Homo ludicus e uomini invisibili

Una delle avventure di padre Brown parla di un uomo invisibile. Non è invisibile davvero, però, ma solo a causa del suo lavoro di postino, che rende la sua presenza scontata, non degna di attenzione.

Il racconto è bello, e uno dei miei preferiti, ma mi ha sempre sconcertato la possibilità che un intero quartiere possa non far caso al postino. Adattandomi, mi dicevo che, va be’, magari a quei tempi era così ma oggi sicuramente non succederebbe più. Razionalmente avrei anche potuto pensare che cose del genere magari accadevano in Inghilterra ma qui da noi no di sicuro. E tutto questo poteva anche esser vero, una volta. Ma oggi no, mi son dovuta ricredere.

Ho sentito infatti un servizio di un tg che non nominerò, perché si dice il peccato e non il peccatore. Secondo il brillante giornalista, in questa fine-di-settimana Roma è piena di turisti che affollano musei e ristoranti ma per strada non si trova neanche un romano.

Ovvio che no, volpe. I romani non li trovi a calpestar le strade perché lavorano. Lavorano nei ristoranti e nelle cucine dei ristoranti, lavorano nei musei come guide e come assistenti, lavorano in tutti quei luoghi in cui i turisti stranieri decidono di gironzolare. Non stanno in giro a divertirsi o ad istruirsi. Stanno dentro a lavorare.

E, siccome lavorano, diventano invisibili. Diventano invisibili per i giornalisti volpi e per quelli che gli danno retta, che poi si mettono a ripetere che a Roma in estate non ci rimane nessuno. Oh, per inciso: molta gente non lavora ma non è neanche andata via, semplicemente se ne sta in casa, per tanti motivi: perché nelle strade c’è troppa gente, perché finalmente si può fare una dormita in santa pace, perché si vergogna di non aver potuto andare in vacanza…

E mi viene in mente che forse, dopo l’homo oeconomicus, adesso si sono inventati, come modello dell’umanità, l’homo ludicus: o vai a spasso oppure non esisti.

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