Luci di Natale

Qualche giorno fa, passando a preparare la merenda mentre la mamma guardava La Vita in Diretta, ho sentito Marco Liorni esortare il tale che stava intervistando – qualcuno che aveva a che fare con il commercio al dettaglio – affinché i commercianti mettessero qualche lucetta di Natale, perché il panorama senza luci è veramente triste e deprimente e cosa vuoi che costi qualche filo di luci?

Al bravo Marco palesemente sfuggiva che, se pure i fili di lucette costano poco, mantenerle accese costa un po’ di più, pagare chi te le attacca in sicurezza, così che non cadano in testa alla gente, costa del suo e così via, fino alla spesa totale. Una volta capitai in Corso Vannucci mentre gli operai del Comune lavoravano per sistemare i festoni di luci che attraversano il Corso: tennero acceso mezz’ora il motore del camion per sistemare un solo festone. Considerato che lungo il Corso mi pare ce ne fossero almeno dieci, si può fare il conto. Lì pagava il Comune (cioè noi), le luci attorno agli ingressi e alle vetrine invece li pagano i commercianti di tasca propria. E non mi pare che siano (siamo) proprio così ben messi da poter sciupare denari alla leggera. Certi paesi hanno ridotto perfino l’illuminazione pubblica, come si può ben vedere da casa mia, che sta in alto e domina una vallata abitata.

In realtà ci sarebbero altri modi per rallegrare le vie senza spendere molto, però bisogna vedere se si impicciano con le solite normative sulla sicurezza e simili. E prima di tutto bisogna capire e ricordare perché nel periodo prima di Natale si accendono le luci. Per attirare i clienti? Per rallegrare il panorama? Sono motivi inconsistenti, ovvio che vengano meno dinnanzi a una crisi.

Le luci dell’Avvento – sarebbe corretto dire così, perché noi accendiamo le luci mentre stiamo aspettando il Natale, ma il Natale arriva la notte tra il 24 e il 25 dicembre, non arriva quando pare al marketing; prima, c’è l’Avvento – hanno il compito di ricordarci la Luce che attendiamo e anche di portare allegria e gioia per la Luce che è venuta e continua a venire. Se uno perde la memoria, l’attesa, l’allegrezza e la gioia, che luci vuoi che metta? Sono spese evitabili, perché non rappresentano niente. In nessuno dei due casi è un obbligo mettere le luci; di conseguenza, se voglio dire o richiamare o ricordare qualcosa faccio il sacrificio, altrimenti chi me lo fa fare?

Io invece sono rimasta colpita dal vedere i presepi in certe vetrine. È un po’ che non vado in centro a Perugia, dove mettere i presepi negli anni scorsi è stata un’azione concordata tra i vari commercianti del Corso; parlo delle vetrine di una gioielleria in una zona periferica, dove i presepi non servono ad attirare i clienti, ma semplicemente il proprietario li voleva mettere e li ha messi. Si tratta di un negozio di proprietà, non è un franchising o il punto vendita di una qualche catena, così suppongo che abbia maggiore libertà nel fare delle sue vetrine ciò che ritiene opportuno. E ha ritenuto opportuno metterci due presepi. Non me l’aspettavo.

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