27 gennaio, Giorno della Memoria

(Non mi piace “giornata”)

Siamo tutti figli di Dio, anche gli assassini.

Comunque sia nato, se oggi il Giorno della Memoria serve a piangere solo sugli ebrei, di ieri o dell’altroieri, non serve a niente.

Se ci mettiamo dentro anche robe come le foibe, i gulag di Stalin, l’Armenia, Mosul, Timor Est, Tel Aviv e il nostro muso nello specchio, allora sì che è Memoria.

Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli del campo di concentramento nazista della città polacca di Oświęcim, nota con il nome tedesco di Auschwitz, e vennero liberati i pochi superstiti. Tale evento e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo l’orrore di crimini di inaudita efferatezza, commessi nei campi di sterminio creati dalla Germania nazista.

Oggi, si celebra il “Giorno della memoria”, in ricordo di tutte le vittime di quei crimini, specialmente dell’annientamento pianificato degli Ebrei, e in onore di quanti, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati, opponendosi alla follia omicida. Con animo commosso pensiamo alle innumerevoli vittime di un cieco odio razziale e religioso, che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte in quei luoghi aberranti e disumani.

La memoria di tali fatti, in particolare del dramma della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, susciti un sempre più convinto rispetto della dignità di ogni persona, perché tutti gli uomini si percepiscano una sola grande famiglia. Dio onnipotente illumini i cuori e le menti, affinché non si ripetano più tali tragedie!

Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì, 27 gennaio 2010

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