Giovani… editori

In questi giorni sto passando al setaccio le case editrici per vedere con quali potrei collaborare occasionalmente.

Me ne sono capitate sotto il naso un paio che affermano di essere fatte e dirette da “giovani”. Una delle due ha spiattellato nella presentazione questa perla, che trovo molto triste:

C’è bisogno di una casa editrice di giovani, fatta, diretta e gestita da giovani – non solo, e non tanto, per rompere la gerontocrazia dei ruoli, ma soprattutto per sovvertire la gerontocrazia delle idee.

D’accordo, nulla da eccepire sulla tensione ideale ma… invecchiare, s’invecchia tutti.

Che succede quando uno che ci lavora non è più giovane, lo cacciano a pedate?

O forse non lo assumono proprio, così poi non lo devono licenziare?

Con la discriminazione dei lavoratori over 40 come la mettiamo?

E se costoro pensassero che la giovinezza è una posizione del cuore, allora che senso ha parlare di “giovani”?

Mi fanno un po’ pena, quelli che ragionano così, perché questo modo di pensare è vecchio, incredibilmente vecchio – ma costoro non hanno (presumo) la scusa del rimbambimento senile.

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