Ma come! Quando le virgolette ci vorrebbero, non ce le mettiamo?

Un quotidiano online a cui sono affezionata ha da qualche anno un titolista che mette virgolette praticamente in ogni titolo. Secondo me, è una malattia: anche quando il titolo è corretto (questo capita spesso ed è molto, vista la scarsa qualità generale dei titoli di quotidiano in Italia), le orrende virgolette stanno sempre lì a decorare un qualche termine che magari non ne avrebbe nessun bisogno.

Così, stamane sono rimasta di stucco quando ho visto un titolo in cui mancavano le virgolette e invece era d’obbligo metterle:

TERREMOTO NEPAL/ È colpa dell’India. E non è finita

L’articolo, di tipo scientifico, è interessante e fa capire varie cose, inclusa l’assurdità di ritenere responsabili gli scienziati se si verifica un terremoto e le persone muoiono. I sismologi saranno anche sventati quando pretendono di dire “state tranquilli, non c’è da preoccuparsi” ma le azioni di fronte al pericolo possibile e probabile sono competenza di altri, non degli scienziati.

È il solito problema dei giornali italiani: il titolo dice una cosa e l’articolo un’altra. Non sono gli autori a definire i titoli, di solito: il titolo è un’operazione di marketing. La pessima titolazione è anche uno dei motivi per cui molti sono stufi dei quotidiani e non li leggono più, ma vai a farglielo capire…

Ma insomma, stavolta le virgolette erano proprio un obbligo grammaticale. Le virgolette indicano che la parola usata non è esattamente il nome preciso della cosa di cui si parla ma che c’è un uso in qualche modo forzato, improprio. Per questo vanno evitate il più possibile, perché sanno di sciatteria. Ma quando ci vogliono, bisogna usarle!

Innanzitutto, un terremoto non è colpa di nessuno, perché la colpa presume una coscienza. Noi siamo abituati a confondere colpa e responsabilità, ma entrambe comunque presuppongono una coscienza, cosa che le zolle tettoniche e le faglie sismiche non hanno. Al massimo si potrebbe dire che morti e devastazioni sono colpa delle amministrazioni miopi e in questo caso le virgolette non ci vorrebbero: perché le misure antisismiche sono proprio compito di amministrazione e politica.

In secondo luogo, anche scrivere È “colpa” dell’India sarebbe stato improprio, benché meno grave. Le virgolette sarebbero state al loro posto ma l’India no. Capisco che uno abbia pochi caratteri disponibili, per i titoli, ma quelli che scrivono dovrebbero avere abbastanza padronanza da saperli usare dignitosamente, per pochi che siano.

Il nome India, così come Italia o Nigeria o California o Tahiti, può indicare due cose:

a) un luogo geografico ben individuato sulla superficie terrestre (o lunare o quel che sia);

b) un’entità politica ben individuata tra altre entità politiche.

I luoghi geografici non hanno alcuna colpa dei terremoti, non solo perché non hanno coscienza ma anche perché i terremoti, per superficiali che possano essere, non sono fenomeni di superficie. Un esempio è questo: se faccio un lago, modifico il clima di una zona, perché il clima è un fenomeno che si verifica sulla superficie, ma non provoco un terremoto; posso invece provocare un terremoto operando sottoterra, come nel fracking. Ma la colpa non è comunque della geografia.

Al contrario, le entità politiche la responsabilità e la colpa di qualcosa ce la possono avere, altroché! Non di un terremoto in sé, è chiaro, ma delle sue conseguenze: crolli (ci sarà pure un motivo se edifici nuovi crollano come castelli di sabbia e il Palazzo dei Priori è ancora in piedi), morti, inadeguatezza delle strutture di soccorso, mancanza di strade per muoversi e portare soccorso e così via. Sono tutte possibili colpe, anche se non tutte della stessa categoria.

Allora, scrivere che È colpa dell’India senza virgolette equivale a dire che l’India come nazione dotata di responsabilità c’entra qualcosa con il terremoto e/o con le sue conseguenze. L’articolo dice altro: dice che è la placca indiana a muoversi verso nord e questo causa i terremoti. Questa è roba che ho studiato perfino io a scuola, vale a dire molti anni fa. Lì per lì mi sono anche stupita  che un Paese a rischio come il Nepal non avesse strutture un po’ migliori ma dopotutto è un Paese povero e un terremoto così non si verificava da ottantadue anni… avranno pensato che i soldi servivano altrove (a parte la corruzione, che non manca da nessuna parte, anche se gli italiani pensano che ci sia solo qui).

In definitiva, il titolo è sbagliato. Se è volutamente sbagliato, si tratta della solita operazione di marketing, che può funzionare oppure no (io l’avrei letto lo stesso, per esempio; ma mi suggerisce che la… virgolettite del titolista non sia una malattia, dopotutto); se non è sbagliato di proposito, potremmo pensare che il titolista fosse distratto da altro, magari è innamorato!

In ogni caso, è un ottimo esempio di quando le virgolette devono essere usate – se proprio uno non ha la fantasia per ideare un titolo migliore.

Già che siamo a parlare di Nepal, ci sono alcune modalità di possibile aiuto, a parte, come sempre, pregare.

 http://www.vita.it/it/article/2015/04/27/la-mobilitazione-per-il-nepal-come-aiutare/133923/

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