…ma io farò de l’altro altro governo

Purgatorio, Canto V, vv. 85-129

Poi disse un altro: «Deh, se quel disio
si compia che ti tragge a l’alto monte,
con buona pietate aiuta il mio!

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;
Giovanna o altri non ha di me cura;
per ch’io vo tra costor con bassa fronte».

E io a lui: «Qual forza o qual ventura
ti traviò sì fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepultura?».

«Oh!», rispuos’elli, «a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino.

Là ‘ve ‘l vocabol suo diventa vano,
arriva’ io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.

Quivi perdei la vista e la parola
nel nome di Maria fini’, e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.

Io dirò vero e tu ‘l ridì tra ‘ vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava: “O tu del ciel, perché mi privi?

Tu te ne porti di costui l’etterno [la parte eterna, immortale, vale a dire l’anima]
per una lagrimetta che ‘l mi toglie;
ma io farò de l’altro altro governo!”. [l’altro=la parte non eterna, non immortale, cioè il corpo]

Ben sai come ne l’aere si raccoglie
quell’umido vapor che in acqua riede,
tosto che sale dove ‘l freddo il coglie.

Giunse quel mal voler che pur mal chiede
con lo ‘ntelletto, e mosse il fummo e ‘l vento
per la virtù che sua natura diede.

Indi la valle, come ‘l dì fu spento,
da Pratomagno al gran giogo coperse
di nebbia; e ‘l ciel di sopra fece intento,

sì che ‘l pregno aere in acqua si converse;
la pioggia cadde e a’ fossati venne
di lei ciò che la terra non sofferse;

e come ai rivi grandi si convenne,
ver’ lo fiume real tanto veloce
si ruinò, che nulla la ritenne.

Lo corpo mio gelato in su la foce
trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse
ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce

ch’i’ fe’ di me quando ‘l dolor mi vinse;
voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
di sua preda mi coperse e cinse».

Noi siamo vivi e questo significa che siamo limitati; non possiamo sapere tutto.

Priebke è un assassino che non si è pentito, questo lo vediamo. Ma, appunto, non vediamo altro, perché non possiamo vedere tutto.

Sono rimasta esterrefatta da questa faccenda delle esequie negate. Pensare ad Antigone veniva facile, e anche a Buonconte da Montefeltro o a Manfredi ma poteva ancora essere parziale e sterile, se non si pensa a che cosa servono i funerali – di chiunque, non solo di Priebke. A che cosa servano, lo ha detto uno qui meglio di me.

Stamane riascoltavo i primi canti del Purgatorio e non posso fare a meno di notare che la vicenda delle spoglie di Priebke è simile a quella di Buonconte e di Manfredi. Però la vedo più simile a quella di Buonconte, perché lì il demonio fa scempio del corpo per la rabbia di non poter avere l’anima «per una lagrimetta». E qui? Per quel che ne so (sapere non è uguale a decidere), potrebbe anche essere lo stesso.

Io non ho modo di sapere che cosa sia accaduto nell’ultimissimo istante. Per questo, non ritengo che la mia parte sia quella di insultare. E, onestamente, non ritengo che sia la parte di nessuno.

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