Ohibobò!!! ovvero Da quale mentalità nascono le dittature

Mi accorgo di non aver pubblicato il post che avevo preparato sul significato del termine “dittatura”. Rimedierò (forse); intanto ecco qua l’articolo di un altro che illustra MAGNIFICAMENTE come si arriva ad accettare una dittatura. Mi riferisco al processo mentale di chi ha scritto l’articolo, non alla persona che ne è l’oggetto; tuttavia il processo mentale parte dalla persona, quindi abbiamo poco da stare allegri. A un certo punto ho sperato che fosse un articolo ironico, sarcastico, satirico… ma non ci vedo alcun segno di cotali benemerite intenzioni. In compenso, ci rivedo quel che scrissi qualche tempo fa. (Lo so, me la tiro; però cerco sempre di cambiare.)

Finanza/ Le sette “meraviglie” del Prof. e la quadratura (fiscale) del cerchio, di Pietro Davoli, Il Sussidiario, 6 gennaio 2013

Vediamo qualche esempio nel ragionamento che l’articolo porta avanti. I numeri all’inizio sono i numeri dei punti nell’articolo stesso. I neretti sono tutti miei.

2) […] accettando di essere misurato in base al consenso. Quale consenso, se Monti non è candidabile, in quanto già senatore a vita? (No, non credo si possa dimettere, anche se non ne ho la certezza).

3) Ma la cosa più incredibile è che ha il coraggio di dire che vuole cambiare gli italiani, non accettando che non possiamo guadagnarci un rispetto ed una stima superiore a quella che oggi ci viene concessa. Dov’è la novità? Pure Cavour e Garibaldi volevano cambiare – anche se loro dicevano “fare” – gli italiani. Ogni dittatura che si rispetti vuol cambiare il popolo, in ossequio alla democrazia e per il bene del popolo stesso, si capisce. Qui però la giustificazione è mirabolante: chapeau alla fantasia dell’autore.

4) […] Oscar Giannino ha cercato di inserire Fare, il movimento che nasce da Fermare il declino, tra i sostenitori di Monti, pur avendo espresso varie criticità sull’agenda. Monti non è neppure preso la briga di rispondere perché l’agenda è discriminante e chi non ne condivide pienamente i contenuti non può essere un valido alleato. In altre parole: o la pensate come me oppure siete fuori. E per fortuna che, nel post di presentazione (pdf), terzo paragrafo, era scritto ben chiaro «Questo documento allegato, intitolato “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa, agenda per un impegno comune” è il frutto di questo lavoro ed è presentato come primo contributo per una riflessione aperta. Questa agenda vuole dare un’indicazione di metodo di governo e di alcuni dei principali temi da affrontare. Non è un programma di lavoro dettagliato e non vuole avere carattere esaustivo.»! Ma ovviamente gli italiani, conoscendo bene la menzogna altrui, si sono guardati attentamente dal discutere e riflettere, prendendo il pacchetto così com’è. Tutti tranne Oscar Giannino, il quale ha la mia stima imperitura per tante cose ma non per questa: il pacchetto andava letto e rigettato, altro che confronto. (Non è che Giannino abbia tentato di inserire Fare, ha chiesto a Monti che cosa ne pensava dei punti di FiD; ma siamo comunque rimasti delusi in molti dal tentativo di avvicinamento.)

5) Cattolico praticante non ostenta la sua fede ed ha chiarito che il suo movimento sarà non confessionale e che sarà garantita una vera libertà di coscienza nell’ambito dei valori difesi dalla nostra costituzione. A parte che questo punto andrebbe letto e meditato da coloro che Camillo Langone chiama, con una buona dose di disprezzo (e tutta la mia approvazione) “il mondo cattolico” –  ma questa è un’altra storia – tutta l’agenda e tutti i discorsi di Monti sono pieni di parole d’ordine buone per questi o per quelli. Già il governo tecnico aveva questa tendenza: proponeva qualcosa, proteste a non finire e dopo qualche giorno il qualcosa veniva cambiato o eliminato. Ora però è più evidente. Monti sembra classico come un tubino nero: lo usi per la sera altrettanto bene che per il giorno, basta che cambi scarpe, borsa e gioielli. A proposito: la nostra Costituzione è solo una legge e non una roba quasi sacra come quella degli Stati Uniti d’America. Bastano le giuste pressioni e zac! la si cambia. Non la direi proprio una solida base culturale su cui costruire.

6) Si rivolge innanzi tutto alla società civile offrendo a quanti non hanno trovato una risposta soddisfacente nell’offerta politica attuale una possibilità di partecipazione e di cambiamento. Partecipazione, già. Si veda al punto 4.

7) I problemi sono inevitabilmente interconnessi. Alcuni nodi drammatici, come ad esempio la disoccupazione, non si risolvono se contemporaneamente non si risolvono molti altri fattori: le tasse troppo alte; la burocrazia complessa e bizantina; il costo del denaro eccessivo soprattutto se paragonato a quello dei concorrenti esteri; la giustizia  farraginosa; le infrastrutture carenti. Il fatto che questi fattori siano collegati rende difficile l’attuazione di vere riforme perché in un’ottica normale diventa impossibile superare tante barriere e vince la conservazione. Tutto vero e sacrosanto. Nella Roma repubblicana, infatti, i dittatori servivano proprio a questo: a fare ciò che in condizioni normali (in quel caso, con le magistrature ordinarie) non si sarebbe potuto fare.

[…]Lo ha fatto con una chiarezza inusitata e promette di farlo ancora di più nel futuro quando non dovrà accettare i vincoli imposti da forze politiche che non ne condividono gli obiettivi. Guai ad essere conservatori o troppo prudenti: la situazione italiana richiede un profondo rinnovamento e tutto deve avvenire in un quadro coerente. Monti promette di farlo senza avere scheletri nell’armadio e lobby che lo condizionano, come sono evidenti all’interno delle forze politiche attuali. Qui non occorre commento, vero?

Monti ha innestato un processo di cambiamento che, se attivato su scala sistematica, potrebbe portare ad un vero abbassamento delle tasse. Be’, no. Monti non ha innestato un bel niente, e non solo perché i processi si innesCano, non si innesTano. Ci proverà, io non metto neanche in dubbio che ci voglia provare onestamente e sinceramente. Ci proverà se potrà; ma per adesso non c’è nessun cambiamento in atto (né con la C né con la T).

Monti può farlo perché ha una visione, perché vuole associare il proprio nome ad una trasformazione profonda del Paese per renderlo più simile a quello che lui desidera. Chissà come mai non è Martin Luther King a venirmi in mente?

Un elemento tipico di queste apologie è il modo con cui l’autore giustifica le azioni del soggetto di cui parla dandogli lustro o gettando biasimo su altri (per la numerazione, vedi sopra); per esempio:

1) Chiamato per fare quello che i “politici” non potevano e non volevano fare per non perdere i loro consensi;

3) […] ha il coraggio di dire che vuole cambiare gli italiani, non accettando che non possiamo guadagnarci un rispetto ed una stima superiore a quella che oggi ci viene concessa;

4) […] Oscar Giannino ha cercato di inserire Fare, il movimento che nasce da Fermare il declino, tra i sostenitori di Monti […] – come dicevo, Giannino non ha cercato di inserire un bel niente, anche se molti l’hanno intesa  così. Però, ammettere “Giannino ha cercato un dialogo con Monti” (che è appunto ciò che ha deluso molti, inclusa me, perché è un metodo normale ma noi non viviamo in tempi normali) sarebbe stato meno figo.

[…] Che differenza con un Berlusconi che, pur di allargare la base che lo sostiene, accetta patteggiamenti sempre più umilianti con la Lega!

Altro elemento caratteristico è l’uso degli aggettivi, come “inusitata” al punto 7 ([Monti] ha iniziato a fare i bilanci degli impegni assunti e dei risultati conseguiti. Lo ha fatto con una chiarezza inusitata). Veramente l’Istituto Bruno Leoni è da un pezzo che va usando una chiarezza inusitata nel parlare dei problemi dell’Italia; lo stesso dicasi per Oscar Giannino o per Antonio Martino.  Ma ci sono anche “audace”, “populistico”, “demagogico”, per non parlare della politica “buona e alta”.

Infine, c’è anche l’uso di formule che ormai si ritiene ci siano entrate nel cervello, “la vera alternativa”, “il superamento di vecchie logiche”… ma su queste è inutile perder tempo adesso, visto che le usano tutti. E giuro, non sono nulla di fronte a Bersani che afferma pomposamente «Il PD è un partito liberale». Liberale! A momenti cascavo dalla sedia.

Vorrei precisare un punto importante.

Non sto dicendo e non credo che l’autore dell’articolo sia un folle fautore di una novella dittatura. Questo articolo è stato certamente scritto con le migliori intenzioni di onesta analisi della realtà di oggi. Ma le parole formano il pensiero e insieme lo rivelano più di quanto noi vorremmo. Le parole di questo autore mostrano, in una maniera che per me è molto chiara, l’esistenza oggi di un atteggiamento come quello che descrissi nel post delle chiavi: il desiderio di ordine, di sicurezza, e anche di onestà, che è appunto il cavallo di Troia delle dittature, sia nella forma antica sia in quella nuova. Il punto 7 è particolarmente preoccupante, a guardarlo così.

Mi fa paura che una persona di esperienza scriva certe cose. Finché le scrivo io, che ho immaginazione da vendere e ho letto di tutto, va ancora bene: sono scemenze che scrive una persona qualsiasi nel suo blog e che pochi leggeranno. Se invece cominciano le persone di una certa età ed esperienza e collocazione, a scriverle o a dirle, allora finiamo veramente nei guai. Ci siamo già passati: quello che mi ha agghiacciato, nei giorni scorsi, a proposito di certe esternazioni di esponenti cattolici è che esternazioni simili furono fatte anche per Mussolini. E sentire da simili esponenti la difesa dello stato sociale (uno di peggiori insulti alla sussidiarietà e alla solidarietà che io conosca) non ha contribuito a tranquillizzarmi. Per i più, le parole hanno un peso diverso a seconda di chi le pronuncia: questo è un difetto di comunicazione, non dovrebbe esistere; però esiste  bisogna (re)imparare  a farci i conti.

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