Astensione e astensionismo

Ma fatemi capire: se i candidati del Pd prendono il 40% in elezioni fuori patria (le europee), quello è un voto che legittima il governo non eletto del suddetto Pd; se però  lo stesso Pd e lo stesso governo prendono una legnata epocale in patria (Emilia Romagna), quello non è un voto contro il Pd e il governo?

Forse qualcuno non capisce come sia corretto usare le percentuali; potrei essere io, ma mi sa tanto di no.

Anche con le parole certuni non se la cavano meglio. Per esempio, non evitano MAI la suprema scorrettezza di confondere astensione e astensionismo.

Astensione è l’azione di tenersi lontano da qualche cosa o di non mettere in pratica un certo comportamento. Normalmente il termine si usa per indicare l’astensione dal voto. Se uno non fuma in presenza di bambini, per esempio, sta praticando un’astensione, ma in genere non si dice così, per questo tipo di cose usiamo il verbo; il 60% degli emiliani e romagnoli che non hanno votato, invece, hanno praticato l’astensione.

astensione

[vc. dotta, lat. tardo abstentione(m), comp. di abs ‘da’ e teneo ‘io tengo’, prob. attrav. il fr. abstention; 1865]

  1. f.

1 (raro) Rinuncia a fare o dire qlco. | Astensione dal lavoro, sciopero.

2 Deliberata rinuncia a esercitare il diritto di voto: abbiamo notato troppe astensioni.

Insomma, l’astenersi dal voto politico si è meritato un sostantivo tutto suo. Siccome il voto è sia un diritto che un dovere, questa parola, se uno non ci sta più che attento, facilmente diventa focolaio di moralismo: non sei andato a votare, vergogna vergogna. Nessuno in Italia – altrove non so – pensa all’astensione come a un’azione ben precisa che ha un significato. Da noi, astensione e astensionismo sono considerati la stessa cosa. Ma non è così.

Se uno si astiene da qualcosa, lo fa con un motivo e uno scopo: l’astensione dal fumare quando ci sono bambini, per riprendere l’esempio, è un modo di rispettare la salute  di creature più deboli. Uno che si astiene dal voto sta mandando un messaggio; e il messaggio varia a seconda del momento e della reiterazione.

L’astensionismo è la ripetizione del comportamento “astensione”; il messaggio è “non me ne frega niente di voi che mi chiedete di votare” o, più raramente, “non sono minimamente d’accordo con questo regime”. Questi due messaggi non sono affatto equivalenti come tali, ma in un Paese piccolo come il nostro i loro effetti si equivalgono.

Bisognerebbe ricordarsi sempre che l’astensionismo, come nome di esperienza, indica una ripetizione, una tendenza, indicata dal suffisso -ismo. Uno che si astiene abitualmente dal voto è un astensionista.

Per traslato, si è voluto chiamare così anche l’insieme degli astenuti in una data votazione, cosa che considero scorretta, appunto perché è moralistica. Non c’è alcun motivo, diciamo, esperienziale di chiamare “astensionismo” l’insieme delle astensioni, basterebbe chiamarlo “astensione totale”. E invece no, qualcuno avrà pensato che astenersi dal voto è un peccato contro la democrazia e stabilito l’equivalenza (moralisticamente, ripeto; quasi me lo vedo, il tizio indignato che scrive e pensa “vergogna vergogna”).

astensionismo

[fr. abstentionnisme, da abstentionniste ‘astensionista’; 1905]

  1. m.

1 (raro) Tendenza a non partecipare alla vita politica.

2 Tendenza, atteggiamento di chi si astiene dall’esprimere il proprio voto | L’insieme delle astensioni.

I cittadini emiliano-romagnoli che per la prima volta non sono andati a votare, invece, non stanno per forza dicendo “non me ne frega niente”. Una quota del totale è certo stato astensionismo vero e proprio (quelli che non hanno votato nemmeno in passato). Una parte non avrà potuto votare per motivi contingenti: malattie, viaggi e simili. Per il resto, i possibili messaggi sono:

* “tanto siamo sicuri di vincere”;

* “non me ne frega più niente”, che non è proprio uguale al messaggio dell’astensionista;

* “non sono d’accordo con il regime attuale” (non so quanto sia probabile che avvenga qui da noi, però);

* “non vedo nessuno che sia abbastanza serio da perderci tempo”.

La prossima volta molti di questi cittadini potrebbero diventare astensionisti, se non cambia nulla. Ma oggi sono ancora semplicemente astenuti. Mi pare che sarebbe il caso di ascoltare – e chiedere, anche.

Insomma, fino ad oggi tutti pensavano che astensione e astensionismo fossero la stessa cosa. Ora qualcuno ha cominciato a capire che forse non lo sono. Quelli che ancora si permettono di pensarlo… mi chiedo che sorprese avranno in futuro.

Aggiornamento 2016.

ITALIA AL SEGGIO/ Astensionismo, arriva la rivoluzione “silenziosa”, di Paolo Valesio, Il Sussidiario, domenica 24 aprile 2016 

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