Nessuna nuova buona nuova

A volte mi pare che il mio interesse per le parole sia innato e in parte lo è, visto che ho scritto il mio primo dizionario a sette anni (sardo-italiano, per la cronaca). Se mi guardo alle spalle, però, devo anche notare che soffrivo di una incapacità verbale che era stramba, almeno in apparenza. C’erano delle espressioni che proprio non riuscivo a comprendere, non avevano senso oppure gli davo il senso sbagliato. Più tardi ho compreso che succedeva perché mi mancava la comprensione di ciò che la parola e la frase indicavano, però ogni tanto ci ripenso ancora con meraviglia.

Una di queste espressioni era “nessuna nuova buona nuova”. Specie a trovarla scritta così, senza virgola, andavo in crisi nera: ma che vuol dire? chi sta con chi? e dov’è il sostantivo? che ci fanno quattro aggettivi di fila senza un sostantivo?

Ci ho messo anni a capire che “nessuna nuova, buona nuova” (mettiamoci la virgola, è un gesto di carità) significa “non avere notizie è di per sé una buona notizia” perché è segno che tutto procede bene. Ci arrivai, credo, sentendo dire, in merito a qualcuno di cui non si avevano notizie da tempo: «Non c’è da preoccuparsi, se fosse morto l’avremmo saputo senz’altro». Ah, caspita, ho detto io, allora quella frase significa questo? Potevo immaginare che cosa significasse, dal modo in cui era usata; ma immaginare non è proprio sapere. E non possedevo un dizionario grande, a quel tempo.

Le notizie sono sempre “nuove”, nel senso dell’aggettivo,  altrimenti non le percepiremmo come notizie. Umanamente, però, trovo un po’ insipido che le uniche notizie da aspettarsi siano quelle relative alle sciagure. C’è un cartone della Pimpa molto carino, in cui Pimpa si sveglia alle 4,30 del mattino perché il gallo canta e va da lui a chiedergli se non è che canti sempre tanto presto perché ha fame per la fame; il gallo le mostra il sole che sorge e risponde «Canto perché vorrei che tutti venissero a vederlo» (video). Eppure non si può dire che il sorgere del sole sia proprio una “nuova” vero? Il gallo della Pimpa è più saggio di molti uomini.

Forse è una tendenza che abbiamo, perché la felicità è silenziosa, diceva qualcuno: è difficile, cioè, da raccontare, un po’ perché sfugge al racconto e un po’ perché non si sa mai che l’altro sia infelice e allora che fai, gli racconti quanto sei contento?

La cosa non mi convince fino in fondo, lo ammetto.

E quella frase mi è tornata in mente perché ho appena scritto ad un amico che sta in Kenya. Negli ultimi due anni è capitato un paio di volte di aver cattive nuove da laggiù, ultimamente non mi pare che ce ne siano state. Ne potrei dedurre che “nessuna nuova, buona nuova”, dunque; ma non vedo perché dovrei accontentarmi.

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