Vista, udito, olfatto, tatto, gusto…

A scuola abbiamo imparato che i sensi sono cinque, vero? Vista, udito, olfatto, gusto e tatto – che è  l’unico a trovarsi anche fuori dalla testa e distribuito in tutto il corpo.

Basta riflettere un po’ per capire che la televisione, internet, i libri o quel che vi pare da soli non possono essere fonti di conoscenza reale, visto che qualcosa lo lasciano fuori per forza. Certo, dipende molto da quel che si intende per “conoscenza” ma penso si possa concordare che nessun documentario o descrizione può sostituire l’esperienza di annusare gli odori di un giardino o di una favela o di assaggiare un vino passito dolce abboccato secco allappante; così come nessun libro di chimica può sostituire un esperimento magari semplice come disintegrare il davanzale di marmo con la Coca Cola (a seconda del proprietario del davanzale, questo semplice esperimento può anche rivelarsi pericoloso).

Riguardo all’olfatto, comunque, lo scritto è decisamente superiore alle immagini. I libri sono, tra i mezzi di comunicazione, quelli che coinvolgono più sensi.

Nel leggere, la vista è impegnata e il tatto pure; a pensarci, anche l’olfatto, perché i libri hanno un odore, internet e il telegiornale no. Molti dei miei conoscenti bibliofili – quelli di Anobii, per esempio – nelle discussioni del genere “carta vs e-book” parlano di questo aspetto olfattivo.

Ma questi, si dirà, non sono l’aspetto la sensazione o l’odore delle cose descritte, sono quelli del libro. Verissimo, ma il problema non è tanto che io annusi la situazione descritta, è che il mio naso sia attivo. Altrimenti posso facilmente dimenticarmi di essere molto altro che un cervello; e se mi dimentico questo, divento pian piano incapace di vivere con il mio corpo nelle maniere più banali: per esempio, visito un giardino ma non mi stupisco per i profumi; salgo in montagna ma non mi accorgo delle campanule perché sono troppo occupato a guardare la Marmolada. Perdo anche il controllo in modi più gravi ma va be’, non la faccio lunga.

(ehm, si tratta di un “io retorico”, si capiva, vero? oltre a non perdere il controllo in maniera grave, io non sono mai salita su una montagna senza godermi i fiori gli odori il vento sulla faccia l’erba sotto le mani e il panino col formaggio, oltre alla presenza dei miei amici, che sembra perfino un catalizzatore)

C’è un altro modo per cui gli scritti, non solo i libri, sono decisamente superiori alle immagini: con le parole gli odori si possono descrivere e si possono descrivere gli effetti che essi hanno. È vero che la descrizione non basta ma le immagini non fanno nemmeno quello. È anche raro sentire un commentatore di immagini che parla degli odori che sta sentendo, così come delle sensazioni tattili che prova.

E il gusto? Il gusto sfugge anche alle descrizioni e perciò figuriamoci se non sfugge alle immagini. Il gusto è il più indescrivibile – letteralmente – dei cinque sensi, forse perché è il più soggettivo. Credo sia per questo che molte persone sono segretamente deluse dai tour enogastronomici. Ovviamente non lo possono dire perché sembrerebbero dei provinciali.

Negli ultimi dieci-quindici anni infatti si è affermata la moda di cercare il vino o il cibo “tipico” (questo aggettivo si merita virgolette a pioggia), più o meno come nel diciannovesimo secolo si era affermata e radicata la moda del Grand Tour. Se vai a fare una vacanza enogastronomica e rimani deluso, mica lo puoi raccontare: ci hai speso dei soldi, deve esserti piaciuta per forza.

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