Il contrario di “cattolico” è “laico”? No

La contrapposizione tra “laici” e “cattolici” non si potrà mai superare finché si continuerà a chiamarli così. Il contrario di cattolico non è laico: il contrario di “cattolico” è “non cattolico”. Altrimenti, dovremmo dire che il Dalai Lama è un laico e che l’ayatollah Khomeini era un laico. E dovremmo anche dire che lord Acton e Frédéric Bastiat, essendo cattolici, non erano laici.

Un laico, invece, è uno che non si trova nello stato religioso, uno che non appartiene al clero secolare o regolare: vale a dire che non è un sacerdote o un monaco o un frate o una monaca o una suora. E neanche è un ayatollah o un lama, naturalmente. Laico è chiunque non si trovi a vivere in quegli stati particolari che ho detto, chi va a lavorare in fabbrica o in ufficio o in negozio, o a spazzare le strade o a fare il politico ecc. ecc. È una distinzione di stato, non di pensiero.

La contrapposizione laico/cattolico in cui la parola “laico” è usata come sinonimo di “non cattolico” esiste perché qualcuno ha voluto crearla e usarla proprio per sottolineare un certo tipo di differenza tra i cattolici e altre correnti di pensiero, che sarebbero migliori, più liberali, più adeguate ai desideri dell’uomo e così via. È una forma moderna del divide et impera, che oggi infatti si porta avanti attraverso le parole, ma anche un modo per cooptare tutti quelli che non amano le divisioni e la spada. E qualunque cattolico che si faccia prendere nella trappola di usare le parole così, dimostra quantomeno di non essere abbastanza sveglio per fare il politico. Se parlo la lingua di un altro, che non è la mia, è l’altro che vince, perché la sua lingua la sa usare meglio di me. Tanto più se l’ha inventata apposta per combattermi.

Dire che il contrario di “cattolico” è “non cattolico”, invece, è il primo passettino per superare la contrapposizione, beninteso a livello civile, sociale, politico. Perché? Per una questione di coscienza della propria identità, da cui poi viene tutto il resto.

Se io sono cattolica, ho un’identità precisa che non c’entra innanzitutto con la politica o la società o la civis ma c’entra innanzitutto con chi io sono. Per sapere chi sono, io ho dovuto incontrare qualcuno, che è Cristo attraverso il modo che ha scelto lui stesso, cioè la Chiesa e coloro che ne fanno parte. Questo vuol dire, essere cattolici. Tutto il resto viene dopo. Non sono meno cattolica per il fatto di ritenere che l’esistenza della Previdenza Sociale come istituzione statale è uno degli elementi di rovina del nostro Paese. (Penso anche che l’esistenza dell’INPS ostacoli gravemente, dal punto di vista educativo, i principi di sussidiarietà e solidarietà che sono tra le basi della dottrina sociale cattolica. Ma questo ora non c’entra.)

Allo stesso modo uno che è “non cattolico” dovrà per forza prendere coscienza di essere qualcosa d’altro oppure di essere un fantoccio in mano a chi sa usare meglio le parole. È insopportabile sentirsi definire con un appellativo negativo. Costui dovrà prendere coscienza di ciò che è, da cui poi scaturisce ciò che vuole per se stesso e per il mondo, se non può pararsi dietro alle parole dicendo “io sono un laico e i preti non li ascolto”. Chiunque dica qualcosa di giusto va apprezzato: a me è capitato perfino di essere d’accordo con Marco Pannella. Ok, è successo una volta sola e non si parlava di temi etici (altro strumento di divide et impera) ma, insomma, è successo.

Finché si continuerà a parlare di laici e cattolici come se “laico” fosse sinonimo di “persona comune” e “cattolico” di “uno che sa solo fare quel che gli dicono i preti”, nessuno avrà quella coscienza che dicevo, né i laici né (e questo è triste) i cattolici.

Non per nulla, don Giussani non vedeva una differenza tra “laico” e “cristiano” se non nello stato di vita. È un vero peccato che l’articolo Il “potere” del laico, cioè del cristiano non sia ancora disponibile via web. Ma lo sarà.

Che poi uno possa aver le idee confuse, non saper bene che cosa fare o come farlo, trovarsi in conflitto tra quel che è giusto e quel che è comodo, usare male di sé e degli altri, tutto questo fa parte della condizione umana: nessuno nasce imparato, diceva Totò, e il potere corrompe, diceva lord Acton. Purtroppo imparare quel che crediamo di sapere è la cosa più difficile che esista e un qualche potere, anche minimo, ce lo abbiamo tutti – e di solito lo usiamo male.

Fortuna che “difficile” non è sinonimo di “impossibile”.

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In risposta a una domanda. Nella nostra tradizione, il contrario di “laico” è “consacrato”. Nelle altre, però (buddismo, islam), non sono certa che sia così, perché non mi sembra che esista una consacrazione simile a quella che esiste nel cattolicesimo. Il che, peraltro, dimostra una volta di più che essere laici è questione di stato e non di pensiero.
In certi casi, il contrario di “laico” potrebbe essere “ecclesiastico”, però non è vero in tutti i casi.

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