Delirium premens ovvero Alla faccia della neutralità

Devo essermi persa qualcosa.  Le enciclopedie sono equiparabili a siti di gossip?

Qui c’è il comunicato stampa di Wikipedia Italia (WI) del 4 ottobre 2011. Orwellianamente delirante. Vista la volatilità del web, ho creato un pdf, così che possa permanere nella forma in cui l’ho letto sulla homepage di WI.

Che cosa dice?

Che il decreto sulle intercettazioni minaccia l’esistenza e la libertà di WI.

Mi venga un accidente se avevo mai capito che WI è stata scritta basandosi su intercettazioni. Ora capisco come mai, un paio di anni fa, i Cro-Magnon erano finiti in Nord America!

Che chiunque potrà esigere da WI una correzione di affermazioni offensive entro 48 ore.

Diamine, ce li vedo proprio Giulio Cesare, Alessandro Magno, Napoleone o Gengis Khan, a fare qualcosa del genere. Sarebbe proprio da loro. Per non parlare dei Cro-Magnon, che qualcuno appunto su WI aveva trasferito in Nord America. Spero che nel frattempo i redattori volontari di WI abbiano corretto – mi è sempre mancato il coraggio di andarci a guardare.

Che il comma 29 del ddl (parliamo di un disegno di legge, infatti) concede il diritto di chiedere rettifiche a chiunque si senta offeso, «indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive».

In altre parole, se dico la verità (o penso di dirla e nessuno mi può smentire), posso permettermi di essere villano? Caspita, bell’esempio di civiltà.

Perché è delirante, quella pagina? Semplice:

  • perché accusa un problema che non esiste – il ddl intercettazioni non è rivolto ai siti come WI (infatti loro stessi parlano di contenuti presenti «su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia»); le enciclopedie non dovrebbero dedicarsi alla cronaca, o mi sbaglio?
  • e perché è zeppo di parole d’ordine come libertà e neutralità quando non è altro che un maldestro tentativo di pressione – per questo dico che è orwelliano.

La cosa veramente triste è che nessuno di quelli che lo ha scritto se ne rende conto, ci scommetterei il naso. Quel comunicato è un esempio mirabile di come una buona intenzione e una pessima tecnica – per tacere dello spirito critico – possano rovinare qualunque causa.

Non entro nel merito di altre affermazioni, come la splendida «Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”». Non entro nel merito perché non sono certa di aver capito: stanno forse dicendo che la mia privacy, la mia immagine e il mio decoro non li posso difendere io, perché metto in pericolo i legittimi interessi altrui, tipo la morbosità dei gossippari o la malafede degli avversari politici? (Sto usando un io retorico, s’intende).

Ad ogni modo, se gli utenti WI si sentono offesi dal mio post, potranno usare il comma 29 contro di me.

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: