Dobbiamo imparare nuovamente a usare le parole nude

Questa frase viene da un libro che non ho letto (ancora) e la conosco tramite un amico, al quale sono molto grata. Il libro è del 1936 ma oggi siamo nella stessa situazione di allora, solo che forse è più difficile capirlo. O forse no, forse era difficile anche allora, nel 1936. 

La storia autentica del Natale è molto importante, vista la reale crisi che la Cristianità sta vivendo.
Viviamo in un terribile periodo di guerra e di squilli di guerra, con la minaccia barbarica della reazione propriamente detta, quella, cioè, che non si rifa tanto a forme antiche di organizzazione sociale, quanto ai tempi in cui di forma non ve n’era alcuna.
L’idealismo internazionale, nei suoi sforzi di mantenere il mondo unito in una pace che possa resistere alle guerre e alle rivoluzioni, è dichiaratamente indebolito e spesso disatteso. Potrei limitarmi a dire che non va abbastanza in profondità.
Il cristianesimo riuscì a prelevare ciò che di vitale giaceva nelle profondità del paganesimo; l’attuale modernismo, invece, non riesce ad attingere nulla, né dall’uno, né dall’altro.
La beneficenza è un articolo troppo artefatto, e un prodotto troppo poco naturale.
La Società delle Nazioni è troppo nuova per essere naturale.
Il moderno umanitarismo materialistico è troppo giovane per essere vigoroso.
Se vogliamo realmente rendere vividi gli orrori della distruzione e del mero omicidio pianificato, dobbiamo riguardarli più semplicemente come attacchi al focolare e alla famiglia umana e, nei confronti di Adolf Hitler, avere gli stessi sentimenti che provarono gli uomini per Erode.
Se vogliamo parlare della povertà, facciamo capire che si tratta di esseri umani che patiscono la fame, che è un dolore positivo quanto il mal di denti; non parliamone in termini di crollo degli stipendi, di carenza delle importazioni, o addirittura di abbassamento degli standard economici di vita.
Parliamo innanzitutto del mendicante: piuttosto che insistere sulla crisi dell’alloggio, precisiamo che c’è qualcuno che non ha dove posare il capo.
Parliamo innanzitutto della famiglia umana: non dicendo che per loro non c’è lavoro nella fabbrica, ma che non c’è posto per loro nell’albergo.
In altre parole, dobbiamo parlare della famiglia umana con lo stesso linguaggio semplice, pratico e positivo usato dai mistici per parlare della Sacra Famiglia.
Dobbiamo imparare nuovamente a usare le parole nude che descrivono le cose naturali e trascurare per un momento tutti quei polisillabi sociologici con cui una società artificiale ha imparato a trattarle come cose artificiali.
Attingeremo così alla forza propulsiva di molte migliaia di anni, evocando quell’umanitarismo autentico che giace nelle profondità dell’umano (Chesterton, Lo spirito del Natale, 1936)

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