Cavallette e miele

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico (Mc 1, 6)  

Una volta sentii un tizio affermare che nei Paesi desertici (credo che lui si riferisse al Nord Africa), le cavallette con il miele sono una specie di snack dolce molto apprezzato, quindi san Giovanni Battista non se la passava poi così male.

Non ho motivo di dubitare delle parole di quel tale e non ho difficoltà a credere che cavallette e miele siano un dolcetto apprezzato, adesso; ma non ho idea di come la pensassero ai tempi e nei luoghi di Giovanni, quindi trarne una conclusione del genere mi sembrerebbe improprio. Casomai mi chiederei «chissà come stavano le cose da quelle parti ai tempi di san Giovanni?».

Una cosa invece la so: la descrizione di Giovanni non sembra volta a farci credere che il Battista se la spassasse come un pascià. Il linguaggio ha una base logica: se l’intera descrizione serve a darci l’immagine di uno che viveva austeramente rispetto alla normalità della sua gente, dubito che san Marco ritenesse cavallette e miele una gran prelibatezza.

Non posso nemmeno pensare che abbia proiettato i suoi gusti e disgusti nella narrazione, perché stava scrivendo una cronaca, non un diario privato. Anzi, gusti e disgusti non sarebbero nemmeno suoi ma di san Pietro: è tramandato, infatti, che Marco era il segretario di Pietro (ed era anche il ragazzino che fuggì nudo la notte dell’arresto di Gesù).

E so un’altra cosa. Il tiramisù è il mio dolce preferito: ma se mi toccasse mangiare solo quello ogni giorno, altro che non passarmela tanto male… dopo una settimana sentirei la nausea al solo vederlo!

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