Corpo mal usato?

Dalle mie parti si dice «Corpo mal usato, quel che fa ‘i vien penzato». Immagino che tradurre sarebbe scortese.

Questo detto è la versione popolare di omnia munda mundis (lettera di san Paolo a Tito, cap. 1, verso 15) o di certi apologhi attribuiti alla saggezza orientale e significa che coloro che hanno il male nel cuore vedono il male anche negli altri.

Ebbene, san Paolo scriveva un bel po’ di tempo fa e per secoli la sua frase ha descritto la realtà. Non è vero infatti che a pensar male ci si azzecca sempre: a pensar male ci si sbaglia il 50% delle volte, se guardiamo ai grandi numeri; nell’esperienza personale (piccoli numeri) ci si può sbagliare di più o di meno del 50%. Per principio di precauzione, io cerco di non pensar male di nessuno. Sbagliare non mi piace ma, se proprio mi tocca, che sia almeno con magnanimità.

Ieri sera mi sono accorta che oggigiorno il nostro detto non è più tanto vero.

Ho discusso per un’ora e mezza, nella chat del gioco che seguo, con una del mio clan, che prima mi ha chiesto perché doveva pagare le tasse di clan e poi si è messa a disquisire sulla situazione italiana, sulle pensioni, sul fatto che le pensioni le pagano i dipendenti, che si capiva che io ero una libera professionista per il fatto che non mi sta bene che la gente paghi le tasse oggi per pagare i superpensionati di ieri eccetera. Notare che la mia compagna di clan avrà neanche 20 anni, a giudicare da come di esprime, ma sa benissimo che io ne ho 42.

Io sono certa che la ragazza in questione non ha la minima esperienza di pagamento di tasse, in compenso è figlia di lavoratori dipendenti (ci scommetto 30 cm di capelli), ha sentito per vent’anni i genitori che si lamentavano, tra scuola, giornali e tv le hanno piallato il cervello… e così ha fatto una magra figura con una persona che ha il doppio dei suoi anni e qualche esperienza in più. La cosa peggiore è che si capiva dannatamente bene che stava solo ripetendo robe sentite, come un pappagallo – infatti ogni si contraddiceva pure. Mi consola soltanto il pensiero che istruire gli ignoranti è un’opera di carità e non è mai stato detto che devi avere successo: tu fai del tuo meglio, se poi l’ignorante alla fine non ti dà retta nessuno dice che è un problema tuo.

Non è sempre vero che la gente pensa male perché ha il male nel cuore. La gente molto spesso pensa male solo perché è ignorante e supponente. Ed è ignorante e supponente perché così viene plasmata dalla famiglia, dai mezzi di comunicazione e dalla scuola – già, dalla scuola; a me non è che non piaccia solo l’esistenza dell’Inps e delle pensioni come sono ora, non mi piace nemmeno la scuola di Stato.

Le persone vengono allevate con l’idea che non bisogna farsi domande ma schierarsi con questo o quello perché ti promettono quel che vuoi (ma ti fanno credere di volere solo ciò che loro ti possono promettere).

Alla fine si schierano con chi urla più forte, non perché quello urla più forte ma perché loro non sono abituati a cercare altro.

A proposito di scuola…

SCUOLA/ Le “confessioni” di un pedagogista: ecco dove abbiamo sbagliato, di Giuliana Sandrone, Il Sussidiario, mercoledì 7 dicembre 2011

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