Compromessi

Da Zingarelli 2008

compromesso (2)

[lat. comprimissu(m), sost., ‘promessa reciproca, compromesso’. V. compromesso (1); 1312]

s. m.

1 Accordo, accomodamento fra due o più persone, tesi e sim. in contrasto fra loro, in cui ciascuno dei partecipanti rinuncia a una parte delle sue richieste, rivendicazioni e sim.: arrivare, venire, a un compromesso; soluzione di compromesso | Fusione di due o più elementi diversi o contrastanti: un compromesso tra il vecchio e il nuovo (CARDUCCI) | (polit.) Compromesso storico, la collaborazione al governo in Italia tra le forze cattoliche e quelle comuniste, teorizzata negli anni 1970-80.

2 (est., spreg.) Cedimento rispetto ai propri princìpi: costretti quasi a cotali compromessi (NIEVO) | Vivere di compromessi, vivere di espedienti equivoci.

3 (dir.) Negozio con cui le parti rimettono ad arbitri la decisione della controversia tra loro sorta | Correntemente, contratto preliminare, spec. di vendita: concludere un compromesso.

Da Europa, forza gentile, di Tommaso Padoa Schioppa, Il Mulino, 2001

I compromessi sono invenzioni utili quando, incrociando elementi che non si ritenevano combinabili, creano una materia nuova che resiste al tempo.

Da What’s wrong with the world, di G. K. Chesterton, 1910.

Part I, ch. II-III (fine dell’uno, inizio dell’altro). La traduzione è mia, questo libro non è mai stato tradotto in italiano.

Dimentichiamo che il termine “compromesso” contiene, insieme ad altre cose, anche l’inflessibile squillante parola “promessa”. […] Compromesso una volta significava che mezza pagnotta era meglio che niente pane. Tra i moderni statisti sembra invece significare che mezza pagnotta è meglio d’una pagnotta intera.

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Come si può vedere, la questione “compromesso” può essere vista e considerata in vari modi. E lo stesso accade con altri termini.

Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché di solito, in questo genere di casi, da noi prevale la sfumatura dispregiativa.

2 commenti

  1. “Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché di solito, in questo genere di casi, da noi prevale la sfumatura dispregiativa.”
    Mi avventuro in una risposta di tipo culturale. Da noi, dopo il 68, ha prevalso la cultura rivoluzionaria, radicale, anti-tradizionalista. Questo tipo di cultura prevede l’equivalenza compromesso = ipocrisia. Dunque, no al compromesso politico, no al compromesso della vita familiare. Questo “radicalismo di massa” ha attratto e attrae molte intelligenze. Tanto che ancora oggi, qui da noi, viene spacciato come l’unica vera cultura possibile. Con tutte le conseguenze sul SIGNIFICATO della famiglia e della politica. Anche io ne sono stato attratto, lo confesso! Naturalmente, per fortuna, non tutti ragionano così. E, soprattutto, non tutte le scelte vengono poi davvero prese in base a questo criterio, nemmeno da quelli che lo sbandierano ai quattro venti. Ripeto, per fortuna.

    • noradlf said

      Grazie.
      Anch’io avevo pensato al significato di “famiglia”, ma anche di “verità” e qualche altro termine.
      mumble mumble
      Quello che dici sul radicalismo mi fa venire in mente un altro post che sto preparando… devo decidermi a finirlo, mi gira per le mani da tre mesi almeno.

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