Limbo o Terra-di-Mezzo?

È abbastanza evidente che chiamare un’inchiesta “Mafia Capitale” rivela una chiara e voluta assonanza con “Roma Capitale”.[1]

La presunta connessione tra il “mondo di mezzo” di cui parlava uno degli intercettati e la Terra-di-Mezzo di Tolkien, invece, non è tanto evidente. A me, per esempio, che il SdA lo conosco a memoria pure al contrario, non è venuta in mente neanche da lontano; e mi irrita sentir chiamare “terre di mezzo” ciò che lo stesso bravuomo di cui sopra ha definito altrimenti.

Nel mio cervello l’espressione “mondo di mezzo” si è legata subito ad altre due espressioni, che sono inglesi ma si riferiscono alla letteratura greca, oltre che alla mafia degli Stati Uniti e ai film di vampiri: underworld, il mondo di sotto, gli inferi (traduzione letterale), e upperworld, il mondo di sopra, quello che vive alla luce del sole o delle altre stelle, quando il sole tramonta.

Filologicamente, non è un’ipotesi meno buona di quella tolkieniana (anzi).

Il mondo di mezzo tra sotto e sopra è il limbo. Il tizio stava dicendo che loro operano in un limbo e che questo limbo è – secondo lui – un luogo di passaggio.

Ma la Terra-di-mezzo nel SdA non è nulla di simile. L’aggancio a Tolkien, dunque, mi sembra improprio e artificioso.

Sarebbe stato più adeguato un richiamo a Dante Alighieri.

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Giusto perché sia chiaro, ecco che cosa scrisse lo stesso Tolkien circa il termine “Terra-di-Mezzo”, Middle-earth; la fonte sono le lettere dello scrittore pubblicate da Rusconi col titolo La realtà in trasparenza. Lettere 1914-1973, anno 1990, traduzione dall’inglese di Cristina De Grandis:

Terra-di-Mezzo è la traduzione in inglese arcaico di ἡ οἰκουμένη, il mondo abitato dagli uomini.

—J.R.R. Tolkien, lettera 151, a Hugh Brogan, 18 settembre 1954

La Terra-di-mezzo, comunque, non è una terra che non c’è, senza relazione con il mondo in cui viviamo […]. Deriva solo dall’uso del termine medio inglese middel-erde (o erthe), modificazione del termine dell’antico inglese middangeard: il nome per le terre abitate dagli uomini «in mezzo ai mari». E benché non abbia cercato di far coincidere la forma delle montagne e la dislocazione delle terre con le ipotesi dei geologi riguardo al passato, questa «storia» si svolge su questo pianeta in una certa epoca del vecchio Continente.

J.R.R. Tolkien, lettera 165, alla Houghton Mifflin Co.
(correzioni da distribuire ai giornalisti interessati,
in seguito a un articolo del giugno 1955 che il professore non aveva apprezzato)

Io ho la mentalità dello storico. La terra-di-Mezzo non è un mondo immaginario. Il nome è la forma moderna (apparsa nel XIII secolo e ancora in uso) di midden-erd/middel.erd, l’antico nome di oikoumene, il posto degli uomini, il mondo reale, usato proprio in contrasto con il mondo immaginario (come il paese delle fate) o con mondi invisibili (come il paradiso o l’inferno). Il teatro della mia storia è su questa terra, quella su cui noi ora viviamo, solo il periodo storico è immaginario. Ci sono tutte le caratteristiche del nostro mondo (almeno per gli abitanti dell’Europa nord-occidentale) così naturalmente sembra familiare, anche se un pochino nobilitato dalla lontananza temporale. […] Il mio non è un mondo immaginario, ma un momento storico immaginario su una Terra-di-Mezzo – che è la terra dove noi viviamo.

J.R.R. Tolkien, lettera 183, note alla recensione di W.H. Auden del Ritorno del Re

Suppongo di aver costruito un tempo immaginario, ma per quanto riguarda i luoghi ho tenuto i piedi ben puntati sulla nostra madreterra. Preferisco questo alla moda contemporanea di cercare mondi remoti nello spazio. Per quanto strani, sono sempre alieni, e non possono essere amati con l’amore del legame di sangue. La terra-di-Mezzo non è (tra l’altro e se questa annotazione è necessaria) una mia invenzione. È una modernizzazione o un’alterazione (Nuovo Dizionario Inglese «una perversione») di un’antica parola che indicava il mondo abitato dagli uomini, l’oikoumene: di mezzo perché si pensava vagamente che fosse posta al centro di mari che la circondavano e (nell’immaginazione nordica) tra i ghiacci del nord e il fuoco del sud. Antico inglese middan-geard, inglese medioevale midden-erd, middle-erd. Molti recensori sembrano pensare che la Terra-di-Mezzo sia su un altro pianeta!

J.R.R. Tolkien, lettera 211, a Rhona Beare, 14 ottobre 1958

«La Terra-di-Mezzo […] corrisponde idealmente all’Europa nordica.» Non nordica, per favore! È una parola che non mi piace; si associa, benché sia di origini francesi, a teorie razziste. Da un punto di vista geografico “settentrionale” di solito è meglio.[2] Ma un’attenta analisi dimostra che anche questo termine non è adatto (geograficamente o idealmente) alla Terra-di-Mezzo. Quest’ultima è una parola antica, che non ho inventato io, come qualsiasi dizionario, anche il Piccolo Oxford, può dimostrare. Indicava le terre abitabili del nostro mondo, poste in mezzo agli oceani. L’azione del racconto si svolge nella parte a nord-ovest della Terra-di-Mezzo, che come latitudine equivale alle terre costiere dell’Europa e alle coste settentrionali del Mediterraneo. Ma quest’area non si può definire nordica. Se Hobbiton e Rivendell[3] si trovano circa alla stessa latitudine di Oxford, Minas Tirith, a 600 miglia a sud, sarà pressappoco alla stessa latitudine di Firenze. Le Foci dell’Anduin e l’antica città di Pelargir si troveranno alla stessa latitudine dell’antica Troia.

J.R.R. Tolkien, lettera 294, a Charlotte e Denis Plimmer, 8 febbraio 1967
(annotazioni sulla bozza di un’intervista
fatta a Tolkien dai signori Plimmer
e sottopostagli prima della pubblicazione)

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[1] O forse è inconscia, non voluta, ma comunque chiara. Talmente chiara che i giornalisti, dopo i primi giorni in cui hanno sparato “Mafia Capitale” al ritmo di una volta ogni quattro secondi, ora hanno smesso quasi tutti di chiamarla così.

[2] L’originale inglese ha nordic, nordico, e northern, settentrionale.

[3] Hobbiville e Granburrone.

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