Sabotaggio e boicottaggio

Leggendo del processo
allo scrittore Erri De Luca, qui

Sabotaggio e boicottaggio sono due comportamenti che hanno lo scopo di ostacolare le azioni di qualcun altro – ma non azioni semplici e singole, come potrebbe essere la passeggiata in bicicletta di un tale, bensì azioni sistematiche e di un certo rilievo sociale. Distruggere prodotti o macchinari di produzione oppure edifici produttivi (fabbriche, magazzini) sono atti di sabotaggio; rifiutarsi in massa di comprare un certo prodotto all’Ikea o al negozio del paese, avendo tutti un dato motivo, è un atto di boicottaggio.

La differenza principale tra sabotaggio e boicottaggio è che il sabotaggio vero e proprio è un’azione fisicamente violenta condotta su oggetti materiali; il boicottaggio non è fisicamente violento ma colpisce l’obiettivo dal punto di vista economico, agendo sugli scambi e sui rapporti.

Per questo, il sabotaggio è un reato e il boicottaggio in genere non lo è. ******* E per questo, direi, il sabotaggio si avvicina abbastanza al terrorismo da lasciare dubbi, il boicottaggio invece no. ******** Bisognerebbe sempre ricordare, tuttavia, che il sabotaggio è diretto principalmente contro gli oggetti, mentre il terrorismo è volto direttamente contro le persone.

sabotaggio
[dal fr. sabotage. V. sabotare; 1908]
s. m.
1 Reato di chi danneggia gli edifici o gli strumenti destinati alla produzione agricola o industriale al solo scopo d’impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro | Reato di chi distrugge o rende inservibili in tutto o in parte strumenti od opere militari o adibite al servizio delle forze armate dello Stato.
2 (est.) Atto di chi, per motivi politici o sim., danneggia costruzioni di pubblica utilità, ostacola il funzionamento dei servizi pubblici e sim.: atto di sabotaggio; il sabotaggio del nuovo ponte; hanno tagliato i fili della luce per sabotaggio | In operazioni belliche, azione compiuta per danneggiare mezzi o intralciare attività nemiche.
3 (fig.) Atto inteso a intralciare, svalutare, denigrare l’attività di qlcu. o la realizzazione di qlco.: il sabotaggio del nuovo ministro; il sabotaggio di una riunione.

boicottaggio
[fr. boycottage, da boycotter ‘boicottare’; 1888]
s.m.
* Attività consistente nel boicottare o (est.) nell’ostacolare qlcu. o qlco.

boicottare
[fr. boycotter, dall’ingl. to boycott ‘comportarsi come i coloni di lord Erne verso il suo inumano amministratore, capitano C.C. Boycott (1832-1897), contro il quale attuarono varie forme di rappresaglia’; 1881]
v. tr. (io boicòtto)
1 Danneggiare economicamente un imprenditore o uno Stato produttore di determinati beni sottraendogli elementi indispensabili alla produzione o impedendo la vendita delle merci prodotte.
2 (est.) Ostacolare la riuscita di qlco.: hanno boicottato tutte le nostre iniziative | Ostacolare l’attività di qlcu., isolare qlcu.

Parlo di violenza fisica perché anche il boicottaggio può essere una forma di violenza, benché non fisica, così come il sabotaggio può non essere violento; misteri dei significati estensivi. Esempio: un dipendente che lavori costantemente male allo scopo di danneggiare il proprio datore di lavoro è un boicottatore, se lavora male solo per danneggiare un certo progetto è un sabotatore; ma in nessuno dei due casi è fisicamente violento. Però, se uno boicotta la propria azienda senza avere un eccellente motivo morale, in certi casi anche avendo eccellenti motivi morali, è un ladro (di stipendio); e il furto è una forma di violenza contro il prossimo.

Comunemente, il termine “sabotaggio” si fa risalire alle proteste dei tessitori belgi soppiantati dai telai meccanici, che essi danneggiavano buttando i loro zoccoli (sabot in francese significa “zoccolo”) negli ingranaggi. Questa etimologia è stata però contestata da qualcuno, secondo cui il nome derivò dall’abitudine di battere a terra i piedi (calzati di zoccoli) per impedire ad altri di parlare. Indubbiamente, su un pavimento di legno o sul selciato di una strada gli zoccoli di legno fanno un bel fracasso, perciò le due etimologie hanno senso.

Comunque sia, oggi il termine indica un atto violento perpetrato su oggetti materiali legati a un qualche tipo di lavoro o di intervento, con lo scopo di fermare il lavoro in questione.

Il termine “boicottaggio” deriva dal nome di un inglese, tale Boycott, che lavorava in Irlanda come amministratore delle terre di un nobiluomo. Era uno sfruttatore sia dei lavoratori sia dei fittavoli, come tanti altri suoi simili; ma la gente dalle sue parti era forse più gagliarda che altrove e l’Irish Land League (una lega di braccianti e agricoltori che chiedeva migliori condizioni di lavoro e di fitto) lanciò contro di lui un’azione non-violenta che a quel tempo, per estensione, si sarebbe potuta dire “ostracismo” – visto che “boicottaggio” non esisteva ancora.[1] In breve, Boycott non trovò più braccianti da assoldare, si vide togliere il saluto da tutti, i negozi cominciarono a rifiutarsi di vendergli roba, le lavandaie smisero di fargli il bucato e il postino di portargli la posta. Le colture rischiavano di marcire nei campi e la vita divenne scomoda per lui e per la sua famiglia. Alla fine, fu licenziato e dovette lasciare il paese.

.

[1] Accadde nel 1880. Sembra che si scelse di usare il nome di Boycott come verbo, per indicare l’allontanamento di amministratori e simili, perché “ostracism” sarebbe stato incomprensibile al popolino.

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: