizzata da attrazione erotica verso i bambini, talora accompagnata da forme di sadismo | (est.) Attrazione erotica verso persone giovanissime

pederastia

[vc. dotta, gr. paiderastía, da paiderastes ‘pederasta’; 1687]

s. f. * Omosessualità maschile, spec. verso i ragazzi.

È chiaro che sono due fenomeni diversi.

La pedofilia può essere omosessuale o no ma è sempre pedofilia; il termine pederastia si usa invece per l’attrazione di un uomo adulto verso i ragazzi maschi, non necessariamente bambini (o, per estensione, verso i maschi più giovani); non si parla di pederastia per l’attrazione verso le ragazze. I bambini sono prepuberi, anche se le statistiche considerano come spartiacque l’età di undici anni (*).

Ho notato che nessuno ha usato la parola pedofilia nel caso del santone della setta Re Maya arrestato a Roma qualche settimana fa. Le bambine violate non erano forse bambine? Secondo le statistiche sociologiche ovviamente no, visto che avevano 11-12 anni, ma non si può negare che, per la sensibilità comune (a volte anche per la fisiologia), a 12 anni si è bambini! Da qui nasce anche un altro atteggiamento che ha volte ho rilevato e cioè la questione della pedofilia considerata in senso estensivo come “rapporti sessuali con minorenni”: visto che si diventa maggiorenni a 18 anni (in Giappone a 20, mi pare), c’è ancor più confusione lessicale ma è anche evidente un sentimento diffuso di protezione dei “piccoli”. E allora perché non ho sentito né letto la parola pedofilia in quella vicenda? Ma forse devo solo meravigliarmi per la proprietà scientifica e metodologica dimostrata dai commentatori. Immagino che i giornalisti facciano vari esami di sociologia.

Qualcuno che conosco direbbe invece che agli organi di “informazione” fa troppo comodo legare il termine pedofilia solo ai preti e, visto quanto sopra, tenderei a dargli ragione.

Non è una petitio principii, se per caso lo state pensando. Che si stia cercando di stabilire l’equazione pedofilia-sacerdoti cattolici è evidente dal fatto che nessuno parla della pedofilia di chi non è sacerdote cattolico. Che non si usi il termine pedofilia nei casi tipo la setta Re Maya mi sembra una conseguenza che parla da sola [1]. Anche se è scientificamente corretto. Un cattivo uso volontario benché circoscritto determina un cattivo uso generale.

E poi ci si lamenta che i ragazzi non sanno parlare e scrivere?

.

(*) Massimo Introvigne,  Quanti sono i preti “pedofili”?, Cesnur, 2007, http://www.cesnur.org/2007/mi_preti.htm


[1] Sarebbe una petitio principii se dicessi “il non uso della parola mostra che c’è questa tendenza, la quale tendenza è dimostrata dal fatto che la parola pedofilia è usata solo per i sacerdoti cattolici”.

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