Epigrafi volatili

Epigrafi volatili

I siti pubblicati su wordpress.com hanno un servizio di Statistiche, che a me è stato molto utile quando ho iniziato a scrivere il mio blog. Qui c’è un pdf che mostra la pagina.

Anche se non scrivo più, ogni tanto ancora leggo le statistiche, per capire quali siano le curiosità degli utenti e in che forma le. Stamattina ci ho trovato un esempio di messaggio epigrafico contemporaneo che mi ha fatto tenerezza, visibile anche nel pdf:

se dice tvttb teso che significa

Questa ragazza[1]  ha usato internet come la matrigna di Biancaneve usava lo specchio fatato o le fanciulle di una volta la margherita: domanda diretta – chi è la più bella del reame? m’ama o non m’ama? Alcuni, in effetti, usano i motori di ricerca così, come se fossero in chat.

Non so se la rete abbia risposto, spero di sì. Ad ogni modo, “tvttb teso” significa “ti voglio tanto tanto bene, tesoro mio”.

Certo, il povero ragazzo ha scelto la donna sbagliata per fare l’epigrafista. Qualcuno avrebbe dovuto dirgli che il linguaggio è una convenzione sì, ma una convenzione condivisa con chi riceve il messaggio, se no non ci si capisce. Avesse almeno scritto “tesò” anziché “teso”, un pezzo si sarebbe inteso chiaramente – e poteva illuminare il resto; però bisognava battere di più sui tasti, per far uscire l’accento. Molti scrivono “teso” come troncamento di “tesoro”: parola-immagine anziché parola-suono. Forse non la pronunciano né l’hanno mai sentita ma solo vista scritta. Oppure non pensano che la parola scritta riproduce un suono e che il significato è legato al suono e non all’aspetto, nel nostro sistema di scrittura. Non so.

Naturalmente, un messaggio scritto con uno strumento informatico non è un’epigrafe, perché le epigrafi sono iscrizioni su materiale duraturo e solido; i supporti cedevoli, come la carta, sono esclusi, e figuriamoci quelli volatili. L’ho chiamato messaggio epigrafico a causa delle abbreviazioni.

Quel messaggio è tutto un’abbreviazione; e non è poi tanto diverso dalla tavoletta con su scritto “INRI” che si vede riportata su alcuni crocifissi[2] o dalle iscrizioni sugli architravi delle chiese rinascimentali o da certe lapidi funerarie latine. Lo scopo è sempre lo stesso, risparmiare: solo che nell’antichità si voleva risparmiare spazio e fatica – perché non è proprio comodo e veloce, scolpire un’iscrizione sulla pietra; mentre i ragazzi di oggi immagino che vogliano soprattutto risparmiare tempo.

Forse, però, cercano anche il brivido di qualcosa di segreto, riservato, non troppo sbattuto alla luce del sole. È possibile, suppongo, in un mondo in cui si ha l’impressione che di cose davvero misteriose non ce ne siano più. Come zia di un nipote che da grande vuol fare il cacciatore di draghi, questa percezione di non-mistero mi pare assai triste. Ma dopotutto mio nipote ha me come zia: gli ho detto che da queste parti non ci sono più draghi, perché era tutto ciò che voleva sentire, ma non gli direi che i draghi non sono mai esistiti. I bambini sanno benissimo che i draghi esistono, solo che non hanno piacere di trovarseli in giardino.[3]

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Francesca Razzetti, Introduzione all’epigrafia latina, Loescher Media Classica – semplice e molto interessante, con immagini

Achille Campanile, Equivoci vecchi e nuovi – a proposito di convenzione condivisa…

e in inglese? Texting, Circa 1860, by Richard Nordquist 

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[1] Ho visto sempre solo i maschi scrivere così, perciò ipotizzo che chi ha ricevuto il messaggio fosse una ragazza. Ma naturalmente è possibile anche il contrario.

[2] O dal Titulus Crucis, che si trova a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Il Titulus Crucis è un’epigrafe, appunto, perché l’iscrizione è incisa su legno.

[3] Ok, so che i più odiano le citazioni, quindi lo scrivo in nota. Che i bambini vogliano sentirsi dire che i draghi “da queste parti non ci sono più” l’ho imparato da Tolkien, anche se ho dovuto mettere insieme un nipotino e un documentario sui draghi per capirlo (non c’è maestra come l’esperienza, eh). Mentre «i bambini sanno benissimo che i draghi esistono» è una nozione basilare per qualunque chestertoniano, anche dilettante, e io sono giustappunto un novello membro della Società Chestertoniana Italiana, con tanto di tessera.

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