Principio e valore

Si dice “valori non negoziabili” oppure “principi non negoziabili”? Il Santo Padre parla sempre di principi, e anche molti altri, ma spesso si vede o si sente parlare di valori. C’è differenza? E quale?

È un po’ come la vecchia storia dell’uovo di Colombo. Non ci avevo mai pensato, finché non ho trovato un articolo che ne parlava, ma in effetti “principio” e “valore” non sono termini intercambiabili. I principi in genere sono anche valori, ma non tutti i valori sono principi. La distinzione vale per ogni ambito, non solo per i principi non negoziabili, anche se lì è determinante. Penso che sia ora di riappropriarsi del significato delle parole, altrimenti qualunque comunicazione è solo menzogna.

Un principio è qualcosa che, nel tempo e/o nello spazio, si trova, è posto, viene, accade prima di un altro fatto o fenomeno o costruzione – userei il termine “ente” ma temo che ormai faccia venire in mente solo edifici zeppi di burocrati. La parola “principio” ha proprio la stessa radice di “primo” e “prima” e ha molti significati, tutti che discendono a cascata da questa “primitudine”.

In breve, un principio è qualcosa che c’è e viene prima di qualcos’altro, il quale altro non esisterebbe affatto senza il principio. Questo è il significato della parola. Ne consegue che un principio può solo essere riconosciuto, non può essere scelto.[1]

Un valore è qualcosa che vale, cioè che è valido, funzionante, ben saldo sulle gambe, per così dire (in latino, ci si lasciava dicendo ‘Vale’, che significa ‘Stammi bene’).  Diversamente dal principio, che ha caratteristiche oggettive di spazio e tempo, il valore è legato alla posizione o all’atteggiamento mio di fronte a qualcosa, e dunque dipende sempre da un sistema di riferimento: “vale” ciò che mi fa comodo, che mi è utile, che ritengo prezioso, che considero indispensabile per una vita dignitosa e così via.

Vediamo che dice lo Zingarelli.

Principio

[vc. dotta, lat. principiu(m), da princeps, genit. principis ‘primo’ (V. principe); 1261 ca.]

s. m. (pl. princìpi o princìpii)

1 Il fatto di cominciare | Inizio: il principio dell’operazione bellica | Prendere principio, cominciare | Dare principio, avviare. CONTR. Fine.

2 Tempo, fase iniziale, prime mosse di qlco.: il principio dell’anno; il principio dello spettacolo | I principi della civiltà, i primordi | In principio, al principio, inizialmente, prima | Dal principio, dall’inizio | Da principio, V. dapprincipio | Primo tratto di qlco.: il principio della strada | Prima manifestazione o sintomo di qlco.: Sentiva un principio di nausea (DE ROBERTO). SIN. Inizio.

3 Origine, causa: il principio di ogni vostro male | (lett.) Il principio dell’universo, Dio.

4 (spec. al pl.) Concetto fondamentale, prima proposizione di una dottrina, una scienza, una disciplina: i principi della logica; un principio della retorica | (lett., raro) Primi rudimenti, cognizioni elementari: nessun studio mi avrebbe rapito… più l’animo che questo, se io avessi avuto i debiti principii per proseguirlo (ALFIERI).

5 Idea originaria, criterio dal quale deriva un sistema di idee o sul quale si basa un ragionamento: il principio di Archimede; principio di identità; partire da un principio giusto.

6 Massima, norma morale, valore etico: ognuno ha i suoi principi; un uomo di saldi principi | Questione di principio, che tocca le convinzioni più profonde; (est.) vitale, fondamentale | Per principio, per profonda convinzione personale | In linea di principio, su un piano teorico.

7 (farm.) Principio attivo, costituente di un farmaco a cui si devono le attività principali espletate dal preparato: l’acido acetilsalicilico è il principio attivo dell’aspirina.

8 †Autore, inventore.

9 (al pl.) †Antipasti.

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Valore

[vc. dotta, lat. tardo valore(m), da valere; av. 1250]

A s. m.

1 Complesso delle qualità intellettuali e morali o delle capacità professionali per le quali una persona è degna di stima: avere coscienza del proprio valore | Usato spec. nella loc. agg. inv. di valore: medico, artista, giornalista di valore, di alto valore; un uomo di valore.

2 †Virtù: In sul paese ch’Adice e Po riga, / solea valore e cortesia trovarsi (DANTE Purg. XVI, 115-116).

3 Coraggio, ardimento, eroismo: combattere, resistere, difendersi con valore, con grande valore; dar prova di indomito valore; gli atti di valore di tutto il nostro esercito; medaglia, croce al valore militare | Valore civile, coraggio, sprezzo del pericolo dimostrati in qualità di semplice cittadino nel soccorrere chi si trova in una situazione pericolosa: medaglia, decorazione, ricompensa al valore civile.

4 Prezzo, costo: il valore di un terreno; il valore della merce; oggetto di grande valore, di scarso valore, privo di valore; anelletti contraffatti di niun valore (BOCCACCIO); aumentare, crescere, diminuire di valore | Campione senza valore, merce spedita in pacco postale di modeste dimensioni, come campione e quindi con tariffa ridotta | Mettere un bene, un capitale in valore, valorizzarlo, farlo fruttare | Mettere in valore, (fig.) far giustamente apprezzare: un incarico che ha messo in valore le sue capacità organizzative.

5 Peso, purezza, taglio, intensità del colore di una pietra preziosa.

6 (econ.) Valore attuale, valore odierno di una somma di denaro disponibile in data futura | Valore d’uso, l’utilità che un dato bene ha per chi lo possiede | Valore di scambio, quantità di un bene o di moneta che si dà in cambio di un altro bene o servizio di cui si ha bisogno o che si desidera | Valore aggiunto, incremento del valore di un bene per effetto di un processo produttivo operato su di esso; differenza tra il valore dei beni o dei servizi prodotti da un’impresa e quello degli acquisti di beni e servizi da terzi; (fig.) ciò che accresce l’importanza, la consistenza, le potenzialità di un’organizzazione, un movimento e sim. | Valore nominale, facciale, quello riportato sul titolo, che nelle azioni indica la frazione di capitale sociale che ciascuna di esse rappresenta e nelle obbligazioni la somma per la quale l’ente emittente si riconosce debitore | Valore intrinseco di una moneta, quello che la moneta metallica assume in virtù dell’oro o dell’argento puro che essa contiene | Valore estrinseco di una moneta, quello che ogni moneta metallica porta impresso | Valore commerciale di una moneta, quello che la moneta assume via via nel tempo | (dir.) Competenza per valore, quella di un organo giudicante stabilita in base alla importanza economica delle pretese che si fanno valere in giudizio | (dir.) Debito di valore, che ha per oggetto una somma di denaro non come bene a sé, ma come valore di un altro bene.

7 (al pl.) Gioielli e oggetti preziosi: prima di partire ha depositato in banca i valori.

8 (al pl.) Tutto ciò che può essere comprato e venduto in Borsa, come monete estere, azioni, obbligazioni, titoli di Stato e sim. | Valori mobiliari, i titoli azionari e obbligazionari che, emessi da enti pubblici e privati, sono quotati e scambiati in Borsa | Carta valori, carta moneta emessa dallo Stato e titoli di credito emessi dalle banche autorizzate come vaglia cambiari, assegni circolari e sim. | Valori di bollo, valori bollati, marche da bollo, francobolli, carte bollate.

9 Pregio: quadro, statua, ceramica di grande valore; un’opera di nessun valore artistico.

10 Importanza, rilevanza, da un punto di vista soggettivo od oggettivo: è ancora troppo giovane per comprendere interamente il valore della vita; per te l’amicizia non ha alcun valore; non puoi capire quale valore abbia per me questa fotografia; è una scoperta che ha un valore immenso | Efficacia: il valore di un metodo | Validità: il documento non ha valore se non è legalizzato; questa legge non ha più valore.

11 (spec. al pl.) Ciò che è vero, bello, buono, sia dal punto di vista del singolo individuo che di un’intera collettività, mutevole a seconda delle epoche storiche: valori morali, sociali, estetici; rovesciamento dei valori; per lui la famiglia è un valore | I valori umani, gli ideali a cui aspira l’uomo nella sua vita | Scala di valori, gerarchia di princìpi, ideali ecc., che serve da riferimento nei giudizi e nel comportamento.

12 (mat.) Elemento associato a un elemento dato in un’applicazione: applicazione a valori in… | Valore di verità, in logica, per un enunciato, uno dei due attributi ‘vero’ o ‘falso’, di solito indicati con 1 o 0 rispettivamente | Elemento particolare con il quale si identifica, o si può identificare una variabile: il valore di una grandezza; valore assoluto | (stat.) Valore mediano, mediana.

13 (mus.) Durata della nota o della pausa corrispondente: una semiminima ha il valore di due crome.

14 Con valore di, avere valore di, loc. che esprimono equivalenza fra due fatti, rispetto soprattutto agli effetti, all’importanza, alla funzione: participio con valore di aggettivo; l’aggettivo ha qui valore di avverbio; il tuo silenzio ha il valore di una rinuncia.

15 (ling.) Significato, funzione: il valore di un vocabolo, di una locuzione; solo nel contesto è possibile determinare il valore di questa espressione.

16 (al pl.) Nel linguaggio della critica d’arte, gli elementi stilistici particolari di un’espressione artistica: valori spaziali, tonali, luministici, plastici.

B in funzione di agg. inv.

* (posposto al sost.) Nella loc. clausola valore, quella inserita in un contratto per garantirsi che la somma dovuta in esecuzione dello stesso sia commisurata al potere d’acquisto della moneta legale.

Riassumo:

– un principio viene prima, e sta alla base, di qualcosa che cresce, che si sviluppa (vale anche per l’aspirina: senza acido acetilsalicilico, non c’è aspirina, c’è qualcos’altro). Senza il principio non c’è la costruzione successiva e la presenza ed essenza del principio non dipendono dai gusti personali o dalle scelte individuali: un principio c’è da prima che ci fossi io, quindi non dipende da una scelta mia;

– un valore dipende da un sistema di riferimento, che può essere degno e umano oppure, a volte, transitorio o ideologico o semplicemente falso: per limitarsi a un esempio mercantile, siamo convinti che i diamanti abbiano maggior valore delle altre pietre preziose perché alcune campagne pubblicitarie hanno costruito un sistema di riferimento in cui essi sono proposti come più desiderabili.

Quando ci si muove nel campo della morale, i principi sono anche valori: sono qualcosa che vale, qualcosa per cui si può dare la vita. Lo sono appunto perché vengono prima di noi e ci costituiscono: ce li abbiamo scritti nel cuore, per così dire. Non dipendono da noi, dai nostri gusti o da situazioni contingenti: se vengono meno, veniamo meno anche noi, quindi è il caso di difenderli con tutte le forze. L’espressione “farne una questione di principio” esprime proprio questo sentimento: io faccio di qualcosa una questione di principio se quella cosa mi costituisce, se è parte della mia identità, del mio essere umano e non sarei più io se la perdessi. A volte le questioni di principio possono essere sbagliate, perché si pone come principio della propria identità qualcosa che non è realmente principio; ma il sentimento è comunque giusto.

Nel caso dei principi non negoziabili, se essi vengono meno, è la società a venir meno: non perché sparisca del tutto, visto che siamo creature relazionali, ma perché diventa un luogo non umano, in cui non si può essere pienamente sé stessi. Per l’origine, i principi non negoziabili non sono “cose da cattolici”, sono “cose da uomini”.


[1] Di fatto, l’espressione “principi non negoziabili” è un ossimoro, a differenza di “valori non negoziabili”. Non è certo un caso che il termine “negoziabili”, nel primo documento in cui compaiono detti principi, sia racchiuso tra virgolette: […] Se il cristiano è tenuto ad «ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali»,[15] egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, cap. 2, par. 3). Una volta divenuta locuzione, l’espressione si scrive senza virgolette, ma per natura rimane un ossimoro.

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