L’immaginazione cattolica e la narrativa, di Peter Mongeau

Intervento a Spring Hill College, Mobile (Alabama), 10 settembre 2013 – http://tuscanypress.com/blog/the-catholic-imagination-and-fiction.php

Che cosa sono l’immaginazione e la narrativa cattoliche?

Questa è la domanda che abbiamo davanti. Che cos’è questa immaginazione e come agisce nel comporre un’opera di narrativa? Lascerò ai membri del gruppo di lavoro le risposte più dettagliate alla domanda. Vi racconterò invece, come contesto, della missione che, in quanto editore, io percepisco nel mio lavoro con la Tuscany Press.[1]

Pensate alla scrittura come alla pittura, Dipingere è un’arte, il pittore è un artista e la pittura stessa, il prodotto della tecnica espressiva… è arte.[2]  Se noi consideriamo lo scrivere come un’arte, lo scrittore è un artista, il romanzo è il prodotto dell’arte, dunque il romanzo è arte.

Dato il numero e il genere di libri che oggigiorno si avvicendano monotoni sulle liste dei più venduti, sarebbe corretto dire che oggigiorno il romanzo sia meno teso all’arte che all’intrattenimento. Un cinico direbbe – e molti editori guardando i bilanci sarebbero d’accordo – che un libro per essere ritenuto un successo deve intrattenere.

Per oggi, tuttavia, consideriamo il romanzo come un opera d’arte prima di tutto, e solo in secondo luogo come un prodotto remunerativo di intrattenimento. A questo proposito, dobbiamo chiederci: qual è lo scopo dell’arte?

È lunga la lista – dalla Poetica di Aristotele alle più recenti teorie di critica letteraria – di coloro che cercano di spiegare la natura e lo scopo dell’arte. Tuttavia, senza disdegnare i loro insegnamenti, come cattolici dobbiamo solo tornare indietro di pochi anni, al 4 aprile 1999, domenica di Pasqua, per essere richiamati a come un artista cattolico risponda alla sua vocazione nel ventunesimo secolo.

In una calda mattina di sole, celebrando Cristo risorto, Giovanni  Paolo II nel crepuscolo del suo pontificato pubblica la sua Lettera agli artisti. La lettera – uno dei molti inviti che il pontefice lanciò nel 1999 anticipando il Giubileo dell’anno 2000 – cercò di ispirare una rinascita dell’arte sia nella Chiesa sia nel mondo. Considerando che questo desiderio di rinascita continua ancora oggi, quella potrebbe essere una delle lettere più sottostimate del ventesimo secolo.

Il grande papa, mistico, poeta e drammaturgo parla ai suoi consimili artisti circa la vocazione che condividono:

Chi avverte in sé questa sorta di scintilla divina che è la vocazione artistica — di poeta, di scrittore, di pittore, di scultore, di architetto, di musicista, di attore… — avverte al tempo stesso l’obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo, per metterlo a servizio del prossimo e di tutta l’umanità.[3]

Giovanni Paolo II ricorda all’artista di non sciupare la «scintilla divina» ma di svilupparla, di levigarla e rifinirla al fuoco della creatività, non per se stesso ma per un servizio all’umanità. Dio ha dato agli artisti del mondo il genio della creatività, la responsabilità di portare bellezza agli altri e di mostrare la luce di Cristo sotto le apparenze della loro opera.  Come dico ai miei scrittori, «tu scrivi non per te ma per Dio e per i tuoi lettori». L’arte autentica ha uno scopo. L’arte autentica cattura e riflette la bellezza di Dio. L’arte autentica intrattiene, anche – o, se preferite, diletta. A qualche livello, deve farlo, altrimenti il lettore le resterà indifferente.

[A]nche al di là delle sue espressioni più tipicamente religiose, [l’arte come tale,] quando è autentica, – come Giovanni Paolo II spiega così chiaramente – ha un’intima affinità con il mondo della fede, sicché, persino nelle condizioni di maggior distacco della cultura dalla Chiesa, proprio l’arte continua a costituire una sorta di ponte gettato verso l’esperienza religiosa. In quanto ricerca del bello, frutto di un’immaginazione che va al di là del quotidiano, essa è, per sua natura, una sorta di appello al Mistero. Persino quando scruta le profondità più oscure dell’anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, l’artista si fa in qualche modo voce dell’universale attesa di redenzione.

Come Giovanni Paolo II indica, non esiste limite invalicabile per l’artista – la profondità e l’altezza e l’ampiezza dell’esperienza umana sono campi aperti per l’arte di oggi come lo erano quando omero sedette per la prima volta sulle rive dell’Egeo color del vino per ideare le battaglie e gli enigmi del cuore umano sulle pianure di Troia. In effetti, oggi, la sfida è perfino maggiore. Noi vediamo che cosa accade quando l’uomo si allontana da Dio e vediamo opere d’arte vuote di Dio; al tempo stesso, la genuina bellezza che Dio offre a tutti, permane. I grandi scrittori cattolici del secolo scorso – Walker Percy, Flannery O’Connor, Graham Greene, Evelyn Waugh, per fare qualche nome – si ergono come sentinelle alle porte della città, attendendo che giunga l’aurora – i nuovi grandi scrittori cattolici del ventunesimo secolo – in cui, come promesso nella prima mattina di Pasqua, tutte le cose saranno fatte nuove.

Come parte di questo tentativo di rinnovare la creazione – almeno tramite la parola scritta – noi siamo qui oggi per offrire un promemoria e una speranza – particolarmente agli scrittori di narrativa cattolici; non per lamentarci delle condizioni avverse ma per offrire la scintilla che accenda il genio creativo negli artisti scrittori di oggi. Perciò diciamo agli scrittori: «Amate il vostro lavoro, amate i vostri personaggi con tutte le loro mancanze e soprattutto amate Dio e i vostri lettori e… regalate loro una grande storia».

[Discussione del gruppo di lavoro, domande del pubblico e risposte: Rev. Michael J. Williams, S.J., docente di Lingua inglese; Dr. Matthew Bagot, docente di Teologia; Rev. Christopher Viscardi, S.J., preside del Dipartimento di Teologia; Joseph O’Brien, editor, Tuscany Press; Ron O’Gorman, autore di Fatal Rhythm; Kaye Park Hinckley, autrice di A Hunger in the Heart]

Conclusioni

Prima di terminare, un’ultima citazione su cui meditare. Un giovane scrittore che alcuni di voi forse conoscono – dopotutto, ha studiato dai gesuiti – inviò una lettera al fratello Stanislaus cercando di spiegargli che cosa facesse come scrittore:

C’è una certa rassomiglianza tra il mistero della Messa e quello che sto cercando di fare… dare alla gente una sorta di piacere intellettuale o spirituale mutando il pane quotidiano in qualcosa che abbia una propria stabile vita artistica… per il loro miglioramento intellettivo, morale e spirituale. 

Questo giovane scrittore comprende ciò che tutti gli scrittori cattolici dovrebbero avere come seconda natura: la capacità di offrire arte che porti frutto al suo pubblico, e al suo autore; una sorta di manifestazione, una scoperta e una rivelazione che, in maniera assai simile ai Sacramenti, punta sia al “qui e ora” sia all’“aldilà” – al tempo e al fuori dal tempo; alla nostra creta terrena e alle nostre aspirazioni celesti.

Lo scrittore è James Joyce; e pur dovendo riconoscere come egli non abbia avuto con la Chiesa il migliore dei rapporti, è chiaro quantomeno dai suoi scritti che l’amore per la sua arte ha una sfumatura particolarmente cattolica. O forse dovrei dire che esso risplende in una luce particolarmente cattolica.

È quella stessa luce che – come i nostri esperti hanno sottolineato oggi – ogni scrittore cattolico dovrebbe cercare di raggiungere nel suo lavoro. Speriamo molto che anche la discussione di oggi abbia fatto risplendere un po’ di quella luce. Desiderio ringraziare Spring Hill College per l’ospitalità e per la generosità nel consentirci di perorare la causa dell’immaginazione e della narrativa cattoliche. Vorrei anche ringraziare tutti i membri del gruppo di lavoro e tutti voi che avete partecipato.


[1] La Tuscany Press è la casa editrice che Peter Mongeau ha fondato nel 2012 (http://www.tuscanypress.com/) e di cui CatholicFiction.net è un’iniziativa.

[2] Qui “l’arte” o “un’arte” è la traduzione di craft e “arte” è la traduzione di art. In altri contesti, craft si potrebbe tradurre con “mestiere”, come nella locuzione Arts & Crafts (Arti e Mestieri), ma qui non mi pare appropriato.

[3] NdT. Qui e più avanti, il testo italiano della lettera è quello della versione ufficiale.

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