Le parole SONO il nome di esperienze ma non tutti se ne ricordano

Come posso tradurre in inglese “valorizzazione energetica”?

Non ne ho idea, e grazie a Dio che non sono una traduttrice perché il fegato mi sarebbe già esploso.

Di solito uno traduce sapendo che cosa una certa espressione o parola racconta, quale esperienza descrive. Detto così sembra una scemenza, ma senza questo le traduzioni sono impossibili. E tutto si basa sul fatto che le parole sono il nome di esperienze, anche quando sono orripilanti.

In italiano “valorizzare” significa “dare un valore” (sottinteso: diverso da zero) o “mettere in evidenza un pregio”.

Nel caso di “valorizzazione energetica”, il significato è il primo e quell’espressione significa dare un valore di tipo energetico a qualcosa.

L’esperienza connessa è questa: bruciare qualcosa per ricavarne energia (oppure utilizzare altre tecniche più sofisticate ma assai più rare, però in qualche modo è comunque un “bruciare”). Si può anche pensare a un valore in soldi, ma in realtà si può avere valorizzazione di qualcosa senza coinvolgere i soldi. Si tratta semplicemente di usarla anziché scartarla.

Ora io ho davanti agli occhi l’azione e la posso tradurre letteralmente per quello che è: utilisation for energy production. Poiché sono una famosa paranoica, però, mi chiedo se gli anglofoni specializzati non lo riterrebbero rozzo. E se avessero anche loro un’espressione parallela a “valorizzazione energetica”? Potrebbero avercela, se hanno inventato solarization sono capaci di qualunque cosa. Vattelapesca qual è. Che faccio?

Ecco, questo sembra uno di quei casi in cui l’esperienza concreta – la conoscenza del gesto, intendo, non delle parole – non aiuta. So qual è l’azione, visto anche che la vedo compiere da quarant’anni grazie al camino della cucina, e non la so dire! Ma, in realtà, non sono io che non la so dire: il problema non è l’esperienza né il suo nome, è la mania che hanno certuni di parlare una lingua tutta loro.

Non esiste un motivo davvero ragionevole per usare “valorizzazione energetica”, però ne esiste uno pratico: è gergo e, parlando in gergo, si crea un senso di appartenenza alla comunità. Per questo molti esponenti di certi settori usano il gergo: non conta la correttezza o la bellezza dell’espressione, conta che “ci capiamo tra di noi”.

Non c’è nulla di male in questo, se poi i suddetti si ricordassero che il resto del mondo parla un’altra lingua. Il guaio è che se lo scordano, insegnano il gergo agli studenti (se ne hanno) o lo usano in televisione e alla fine un intero popolo non sa più parlare e ci si stupisce dell’analfabetismo di ritorno!

.

P.S. Ovviamente, facendo solo traduzioni di curriculum per gli amici, non ho il problema di offrire una qualità assoluta, mi limito a proporre: sono loro stessi a decidere se una traduzione gli conviene oppure no ma sanno che è comunque corretta.

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: