Scrivere non è un’attività naturale

Mi è venuto in mente che non ho mai detto una cosa importante, che a qualcuno crea problemi, ed è questa: scrivere non è un’attività naturale. L’uovo di Colombo? Può darsi.

In Italia (altrove non so) c’è l’idea che se uno conosce bene qualcosa allora lo sa anche raccontare, a voce o per iscritto. Non è vero! Non è vero in nessuno dei due casi, ma soprattutto non è vero quando si scrive. Non è scontato, in altre parole, che un esperto sia anche un buon narratore e non è scontato che un buon narratore a voce sappia narrare altrettanto bene quando scrive. Uso “narrare” in senso lato, non mi riferisco solo alla narrativa.

Il fatto che scrivere non è un’attività naturale ha tre conseguenze.

La prima: non c’è da vergognarsi o da sentirsi a disagio se non si è capaci di scrivere con garbo, con chiarezza, con rigore eccetera. Di contro, è chiaro, non c’è da scandalizzarsi se uno non sa scrivere con garbo eccetera. Scrivere in un certo modo è un’arte non facile da imparare, anzi, è molto più difficile che guidare o usare un computer. Non è nemmeno detto che chiunque possa imparare a scrivere piacevolmente, però imparare a scrivere dignitosamente e in maniera chiara è possibile, se hai voglia di imparare e qualcuno che ti insegna.

La seconda conseguenza è appunto che per saper scrivere in un certo modo bisogna che qualcuno t’insegni a farlo. Aspettarsi che uno sappia scrivere bene per il solo fatto di essere andato a scuola già cinque anni, oppure otto o dodici, non è un’aspettativa ragionevole, è una pretesa violenta – soprattutto perché esiste l’idea cui accennavo sopra.

La terza conseguenza è che scrivere bene richiede un gran lavoro. Ho l’impressione che molti siano convinti che a scrivere non ci vuol niente, anche a scrivere bene; invece occorrono tempo e ruminamento e attenzione per le necessità altrui: scrivo per qualcun altro e lo scopo è che quello mi capisca. È per questo motivo che spesso sui libri – su quasi tutti i libri, in verità, che siano romanzi o saggi – si vedono ringraziamenti a questa o quella persona che ha letto il manoscritto e ha contribuito a migliorarlo: mogli, sorelle o fratelli, amici… tutti “altri”, che  sono stati per l’autore una prova di pubblico.

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