Di, da… c’è una bella differenza

Tema: persone, economia, capitale umano

Tempo fa conclusi un post dicendo che il mercato è fatto di persone. Poche ore dopo, il solito benpensante convinto di avere la verità in tasca mi corresse replicando che il mercato è fatto da persone.

No, non è vero affatto.

Una casa è fatta DAI muratori ed è fatta DI mattoni (o legno o quel che vi pare). C’è una bella differenza.

Similmente, il mercato è fatto DI persone perché questa è la sua natura. Le persone per il mercato sono come i mattoni per la casa. La cosa fighissima è che si mettono in opera da sé: mattoni automuranti.

Noi pensiamo il mercato fatto DA persone quando ci convinciamo che in economia esistano leggi simili a quelle fisiche, anzi, quando ci convincono che esistano, che la legge della domanda e dell’offerta sia simile alla legge di gravità e altrettanto inevitabile.

Non è così. La legge della domanda e dell’offerta è un’ipotesi di lavoro che presuppone degli assunti basati sull’osservazione (e ci mancherebbe) ma piuttosto rigidi, del tutto inadeguati sia per descrivere la realtà sia per soddisfare il cuore umano. E considerato che economia vuol dire “la norma che regola la casa”, non so chi avrebbe la faccia di dire che la casa non debba entrarci con il cuore.

Questo accade con tante parole del mondo economico, ultimamente con “capitale umano”; infatti ho deciso di scrivere queste righe in onore di qualcuno che crede nelle persone in economia.

L’aspetto drammatico è che la locuzione «capitale umano»” è nata per contrastare la fastidiosa e deprimente «risorse umane». Ma qui c’è da capire che le parole devono dire gli oggetti, non ce le possiamo inventare così come viene al momento: le persone sono persone, padri o figli, operai o imprenditori. Possiamo cercare un nome globale ma poi quello è, proprio perché è un nome. Voglio dire che il nome indica la persona, non è lì per i comodi degli studiosi o dei pigri. Io mi risentivo quando mi chiamavano Roberta, perché io mi chiamo Umberta; non ci tenevo per niente, al mio nome, però mi seccava che mi chiamassero con il nome di un’altra.

Risorse umane mette l’accento sul fatto che, se mi servi bene, se no fatti tuoi. Deprimente, appunto.

Capitale umano, però, da un lato crea confusione, perché c’è chi usa capitale umano quasi come sinonimo di “personale” (è la dizione originaria) e chi invece lo usa in maniera del tutto astratta per indicare un “cumulo di capacità e potenzialità”; dall’altro non è diverso dal dire “risorse”, perché un capitale è sempre funzionale all’opera di un’azienda: se io possiedo un capannone e non me ne faccio nulla, quello non è un capitale, è solo un capannone inutilizzato. Gli operai disoccupati di Eliot [99] erano anche loro “capitale umano” oppure no? No. Il capitale umano è tale solo se lavora in azienda. I disoccupati non sono capitale umano. Ma sono persone.

E il tuo collega, quello che sta alla scrivania accanto… è un capitale umano? è una persona? E tu, chi sei?

Ecco, se partiamo da questo possiamo rialzare la testa.

Ma, non so perché, quando sento i tg e i sondaggi elettorali, mi scoraggio.

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