Mancanza d’immaginazione o di ragione?

A volte mi chiedo se davvero i nostri magistrati e investigatori abbiano poca immaginazione o se invece non abbiano una deformazione mentale – che colpisce un po’ tutti, però – per cui se uno muore dev’essere per forza colpa di qualcun altro; in altre parole, è sempre omicidio, volontario o no.

Quando una deformazione simile viene proposta o insegnata agli altri, allora si può parlare di manipolazione, che può anche essere involontaria, benché il termine in sé implichi sempre la volontà: “manipolazione involontaria” è un ossimoro.

C’è una possibilità, nella morte del bambino di Ragusa, che finora non ho mai sentito accennare: la possibilità che il piccolo si sia ucciso da solo (o ridotto in fin di vita, se era ancora vivo quando è stato gettato nel canale), per un gioco finito male. Ho un nipote di nove anni, so come giocano i bambini, quanto sono curiosi e quanto non si rendono conto del potenziale pericolo di certe cose. Le fascette da elettricista hanno la caratteristica di scorrere per un verso solo: le stringi ma non le riapri. Se Andrea Loris stava giocando a fare il prigioniero o il cagnolino – mio nipote giocava a fare il cagnolino con le mie collane lunghe, i bambini la fantasia ce l’hanno – può essersi strangolato da solo. La madre l’ha trovato così ed è andata nel panico, al punto da non ricordare neanche chiaramente che cosa ha fatto in seguito.

Sembra impossibile? Forse. A me sembra impossibile che qualcuno possa dimenticarsi i figli in auto per ore, tuttavia succede e di recente un padre è stato assolto perché si è riconosciuto che aveva avuto una forma di amnesia parziale. L’istinto di aiutare dovrebbe prendere il sopravvento? Come no, guardate a quelli che fuggono dopo avere investito qualcuno e magari non erano nemmeno ubriachi o drogati. E poi, se il bimbo sembrava morto, c’era poco da aiutare.

È facile pensare “io farei così” o pontificare su come ci si dovrebbe comportare in certe situazioni immaginate; poi, quando ci si trova nelle situazioni reali, si può anche comportarsi in maniera del tutto differente e inattesa.

Ora, quale sia la verità io non lo so, come non lo sa nessuno. Oltretutto, a Santa Croce Camerina era stato trovato anche un altro cadavere, qualche settimana prima, chissà che non ci sia un pazzo in giro? È una possibilità: qualcuno ha ucciso il bambino e la madre ha cercato di nascondere il corpo perché ha perso la testa per il panico. Ugualmente esiste la possibilità che non ci sia stato omicidio, ma un incidente e l’occultamento del cadavere. A me sembra che l’uso stesso delle fascette indichi più l’incidente che l’omicidio; è una possibilità, ed è anche abbastanza probabile. Che la madre abbia raccontato un sacco di balle non implica che sia un’assassina. Che sia andata nel panico perché in Italia abbiamo la civilissima abitudine di spalar fango sulla gente e di condannarla via tv, è più che probabile.

Però sembra che questa particolare possibilità non venga in mente a nessuno. Dev’essere un omicidio, chiunque sia il responsabile. Ma questo modo di procedere è rovinoso per tutti, non solo per la mamma di Andrea Loris e per la famiglia.

Se uno comincia a censurare, letteralmente a tagliare via, le possibilità, per quanto improbabili possano sembrare, la verità non potrà mai riconoscerla, nessun genere di verità, neanche se gliela infilano in tasca. Avendo i mezzi di comunicazione che abbiamo, questo atteggiamento viene riversato su tutti e quindi si ha una manipolazione. Non importa che non ci sia la volontà precisa e cosciente di creare un popolo di pusillanimi irrazionali; lo si crea comunque. E non è un bel mondo, quello in cui si corre bellamente il rischio di mandare in galera degli innocenti solo per paura e mancanza d’immaginazione.

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