Cattive abitudini?

Al peggio non c’è mai fine, davvero.

«Si dice che i cinesi facciano fatica ad assimilare le nostre abitudini, ma sembra che questo non valga per le pessime abitudini». Questo brillante commento udito in un tg a che si riferisce? Al servizio su una donna cinese che cerca di corrompere qualcuno.

Mi sa che da qualche parte devono esser bruciate le biblioteche. Altrimenti non mi spiego l’idea, serpeggiante in tv e non so se anche per le strade, che la corruzione sia un’abitudine esistente solo nell’Italia del XXI secolo, mentre ne sarebbero immuni tutti quelli che non sono italiani contemporanei (i cinesi di oggi, la gente di cent’anni fa…).

Eppure mi par di ricordare un tale Marco Tullio Cicerone che arringava le folle circa la corruzione di un certo Verre… e i due signori non erano né italiani né contemporanei.

A voler essere proprio puristi, non si dovrebbe nemmeno dire che la corruzione è un’abitudine. La corruzione è un’attitudine umana, che tende a diventare un’abitudine ma può anche non diventarlo. Questo, che diventi un’abitudine o no, è un problema culturale e di morale personale, ma la tendenza esiste in ogni uomo mai nato sotto il sole, perfino gli uomini di Neanderthal – ovviamente non si può provarlo ma è un’inferenza accettabile, se ricordiamo che la corruzione è sempre esistita in ogni popolo e tempo storico. Il guaio è che non lo ricordiamo.

Di più: originariamente questo termine non riguarda né i soldi né le attività né i comportamenti e le abitudini, tantomeno reati, ma indica il fatto inoppugnabile che l’uomo ha un’attitudine inevitabile a decadere materialmente: corruzione in passato era usato per ciò che oggi tendiamo a chiamare decomposizione e questo rimane il suo primo significato ancora oggi, il secondo (deterioramento morale) viene dopo.

La corruzione, detto in poche parole, è un allontanamento da una condizione desiderabile, che viene presa a modello.

Per il corpo, il “modello” è una condizione di integrità, che termina con la morte e il risultato non è piacevole per chi resta. Per lo spirito, può trattarsi di un dovere o di ciò che la coscienza ci dice e cose del genere. E non è detto che ci sia un tornaconto.

corruzione o †corrozione

[vc. dotta, lat. corruptione(m), da corruptus ‘corrotto (1)’; 1282]

s.f.

1 Decomposizione, alterazione materiale: la corruzione di una sostanza, del corpo umano, dell’aria. SIN. Putrefazione | (raro) Inquinamento: corruzione dell’acqua, dell’aria.

2 Deterioramento morale: corruzione politica; la corruzione dei costumi, della società; la corruzione dei sentimenti, degli affetti. SIN. Depravazione, dissolutezza, pervertimento | Attività illecita in vari tipi di reati: corruzione di minorenni | Reato consistente nell’indurre qlcu. con denaro, promesse e sim. a venir meno al proprio dovere: corruzione di un testimone; corruzione di pubblico ufficiale; CFR. Concussione.

3 Alterazione, decadimento di lingua, stile e sim.: la lingua latina s’è corrotta…, e da quella corruzione son nate altre lingue (CASTIGLIONE).

4 †Contagio, infezione.

5 †Disfacimento.

Così, ciascuno di noi è corrompibile fisicamente – anche se ci facessimo imbalsamare, ci corromperemmo in parte – ed è corrompibile moralmente, se non ci sta attento.

Capisco che possa far piacere pensare il contrario, ma il contrario è falso. Pensare di non poter essere corrotti in assoluto significa aver poco chiare sia la natura umana, inclusa la propria, sia il significato della parola: perché comunemente, dicendo “corruzione” si pensa solo al reato con questo nome, come se le uniche esperienze degne di avere un nome fossero i reati perseguibili dalla legge. Questo è uno dei più atroci casi di riduzione del significato che io conosca, e uno di quelli che più mi manda fuori dai gangheri. Se la corruzione non fosse un’attitudine comune e indesiderabile, non sarebbe nemmeno diventata un reato.

L’attitudine alla corruzione ce l’abbiamo dentro perché siamo un’umanità decaduta, come direbbe Tolkien.

Per esempio, qualunque ragazzo che resta manzo quando altri molestano una ragazza, anche se in cuor suo vorrebbe difenderla, in quel momento lì è corrotto (perché manca quantomeno alla coscienza, se non al dovere). Se poi comincia a teorizzare che in fin dei conti non sono problemi suoi, che le ragazze dovrebbero starsene a casa, che è compito dei loro padri e fratelli difenderle eccetera… ecco che la corruzione è diventata un’abitudine.

Per esempio, qualunque ragazza che si venda per avere ricariche telefoniche, non commette un reato ma è corrotta. Vendersi in genere non mi sembra che possa rientrare nella categoria “condizione desiderabile”. Oh, certo, poi dipende dall’ampiezza dei desideri: se uno non desidera di meglio che vendersi per delle ricariche telefoniche… ma non crederò mai che qualcuno possa avere un orizzonte di desiderio così limitato.

Non c’è da essere contenti di avere una magagna congenita di questo tipo; ma non è nemmeno il caso di far finta che non sia così. Anche perché il non farsi corrompere richiede un bel po’ di lavoro, non è istintivo.

(Tra parentesi: le cattive abitudini si fa presto a prenderle
perché ciò che noi indichiamo con “cattive abitudini”
è generalmente qualcosa di istintivo,
mentre usiamo “buone abitudini”
per qualcosa che costa fatica imparare e praticare
e che generalmente non è istintivo nemmeno quando è naturale.
Questo far coincidere “istinto” con “natura” è un’altra riduzione bestiale.)

La cosa sorprendente non è che esista la corruzione – o che nel caso del reato esista la sua controparte, la concussione, che però ha la stessa radice, la corruttibilità.

La cosa davvero sorprendente è che ci siano ancora tante persone che rifiutano di farsi corrompere e cercano di tener duro con tutte le forze in un mondo in cui si pensa che tutto abbia un prezzo, inclusi gli uomini e i loro valori. E questo, oltre che sorprendente, è anche un gran bene, perché il lavoro non basta, ci vuole anche una compagnia adeguata, per rimanere all’altezza del proprio cuore.

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