Commodity o commodities?

In italiano si usano molte parole straniere, soprattutto inglesi. Lasciamo perdere se si possa farne a meno o no. Diciamo che abbiamo da scrivere un testo in cui usare una parola inglese, per esempio commodity, che indica i beni primari come il grano o il petrolio, quelli che si usano in grandi quantità per le necessità quotidiane.

Una domanda che molti si pongono è «scrivendo in italiano una parola straniera, si usa il plurale della lingua di origine oppure no?». A questa se ne può accompagnare un’altra, che è «lo scrivo in corsivo oppure in tondo?» Il tondo è il carattere normale di scrittura.

La risposta è «puoi fare come preferisci», però il “come preferisci” ha delle regole da seguire. “Come preferisci” non è mai esattamente uguale a “come ti pare”.

In questo caso, posso fare come preferisco scegliendo tra due opzioni:

1) scrivo la parola al singolare e in tondo: la/una commodity, le commodity – questo sistema si usa in genere per le parole che ormai fanno parte della lingua, perché non ne esiste una valida traduzione o perché nel settore (per i linguaggi settoriali) la si usa normalmente; se però uno vuole usare la forma numero 2 nessuno gli può dire niente;

2) scrivo la parola al plurale e in corsivo: la/una commodity, le commodities – questa forma si usa per le parole straniere non ancora entrate nella lingua, per quelle che hanno una traduzione esatta (e perciò sono proprio straniere: la parola che un altro popolo usa per indicare quell’esperienza) o semplicemente si usa se uno preferisce usarla. Per il latino entro un testo italiano, si usa normalmente questa convenzione.

L’articolo è sempre quello italiano, come si può vedere: singolare quando parlo di una commodity, plurale quando mi riferisco a più commodity o commodities.

Naturalmente, il plurale che scrivo deve essere corretto. Se uno ignora qual è il plurale corretto di una parola, meglio usare la convenzione numero 1.

In genere, uno può scegliere la forma che preferisce e che meglio gli conviene, a meno che non debba seguire una direttiva stringente – che so, scrivendo la tesi, spesso bisogna seguire le linee guida della facoltà o dell’ateneo.

Quello che soprattutto conta, quando si scrive, non è l’ossequio alle regole – che sono assai meno di quanto si creda – ma è la coerenza interna del testo: se scelgo una convenzione, una forma (per le parole straniere, per la bibliografia, per le note e via così), una volta scelta mi atterrò ad essa in tutto il testo.

Bibliografia

Marilì Cammarata, Il correttore di bozze, Editrice Bibliografica, Milano , 1997, p. 34.

Cammarata, M. (1997), Il correttore di bozze, Editrice Bibliografica, Milano, p. 34.

A proposito di convenzioni e bibliografia, quello qui sopra è lo stesso libro scritto in due forme diverse; e non sono le uniche possibili.

Aggiornamento. Ci sono delle eccezioni, naturalmente, non mancano mai. Esistono parole che hanno una traduzione esatta nella nostra lingua – per esempio, computer = calcolatore, letteralmente – ma si scrivono comunque in tondo perché ormai fanno parte a tutti gli effetti della lingua.

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: