“Non poteva non sapere”

Spesso devo spremermi il cervello per ideare esempi adatti a ciò che voglio dire e abbastanza verosimili da poter essere rintracciati nell’esperienza. Lo scopo è questo, imparare a ragionare guardando l’esperienza e non le idee che ce ne facciamo o, peggiore ma più frequente, quelle che altri ci ha infilato in testa. Se sono fortunata, uso fatti che sono capitati a me o che ho sentito capitare ad altri, ma non sono sempre disponibili. A volte, però, capitano delle occasioni speciali per illustrare qualcosa. Oggi l’occasione speciale è lo scandalo della corruzione nella Fifa e la posizione del suo storico (nel senso che è lì da quasi vent’anni) presidente Sepp Blatter.

Il ministro della Giustizia degli Stati Uniti ha accusato vari membri della Fifa di corruzione e di aver manipolato anche l’assegnazione dei futuri campionati del mondo. Per adesso non state lì a chiedervi come mai sia stato proprio il ministro statunitense e come mai proprio alla vigilia delle elezioni del presidente Fifa: questi sono particolari fuorvianti rispetto al mio intento.

Il mio intento infatti consiste nell’illustrare e anche contrastare, per quanto posso (ci vuole un tocco di umiltà, sennò è un po’ troppo roboante), la peculiare mancanza di capacità di ragionamento e anche la manipolazione dell’opinione pubblica che sembrano essere diventati caratteristiche quasi immancabili del pubblico modo di ragionare italiano.

Blatter è corrotto o no? A sentire i tg e a leggere tra le righe di certe affermazioni nazionali, sembrerebbe che Blatter debba essere non solo immancabilmente corrotto ma perfino il capo della cricca: dopotutto sta lì da vent’anni e vuoi che non si sia mai accorto di niente?

La forma assertiva della domanda “vuoi che non si sia mai accorto di niente?” è il classicissimo “non poteva non sapere”. Ma questa affermazione in sé è sempre falsa. L’unico che non può non sapere è Dio, onnisciente per definizione. A noi sfugge sempre qualcosa, c’è sempre qualcosa che non sappiamo, ci piaccia oppure no.

Farsi una domanda in merito, invece, è molto sensato se viene fatto sul serio, usando la forma “poteva non sapere?”. Questa è una domanda vera, perciò apre la strada alla ricerca di un’altrettanto vera risposta. Le domande servono a questo, ad aprirci la strada per trovare e riconoscere le risposte. La forma “vuoi che non si sia mai accorto di niente?” non è una vera domanda ma una domanda retorica, vale a dire una domanda di cui sappiamo già la risposta.

Chesterton una volta scrisse che Sherlock Holmes poteva esistere solo nei racconti perché è troppo logico per la vita reale; nella realtà gli sarebbe bastato guardare in faccia certi sospettati per capire che erano dei mascalzoni, non avrebbe certo aspettato di arrivarci tramite la logica.[1] È verissimo. Anche se essere un mascalzone in genere non fa di te un colpevole del particolare delitto indagato, è vero che noi non possiamo andare avanti di sola logica, innanzitutto perché la ragione è più ampia della logica e perché esistono capacità di giudizio e di valutazione non basate principalmente sulla logica; ma anche perché è pericolosissimo. La logica è una questione di progetto e non di prodotto, per così dire: se parti dalla premessa sbagliata, usando solo la logica arrivi alla conclusione sbagliata.

Nel caso in questione, la premessa è “Blatter non poteva non sapere”, quindi la conclusione è “Blatter è colpevole”. Ma per l’appunto si tratta di una premessa non verificata e potenzialmente sbagliata. Ovvio che, se è potenzialmente sbagliata è anche potenzialmente giusta; per questo occorrono le prove, prima di condannare qualcuno. Ma dimenticavo che da noi si arresta la gente per omicidio anche quando non ci sono cadaveri. Diciamo allora che dovrebbero occorrere le prove.

Non è vero in assoluto che Blatter non poteva non sapere. Non è mai vero in assoluto in alcun caso, come dicevo. È possibile – possibile, dico; la probabilità è un’altra cosa e bisogna imparare a distinguere possibilità e probabilità – che Blatter sia rimasto vent’anni a presiedere la Fifa perché è un “utile idiota”: una di quelle persone amabili, diplomatiche, con un’altissima capacità relazionale e altrettanta incapacità di rendersi conto che intorno a loro girano dei mascalzoni. Uno così fa comodo a chi maneggia mazzette quanto un ombrello durante un temporale; e piace a tutti gli altri perché le persone gradevoli sono meglio di quelle sgradevoli.

L’affermazione di Blatter che “finalmente si farà chiarezza” (poiché già in passato c’erano state accuse di corruzione e simili) può essere l’espressione di un arrogante che si crede al sicuro perché è stato così furbo da non farsi scoprire per due decenni; ma può anche essere l’affermazione di uno talmente ingenuo da non accorgersi che per due decenni è stato usato come ombrello. Non si può dire che non esiste gente così ingenua perché sarebbe mentire: gente così esiste, eccome, provate a guardarvi intorno.

Il giornalista del tg2 che ho ascoltato ieri, però, non è di questo parere: ha concluso l’intervento paragonando Blatter a un direttore d’albergo che, quando ti lamenti della moquette sporca, ti risponde che non è sporca ma artisticamente modificata. Questo è un giudizio preciso, benché mascherato da battuta di spirito. Ed è una manipolazione, proprio perché mascherato da battuta di spirito. Quantomeno è un tentativo di manipolazione, dipende poi dall’intelligenza individuale se uno ci casca o no.

Se il giornalista avesse detto “è mia opinione che Blatter sia un furfante come un direttore d’albergo che eccetera”, avrebbe espresso un giudizio in forma di sua opinione, probabilmente l’avrebbero licenziato o quantomeno ripreso perché non era compito suo esprimere simili giudizi ma sarebbe rimasto onesto. In questo modo, invece, ha espresso il suo giudizio dissimulandolo e lo ha imposto a tutti quelli che si fidano dei telegiornali o perlomeno ci ha provato. So che è difficile da capire ma è una forma di corruzione anche questa, con varie possibili facce: lo dico perché il mio direttore la pensa così, lo dico perché tanto la pensano tutti così, lo dico perché voglio far capire quanto sono spiritoso e chissenefrega del resto…

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[1] G.K. Chesterton, “Detective e racconti di detective”, in La Sorpresa & Altri Piccoli Doni, Editrice Guerrino Leardi-Centro Missionario Francescano-Società Chestertoniana Italiana, 2015

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