Elementi di distributismo: natura e compiti del governo

Mia traduzione dell’articolo Distributism Basics: The Nature and Roles of Government, di David Cooney, 2 gennaio 2014. Anche le note sono mie. 

Versione pdf: Cooney, David (2013), Elementi di distributismo 5_natura e compiti del governo

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Elementi di distributismo: natura e compiti del governo

di David Cooney, 2 gennaio 2014

Una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune—Giovanni Paolo II, Centesimus annus, par. 48

Il principio appena esposto si chiama sussidiarietà ed è un elemento chiave del distributismo. Quando parliamo di questi ordini, stiamo cercando di delineare l’esatta struttura della società. Gli ordini di comunità[1] sono i livelli della struttura sociale. Essi sono cose come la famiglia, le aggregazioni sociali, le comunità religiose, le comunità lavorative e i vari gradi di governo. Lo scopo di questo articolo non è tentare di definire le funzioni proprie di ciascun livello, ma esaminare il presupposto per determinare quali debbano essere quelle funzioni. Possono esserci variazioni dovute a culture e circostanze ma i principi sono universali. Come si definisce una società? Perché in una società esistono diversi livelli? Perché questo ci interessa, nel discutere di economia?

La risposta all’ultima domanda in effetti è stata data negli articoli precedenti sul socialismo e il capitalismo. L’ordine economico di una società esiste per soddisfare i bisogni e le necessità delle famiglie al interno di essa. Il governo è implicato necessariamente nella protezione dell’ordine economico attraverso l’emanazione di leggi coerenti con esso. Le leggi riguardanti l’economia nelle società capitaliste, keynesiane e socialiste sono basate sulle relative concezioni economiche. Le leggi riguardanti l’economia in una società distributista dovrebbero essere coerenti con la concezione economica del distributismo. È pertanto necessario comprendere le funzioni dei vari ordini all’interno della società per comprendere quando uno di essi usurpi abusivamente le funzioni di un altro. Poiché il governo ha un ruolo nel proteggere l’ambito economico della società, la sussidiarietà ha implicazioni su come tale ruolo debba essere svolto nel produrre legislazione economica. Comprendere la sussidiarietà ci aiuterà a capire quali tipi di norme economiche siano legittimo compito dei vari ordini.

Nella concezione distributista, la famiglia è la comunità di base di ogni società. Se immaginiamo la società come diversi ordini di comunità impilati l’uno sull’altro, la famiglia sta in fondo, non perché sia di minore importanza degli altri ordini ma perché è il fondamento e il sostegno di tutti gli altri. È la comunità di base e tutti gli altri esistono per servirla. Nell’ottica distributista, gli ordini superiori della società esistono soltanto per soddisfare bisogni sociali che non possono essere soddisfatti appieno dalla famiglia. Lo stesso accade muovendoci verso l’alto: ogni ordine superiore esiste soltanto per soddisfare bisogni che l’ordine inferiore non può soddisfare adeguatamente. Per questo motivo, anche se gli ordini superiori si trovano sopra a quelli inferiori, lo scopo dell’autorità diviene sempre più ristretto mentre ci si sposta verso l’alto. In altre parole, se raffiguriamo questi ordini impilati l’uno sull’altro, avranno l’aspetto di una piramide.

Orders of Society

Dal basso verso l’alto: famiglia – corporazione, chiesa, associazione locale – città – comune – regione – nazione – federazione, impero 

Una differenza importante tra la sussidiarietà e la concezione comunemente accettata nella nostra società è che i livelli superiori non ottengono la loro autorità dai livelli inferiori. L’autorità che hanno è connaturata alla loro esistenza. Questa distinzione è importante perché è la base di una concezione veritiera di ciò che alcuni chiamano limited government, governo limitato. La nostra società è stata fondata sull’idea che l’ordine inferiore (con cui s’intendono i singoli cittadini) concede potere ai livelli superiori come parte di un qualche contratto sociale. Questa è anche la base per cui si crede che essi possano parimenti togliere il potere agli ordini superiori.

Il problema, con questa concezione, è duplice. In primo luogo, essa implica che il popolo ha la potenziale capacità di togliere a un ordine superiore l’autorità di cui esso avrebbe bisogno per svolgere la sua legittima funzione. Secondo, vuol dire che gli ordini inferiori possono delegare le proprie naturali funzioni agli ordini superiori.

Nel primo caso, si potrebbe arrivare al caso estremo di uno stato privo dell’autorità necessaria a difendere la nazione. Capisco che non è un evento probabile, ma questa è la conclusione logica di quella posizione. Dire che gli ordini superiori ricevono la loro autorità dagli inferiori implica che quell’autorità può essere revocata.

Nel secondo caso, si potrebbe avere uno stato che ha un potere totalitario semplicemente perché la maggioranza del popolo ha deciso di darglielo. Lo stato potrebbe ritrovarsi con il potere di decidere che lavoro puoi svolgere, quanti figli puoi avere, come quei figli debbano essere educati e che cosa si debba insegnare loro, quale tipo di macchina puoi guidare e praticamente quasi ogni altra cosa. Lo stato potrebbe avere il potere di portarti via i tuoi figli semplicemente perché credi in qualcosa di diverso rispetto alla maggioranza. Lo stato potrebbe perfino dire che devi comprare qualcosa che non ti interessa perché pensa che sia meglio per la società nel suo insieme. Anche questa è una logica conclusione di quella posizione.

Noi viviamo e interagiamo in comunità perché questa è la nostra natura. Se gli esseri umani agissero automaticamente e costantemente con carità e giustizia l’uno verso l’altro, i governi non sarebbero necessari. Tuttavia, siccome non ci comportiamo così automaticamente e costantemente, abbiamo bisogno di una qualche forma di governo per poter salvaguardare il bene comune delle comunità in cui viviamo. Questo è vero a qualunque livello di comunità entro una società, inclusa la famiglia. I genitori governano la famiglia per il bene comune di tutti i suoi membri. Il punto che vorrei sottolineare è che l’autorità di governo di ciascun ordine non deriva dai suoi membri. Così come i figli non fondano il governo dei genitori né concedono loro l’autorità, i membri di un ordine superiore non fondano il suo governo né gli concedono l’autorità.

Il governo di una comunità esiste in conseguenza del fatto che esiste la comunità stessa; e la sua autorità è costituita proprio dall’insieme di ciò che riguarda la salvaguardia del bene comune di ogni membro e la totalità dei membri nelle questioni che superano la loro propria autorità. Per esempio, siccome una famiglia non ha un’autorità naturale sulle altre famiglie, essa non può imporre da che lato della strada guidare l’automobile o quale sia la velocità di guida consentita nelle aree in cui di solito ci sono bambini a giocare. Tuttavia il bene comune richiede che esistano simili regole perché tutti dobbiamo agire con il dovuto rispetto per le vite e l’incolumità di quei bambini. Lo stesso fatto di vivere in una comunità richiede una qualche forma di governo per occuparsi di questi aspetti.

Questo non significa che i membri degli ordini superiori non abbiano alcuna scelta nel governare. Anche se la scelta dei capi e la definizione puntuale delle leggi implica decisioni da parte dei suoi membri, l’esistenza e l’autorità del governo di una qualunque società deriva dalla stessa sua natura, dal fatto che esiste per soddisfare dei bisogni allo scopo di preservare il bene comune. Di conseguenza, né gli ordini superiori né gli inferiori possono usurpare ruoli e autorità che appartengono alla vita interna di ogni data comunità. Questo è vero indipendentemente dalla forma di governo. Si applica allo stesso modo a una monarchia, a una repubblica o a qualunque altra forma. La sussidiarietà, allora, si basa su una più antica idea di “contratto sociale”, dove il “contratto” ha il potere di stabilire la forma di governo e chi occuperà i posti di governo ma ha dei limiti riguardo allo stabilire le funzioni del governo. Non è semplicemente questione di “dominio della maggioranza” o di modificare una costituzione.

La nostra società è ossessionata dall’idea dei diritti. Sfortunatamente, il concetto di “diritti” è stato distorto fin quasi a significare qualunque cosa uno voglia fare. I diritti in una società non sono concessi dal governo o dalla città o da gruppi di persone che lamentano una qualche ingiustizia percepita. I diritti non sono basati sui desideri, i sentimenti o i bisogni delle persone. I diritti sono basati su obblighi che derivano dalla natura. Non esiste alcun diritto senza un obbligo a fondarlo. La gente pensa che la libertà si ottenga proteggendo i diritti. In realtà, la libertà si ottiene proteggendo i doveri. Dando figli alla luce, i genitori hanno l’obbligo di prendersene cura, di educarli, di farli crescere come persone virtuose. Essi assumono anche l’obbligo di supportarsi a vicenda e aver cura l’uno dell’altra, per il bene comune di ciascuno e dei bambini che hanno l’obbligo di far crescere. Questa è la base dell’idea di matrimonio come costruzione di una famiglia, con la definizione formale degli obblighi dei suoi membri “governanti” l’uno verso l’altra e verso i figli che potranno avere. Un ordine superiore all’interno della società può approntare scuole per assistere i genitori nell’educazione dei figli, può perfino delineare delle linee-guida per l’educazione, ma non può costringere i genitori a usarle se essi vogliano servirsi di altri mezzi per provvedere a quell’educazione. Tentare di far questo sarebbe un interferire con la vita interna della famiglia. Anche se si può dire che la città o lo stato hanno un proprio interesse nell’educazione dei bambini, quell’inte­resse è sempre secondario rispetto a quello dei genitori e della famiglia. Allo stesso modo una città, in virtù del fatto che esiste, ha l’obbligo di emanare leggi per il bene comune di coloro che vivono entro la sua giurisdizione. Anche se i cittadini partecipano nello stabilire quali debbano essere queste leggi, essi non hanno l’autorità di togliere alla città tale potere; è funzione e obbligo della città, stabilire e applicare quelle leggi. È solo riconoscendo e tutelando le funzioni e i doveri propri di ogni ordine di comunità che la vera libertà può essere edificata e protetta in ogni società.

«….ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune»

Ci saranno occasioni in cui i livelli inferiori abbiano bisogno di aiuto. Le famiglie possono essere colpite da disgrazie che le lascino bisognose di assistenza. Le città o regioni più ampie possono trovarsi in situazioni di sofferenza, come disastri naturali, che lasciano gli abitanti bisognosi dell’aiuto di altre comunità. Questi disastri possono essere molto estesi e colpire simultaneamente più comunità. Gli ordini superiori esistono per soddisfare i bisogni che gli ordini inferiori non possono soddisfare da sé.

Questi sono esempi di casi in cui è dovere degli ordini superiori intervenire in supporto degli inferiori. Ma non è necessario contemplare solo scenari disastrosi per trovare esempi. Basta guardare un caso semplice come la circolazione stradale. Per la sicurezza pubblica (un bene comune) è necessario che, quando entra in una città, un guidatore non sia costretto a cambiare improvvisamente la corsia di marcia. Ciò non significa che l’ordine superiore debba imporre su quale corsia procedere. Possiamo immaginare che si coordini con le città per raggiungere un accordo vincolante per tutte. Negli Stati Uniti, il vecchio sistema U.S. Route funzionava in maniera simile. Gli stati si incontravano per mettersi d’accordo sulle strade principali e su come raccordarle. Quel sistema funzionava molto bene e offrì sufficienti e affidabili vie di trasporto da stato a stato connettendo anche molte piccole comunità all’interno di ogni stato.

Le persone vivono in comunità perché questa è la natura umana. Vivendo in una comunità, le persone hanno per natura degli obblighi l’una verso l’altra. Ogni ordine di comunità esiste per uno scopo coerente con la natura umana, per proteggere il bene comune dei propri membri. Questo è il principio fondamentale che sottosta alla sussidiarietà a tutti i livelli. Non c’è una regola per una classe e un’altra regola per un’altra classe. C’è una regola sola per ciascuno. La sussidiarietà è la base per una vera comprensione dell’idea di governo limitato. La sussidiarietà è la solida base su cui costruire protezioni per la libertà degli individui e la libertà di ogni ordine di comunità all’interno di una società. La sussidiarietà è il fondamento della vera libertà.

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[1] Nell’originale inglese, orders of community, perché nella versione inglese dell’enciclica esiste la distinzione tra community, comunità, e society, la società nel suo insieme. La versione italiana dell’enciclica, invece (quella in apertura dell’articolo è la versione ufficiale, non è una traduzione mia), riporta sempre e soltanto «società»; l’originale latino ha societas. L’espressione italiana “ordine di comunità” è legnosa e ho cercato di evitarla il più possibile, usando di preferenza soltanto “ordine” oppure “livello”. Tuttavia è necessario mantenere la distinzione tra la società e le comunità che la costituiscono.

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