Esempio di scrittura: come ti giustifico la mia personale arbitraria opinione

Le opinioni sono (o dovrebbero essere) sempre personali ma questo non significa che siano sempre arbitrarie. L’idea è che uno, per farsi un’opinione, si metta davanti al dato e applichi un criterio. Diceva san Paolo: “Vagliate tutto e trattenete ciò che vale”.

Faticosissimo, specie quando fa tanto caldo e sei obnubilato dall’afa.

Ho appena trovato un esempio abbastanza buono di questo fenomeno – che quando fa caldo si sostengono opinioni arbitrarie senza rifletterci più di tanto – e perciò lo uso:

Pronte le tasse per finanziare i Comuni. La Stampa, 4 agosto 2010

Che cosa c’entra questo articolo col titolo del post? Fila benissimo, non è polemico e nemmeno aggressivo, il che lo rende molto apprezzabile, almeno per me.

Il problema è che l’autore si scorda, diciamo così, un pezzo rilevante di realtà per privilegiare un’opinione che si è già formato in passato.

Qual è l’opinione del redattore? Che i locatori italiani non pagano le tasse sui canoni di affitto per partito preso e non perché sono troppo alte.

Ora, non dirò che non sia vero perché non ne ho idea; spero bene che l’autore sappia ciò che dice. Sarà anche vero, dunque, che molti non le pagano per partito preso; ma affermare che tutti non le pagano ora e non le pagheranno in futuro è tanto arbitrario quanto dire che i siciliani sono tutti mafiosi, i sardi sono tutti banditi e amenità del genere.

Nell’articolo il redattore afferma:

1) nella prima riga, che i locatori evaderanno – «Ci aspetta una cedolare secca (troppo alta per evitare l’evasione) … »;

2) più in basso, all’inizio del secondo paragrafo, che i locatori evadono tutti e hanno sempre evaso – «Se oggi i redditi da locazione dovrebbero finire (ma tutti evadono) nella dichiarazione Irpef, … »

Evadono oggi, evaderanno domani. È un po’ come dire “ci ho quest’idea e me la tengo stretta”; siccome non è un gran bel modo di agire, da parte di un giornalista, il gentile redattore cerca di confettare la sua idea perché vada giù meglio con un’operazione tipica di questo fenomeno comunicativo: la censura. In questo caso, egli evita di dire quali sono le aliquote Irpef in vigore adesso.

Si tradisce però quando dice che chi ha redditi bassi (inclusi i redditi nulli) potrà restare in regime Irpef e pagare il 23%. Questo è ciò che mi fa supporre un obnubilamento da afa d’agosto e non una mens rea strutturale. Quella frase infatti fa nascere una domanda e chi agisce con mens rea tutto vuole tranne che la gente si faccia delle domande.

Domanda. Se la minima Irpef da pagare sui canoni è il 23% e se l’Irpef per gli affitti andasse a scaglioni con aliquote crescenti così come per i redditi, è probabile che le aliquote siano contenute nell’intervallo 23%-25% o è probabile che saranno più alte? Come funziona il sistema?

Risposta. Il sistema attuale prevede che in dichiarazione Irpef un locatore dichiari come reddito anche i canoni di affitto che gli spettano, non per intero, ma al massimo l’85%. Dico “che gli spettano” perché il locatore deve dichiarare il canone da contratto, anche quando non lo riscuote perché il locatario è moroso. Essendo un reddito, il canone è soggetto alle aliquote Irpef che sono progressive: la minima è il 23% che ho detto sopra, le altre sono 27%, 38%, 41% e 43% a seconda della fascia di reddito (scaglione).

Poniamo che un locatore si trovi nello scaglione con l’aliquota Irpef del 38% e abbia diritto a un canone di 10.000 euro annui: in Irpef attuale pagherebbe il 38% su 8.500 euro (=3.230 euro); in cedolare pagherebbe il 25% di 10.000 euro (=2.500 euro) oppure di 8.500 euro (= 2.125 euro). Non ho capito se la cedolare si paga su tutto o solo su una parte come adesso ma è comunque conveniente: perché costui non dovrebbe preferire la cedolare del 25%?

Perché è un evasore per partito preso, dirà qualcuno, con il redattore de La Stampa.

Bene, come vi piace, dico io; le opinioni sono personali. Devo anche dire, però, che in italiano (il mio mestiere, se non fosse chiaro) questo tipo di opinione si chiama pregiudizio. Esattamente come quello per cui tutti i siciliani sarebbero mafiosi.

Anch’io penso che il 25% sia una tassa troppo alta. Oltretutto, chi è nella fascia del 27% si troverebbe perfino a pagare un po’ di più, se si pagasse sull’intero importo – questo però nell’articolo non è detto né argomentato. Penso che anche aver eliminato la possibilità di fare comodati gratuiti per le abitazioni (roba di alcuni anni fa) sia stata una iniquità. Ma lo penso perché ci ho ragionato su partendo dai dati che avevo, non perché è caldo e mi gira così. Non è una merendina confezionata, la mia opinione; è più una crostata fatta in casa.

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Per saperne di più

Le guide fiscali dell’Agenzia delle Entrate

Cedolare affitti, inquilini e proprietari: ecco i consigli per risparmiare. Corriere della Sera, 4 agosto 2010

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