Liberalizzazione c’entra con “libertà”?

Il lunedì dopo Pasqua rimasi a bocca aperta nel sentire un servizio del tg1 in cui si lamentava il fatto che i negozi di Milano fossero rimasti chiusi.

La notizia non sarebbe esistita, s’intende, nel 2011; ma nel 2012, non molti giorni prima di Pasqua è stato approvato un decreto che liberalizza gli orari di apertura dei negozi. Evidentemente, qualcuno non ha riflettuto sul fatto che se io posso tenere aperto, posso del pari tenere chiuso, quale che sia il motivo.

Non vale solo per i negozi. Chiunque si azzardasse a dire a un dipendente “Tu non vuoi fare turni la domenica (o il sabato, o il venerdì, se è per questo) e allora ti licenzio”, in un mondo libero e liberale compirebbe una discriminazione grave. Per la verità, la compirebbe anche rispetto alla Costituzione della Repubblica italiana; ma ormai abbiamo capito che la Costituzione viene usata come totem solo quando fa comodo e nelle parti che fanno comodo.

Liberalizzazione c’entra con libertà, non solo perché hanno cinque lettere in comune. Quando si chiede più libertà attraverso le liberalizzazioni, l’idea non può essere sostituire una coercizione ad un’altra: mi tocca tener chiuso la domenica perché lo stabilisce il regolamento comunale, mi tocca tenere aperto la domenica perché lo pretende il consumatore. Non può trattarsi di questo, altrimenti liberalizzare sarebbe altrettanto inumano che collettivizzare. (E non si tratta di questo, anche se magari la tentazione è sempre in agguato – perché è vero che il potere corrompe, come diceva Lord Acton.)

Questo tuttavia è ciò che una certa parte di comunicatori – che sono i giornalisti ma anche i politici, gli economisti e gli opinionisti di vario genere – tenta di far credere. Si screditano parole come liberalizzazioni o liberalismo; certuni vengono presentati come liberali quando invece sono esempi lampanti di statalismo. C’è da chiedersi perché.

Io, poi, mi chiedo anche se ci riescono, a far passare questo concetto. E mi rispondo: la libertà è il dono più grande, ma di sicuro è anche il più scomodo; quindi sì, ci riescono, perché della libertà i più hanno paura.

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