A me Matteo Renzi non piace, si può dire?

Le dimissioni di Cuperlo dalla presidenza del PD mi hanno fatto pensare, una volta di più, a quanto non mi piaccia Matteo Renzi. Solo, il motivo stavolta era più chiaro.

Per la verità, Renzi non mi è mai piaciuto, dalla prima occasione in cui l’ho sentito parlare (una puntata di Porta a Porta di qualche anno fa). Però avevo l’impressione che non mi piacesse solo perché mi ricordava qualcun altro, così ho cercato di essere neutrale il più possibile, quando lo ascoltavo. Ce l’ho messa tutta per non farmi influenzare da ricordi inconsci ed essere obiettiva rispetto ai contenuti.

Ma Renzi mi appare un manipolatore, genere che detesto; e un ottimo manipolatore, il che me lo rende più detestabile in quanto potenzialmente pernicioso. Non è questione di contenuti. Con Cuperlo, la sua capacità di manipolazione è stata molto chiara.

Oh, intendiamoci, Cuperlo s’è comportato come un quindicenne permaloso. Alla battuta «Anche tu sei stato eletto con la lista chiusa, che vai a dire delle preferenze?», andava semplicemente risposto «Ciccino, non c’era un altro modo; e se uno vuol realizzare qualcosa, deve anche un po’ (non del tutto, ma un po’ sì) adattarsi a quello che c’è»; e magari poteva aggiungere – è un proverbio che ho appreso dai toscani, ci stava a pennello – «io faccio il pane con la farina che ho».

Andava risposto in quel modo. Non credo tuttavia che Cuperlo fosse in grado di farlo, perché glielo impedivano due ostacoli molto alti e difficili da saltare: è effettivamente permaloso di suo (si vede dalla faccia) e ha “sposato” la linea comunicativa di coerenza integrale e di lesa integrità al minimo accenno di critica che va forte tra i sinistri. Insomma, era fregato. La manipolazione è questo: parlare o agire in modo da provocare una reazione che è già determinata e attesa. Con i 5Stelle è facile, con Cuperlo è stato facile; in Italia ho l’impressione che sia facile un po’ con tutti – da questo punto di vista, il nostro parlamento è veramente rappresentativo.

A me non importa quel che fa Renzi. Anzi, in un certo senso, ammiro molto la capacità di fregare la gente usando le sue stesse armi – la posa di lesa integrità è un’arma, infatti, e anche la pretesa di coerenza a tutti i costi. La ammiro perché mi manca; se l’avessi, forse l’ammirerei di meno, visto che mi costerebbe fatica tenerla a bada. Già, perché a me non piace essere manipolata e quindi non mi piacerebbe farlo ad altri; ma, siccome siamo esseri caduti, non è che sempre riusciamo a vivere all’altezza del nostro desiderio di bene. Anzi, di solito non ci riusciamo; video meliora proboque, deteriora sequor, vedo il bene e faccio il male, e tutto questo genere di cose.[1]

Dicevo che a me non importa quel che fa Renzi. M’infastidisce la comunicazione. Quel dire, ad esempio, «io avrei voluto le preferenze ma Berlusconi si è opposto»[2] equivale a scaricare la responsabilità di qualcosa di malvisto sulle spalle di un altro; vero o no che sia, è un appello alla simpatia del pubblico, povero cuoricino, la colpa è sempre dell’altro, del “cattivo”. Cicerone lo chiamerebbe captatio benevolentiae, è un mezzo tecnico per ottenere un effetto; ma è un mezzo che mi infastidisce poderosamente.

Non ho visto tutta la puntata di Porta a Porta di ieri, quindi basta così. Posso solo dire, basandomi sull’ascolto di vari mesi, che la capacità manipolatoria c’è, è ottima, si vede (be’, io la vedo), gliela invidio un po’… e spero che la usi a fin di bene.


[1] Rispettivamente, Ovidio nelle Metamorfosi (VIII, 20-21) e parafrasi di san Paolo nella lettera ai Romani (7,18-19, «c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio»).

[2] Porta a Porta, trasmissione del 21 gennaio 2014.

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: