Ragioni

Esiste una patologia del linguaggio che si chiama afasia: consiste nell’incapacità di dire i nomi delle cose (per esempio, vedo un bicchiere ma non mi viene in mente il suo nome, “bicchiere”) e incapacità di comprenderli (qualcuno mi chiede “passami il bicchiere” ma io non riesco a capire quale oggetto abbia il nome di “bicchiere”). Deriva da un danno al cervello, di solito generato da una malattia o da un trauma. A volte però mi chiedo se non sia anche possibile indurla in altro modo; perché se c’è una cosa di cui molti miei compatrioti sembrano del tutto incapaci è di comprendere il significato di ciò che viene detto, anche quando viene detto chiaramente.

Esempio numero uno

Un esempio recentissimo è il cosiddetto pronunciamento di Papa Francesco su Medjugorje e i suoi veggenti. È proprio un cosiddetto, roba da virgolette, perché il Santo Padre non si è pronunciato affatto in merito alle apparizioni e ai veggenti. Ha solo detto, durante un’intervista, che tra poco saranno noti gli esiti di una ricerca approfondita fatta negli ultimi anni da una commissione competente:

Sul problema di Medjugorje Papa Benedetto XVI, a suo tempo, aveva fatto una commissione presieduta dal cardinale Camillo Ruini; c’erano anche altri Cardinali, teologi e specialisti lì. Hanno fatto lo studio e il cardinale Ruini è venuto da me e mi ha consegnato lo studio, dopo tanti anni – non so, 3-4 anni più o meno. Hanno fatto un bel lavoro, un bel lavoro. Il cardinale Müller [Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede] mi ha detto che avrebbe fatto una “feria quarta” [un’apposita riunione] in questi tempi; credo sia stata fatta l’ultimo mercoledì del mese. Ma non sono sicuro… [Nota di P. Lombardi: in effetti non vi è stata ancora una feria quarta dedicata a questo tema]. Siamo lì lì per prendere delle decisioni. Poi si diranno. Per il momento si danno soltanto alcuni orientamenti ai vescovi, ma sulle linee che si prenderanno. Grazie!—Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco a Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina) – Conferenza Stampa nel volo da Sarajevo a Roma, domenica, 7 giugno 2015

Qualche giorno dopo, durante la solita omelia mattutina in Santa Marta, ha detto dell’altro, usando Medjugorje come esempio, pur senza nominarla; ma non parlava specificamente di Medjugorje, parlava delle due modalità con cui è possibile perdere l’identità cristiana (riporto da news.va):

Certo, ha proseguito il Papa, «l’identità cristiana, perché siamo peccatori, è anche tentata, viene tentata — le tentazioni vengono sempre — e può andare indietro, può indebolirsi e può perdersi». Ma come può avvenire questo? «Io penso — ha suggerito il Pontefice — che si può andare indietro per due strade principalmente».

La prima, ha spiegato, è «quella del passare dalla testimonianza alle idee» e cioè «annacquare la testimonianza». Come a dire: «Eh sì, sono cristiano, il cristianesimo è questo, una bella idea, io prego Dio». Ma «così dal Cristo concreto, perché l’identità cristiana è concreta — lo leggiamo nelle Beatitudini; questa concretezza è anche nel capitolo 25 di Matteo — passiamo a questa religione un po’ soft, sull’aria e sulla strada degli gnostici». Dietro, invece, «c’è lo scandalo: questa identità cristiana è scandalosa». Di conseguenza «la tentazione è dire “no, no”, senza scandalo; la croce è uno scandalo; che Dio si sia fatto uomo» è «un altro scandalo» e si lascia da parte; cerchiamo cioè Dio «con queste spiritualità cristiane un po’ eteree, ariose». Tanto che, ha affermato il Papa, «ci sono degli gnostici moderni e ti propongono questo, questo: no, l’ultima parola di Dio è Gesù Cristo, non ce n’è un’altra!».

«Su questa strada», ha proseguito Francesco, ci sono anche «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana: hanno dimenticato che sono stati scelti, unti, che hanno la garanzia dello Spirito, e cercano: “Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna ci manderà alle 4 del pomeriggio?”. Per esempio, no? E vivono di questo». Ma «questa non è identità cristiana. l’ultima parola di Dio si chiama “Gesù” e niente di più».—Papa Francesco, Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae “L’ultima parola”, martedì, 9 giugno 2015

Questo non è un un pronunciamento su Medjugorje o sui veggenti. Questo è un pronunciamento – molto chiaro, anche – su come si può vivere male il cristianesimo. Se uno va a Medjugorje tre volte l’anno o sta sempre lì a cercare i messaggi della Signora e poi la sua identità quotidiana è quella di chiunque altro non cristiano, perché il centro della vita è qualcos’altro che non Cristo, non può certo dire di avere un’identità cristiana. Oh, lo potrà anche dire, s’intende, ma sarà una menzogna.

Medjugorje è usata come esempio ma l’esempio riguarda chi ci va e le ragioni per cui andarci, non le apparizioni e i veggenti. “Perché vai a Medjugorje? Che ragioni hai? – Perché è emozionante. Perché la Madonna ci dice quel che dobbiamo fare”: questi non sono motivi da cristiani e nemmeno da uomini. Ma può accadere in molti altri contesti, solo che sono più particolari e meno noti, quindi meno buoni come esempi. D’altra parte, a Medjugorje non sono tutti così e il Papa infatti non ha detto nulla del genere.

Le parole del Papa in Santa Marta non dicono niente su quelle che saranno le conclusioni della commissione. Pensare che lo dicano e titolare “Il Papa dice no a Medjugorje” è proprio questione di non saper (o voler) comprendere le parole e il loro significato: ci vuole davvero un colpo di afasia per non capire di che sta parlando il Papa lì. Un colpo di afasia oppure un colpo di malignità mondana; a volte però sospetto che le due cose siano collegate,  almeno nella maggior parte di chi scrive giornali e titoli.

Appendice all’esempio numero uno

Possiamo immaginare che le conclusioni su Medjugorje risultino infine di non riconoscimento per motivi educativi. In altre parole, potremmo immaginare che la Chiesa, per incoraggiare i fedeli ad essere fedeli nella vita di ogni giorno e nelle modalità scelte da Cristo stesso, possa dire “no” alle apparizioni. Ma questo è:

a) un immaginare, non un sapere, e come immaginare va presentato;

b) un immaginare che poggia su criteri che non sono quelli della Chiesa: se a Medjugorje Nostra Signora appare per davvero, non c’è criterio educativo che tenga, si riconosce il fatto e basta.

Se invece non appare, anche in quel caso lì si riconosce il fatto e basta. Allora saranno i singoli fedeli a doversi confrontare con quello a cui tengono davvero: la Chiesa che hanno in testa, emozionante e particolare, oppure quella che aveva in testa Gesù, obbediente a chi guida e avventurosa nella vita quotidiana anziché nelle gite spirituali? A me, per esempio, interessa la seconda modalità, di Medjugorje non m’importa granché e non sono ansiosa di vederla sconfessare dalla Chiesa così come non sono ansiosa di vederla riconoscere.[1] Ma molti “spiriti liberi” non stanno più nella pelle al pensiero che il Papa possa dire di no. Mah.

Esempio numero due

Prendiamo un altro caso di incomprensione, riguardante la manifestazione del prossimo 20 giugno contro l’ideologia del gender che si vuole imporre nelle scuole e contro una certa deriva ideologica che pretende nientemeno che di ignorare la realtà a suon di leggi.

Io sono di CL e CL come movimento non aderisce all’iniziativa.  Ci è stato inviato un avviso pochi giorni fa, il cui contenuto non dovrebbe essere una gran sorpresa per chi abbia letto gli interventi di don Carròn degli ultimi due anni. In sostanza, le guide del mio movimento dicono che la modalità non appare adeguata alla bisogna, che ce ne sono di più adatte, e che pertanto non ci sarà nessun ordine di “Andate!”. Se uno vuole andare, è evidentemente libero di farlo, ma è invitato ad avere ben chiare le ragioni per andare.

Molti l’hanno presa male, perché non comprendono che dire “non c’è l’ordine di andare” non è lo stesso che dire “c’è l’ordine di non andare” – specie in CL, dove veniamo sempre spinti a chiederci le ragioni delle cose.

Questo non capire, e prenderla “come se”, deriva da una forma di afasia coltivata, diciamo, perché per molti è effettivamente vero che dicono “chissà” e intendono “no” e simili acrobazie lessicali. Allora l’afasia si coltiva facendo credere che questa modalità sia di tutti indistintamente e poi che fai? la applichi a tutti indistintamente e  perdi la capacità di ascoltare. So che c’è un nome per questo atteggiamento ma non mi viene in mente, a volte sono afasica pure io (sul serio).

Appendice all’esempio numero due

A Roma io semplicemente non posso andare e, se anche avessero detto “Andate!”, non sarei andata. Ma siccome non sono una che piglia la vita con molta tranquillità, mi chiedevo se, potendo, sarei andata o no. L’avviso mi è servito in parte per rispondere a questa domanda – perfino oziosa, tanto non posso andare – ma non stavo certo aspettando un permesso o un alibi.

Le due pagine dell’avviso sono piene per nove decimi delle ragioni per non aderire in qualità di movimento, ma alla fine ognuno è invitato a prenderle in considerazione e a prendere in considerazione qualunque altra ragione per andare o no, così da decidere con ragioni adeguate che cosa fare. Troppo complicato? Più semplice: il movimento in quanto soggetto non partecipa; i singoli membri devono decidere da sé, con ragioni adeguate, se andare o no. Tra l’altro è un avviso, non è un comunicato stampa. Serve a ognuno di noi per crescere, non serve ai giornali per far ciance.

Capisco che sembri scomodo, lo è; ma è anche l’unico modo per non andare sempre a rimorchio, che è diverso da obbedire e seguire. Se uno mi dice “sei libero di decidere, ti chiedo solo di farlo con ragioni adeguate”, lo seguo decidendo con ragioni adeguate, vale a dire, verificando se quelle che ho sono adeguate a ciò che voglio ottenere; non posso dire che lo seguo se chino il capo e butto alle ortiche le mie ragioni senza verificarle in confronto alle sue. Se uno vive aspettando permessi e alibi, è un burattino che si affida a presunti veggenti, non è un cristiano e neanche un uomo.

È evidente che il Papa non poteva usare questo particolare esempio, proprio perché è troppo particolare (a parte che l’avviso non era ancora stato inviato e comunque il Papa non è di CL, non gli arrivano i nostri avvisi); ma le sue parole calzano a pennello anche qui. Però ci tengo a precisare che la qualifica di “burattini” a questo tipo di persone viene tutta  da me.

La considerazione specifica di CL riguardo alle modalità “dialogo vs manifestazione pubblica” può essere sbagliata; secondo me è sbagliata, ad esempio, perché non c’è nessuno con cui dialogare a livello istituzionale e fare una manifestazione in cui si dice semplicemente la verità (cose come che un bambino nasce da un padre e una madre, sempre; da un principio maschile e uno femminile, se preferite) non esclude il dialogo privato.

Non è però sbagliata la decisione conclusiva, dal punto di vista educativo del movimento, né disonesta: “io ti dico che, a mio parere – dopo averci pensato per bene e verificato varie questioni e te le elenco – questa modalità non serve a raggiungere l’esito desiderato, però non ti posso ordinare di non andare se hai delle buone ragioni per andarci”. Tutti possono sbagliare; la pretesa che siano altri a sbagliare al posto mio, però, la troverei diabolica.

Non credo molto nelle manifestazioni di piazza e mi mettono sempre a disagio, quindi forse non sarei andata neanche potendo – ma forse sì, avrei fatto il sacrificio, mi pare che le buone ragioni per andare siano più di quelle per non andare. Che io non vada non vuol dire che io non abbia un compito di fronte al problema, vuol solo dire che le mie modalità per contribuire saranno altre (e se alla fine non farò niente me la dovrò vedere innanzitutto con la mia coscienza).

Ma penso che quella di sabato prossimo sia una manifestazione utile, proprio perché è una manifestazione. Voglio dire che, se c’è un problema grosso e si vuole renderlo noto a più persone possibile, il punto non è come si possa meglio ottenere un certo esito, come al referendum pro o contro l’aborto; il punto è far conoscere il problema a più persone possibile e far loro sapere che c’è a chi interessa di cuore. E la modalità più immediata è la manifestazione. Non è un caso che sia già ventilata l’ipotesi di un oscuramento della notizia da parte di giornali e tv. Potrebbe ovviamente essere paranoia o una mossa tattica d’anticipo, lo sapremo sabato sera; se fossi un giornalista omologato, riterrei più efficace distorcere le cose che non tacerle (come al solito, insomma!). .

Da leggere

Dale Ahlquist, La “tregua unilaterale” con il mondoIl blog dell’Uomovivo 

Rodolfo Casadei, Perché il 20 giugno sarò a Roma, Tempi.it

.

[1] Per vari motivi, che non starò a spiegare, ritengo che le apparizioni siano vere. Ma la cosa continua a non importarmi più di tanto.

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