Soccomberemo

Categoria: considerazioni

Se qualcosa non cambia, soccomberemo, c’è poco da fare. Soccomberemo a chiunque abbia chiaro quello che gli interessa, giusto o sbagliato che sia.

Da che si capisce?

Dal fatto che ogni capriccio e ogni paura e ogni ferita si pretende che siano curate e soddisfatte dalle leggi dello Stato?

Dal fatto che l’usura sommerge nazioni e individui, rendendoli schiavi di chi ha i soldi?

Dal fatto che si pretenderebbe di chiamare matrimonio qualunque accoppiamento, non importa quanto sterile? (La parola matrimonio significa “il compito della maternità”, è ridicolo appiccicarla a due dello stesso sesso.)

Macché. Questi sono solo sintomi superficiali.

Soccomberemo per l’ansia di distruzione che sembra accompagnare certuni.

So che sembra generica, come affermazione. Nella fattispecie, mi sono resa conto che soccomberemo perché qualche finissimo cervello amministrativo ha deciso, chissà con quali eleganti argomentazioni, che a Roma – dico, a Roma, non a Honolulu o Addis Abeba – bisognerà cancellare le cifre romane dalle targhe delle vie e sostituirle… non so, forse con cifre arabe, che nelle targhe c’entrano meglio delle lettere, specie per i numeri grandi.

Ho notato, è vero, che oggigiorno sempre più persone sono incapaci di leggere le cifre romane. E perché accade questo? Be’, potrebbe essere una carenza della scuola: io li ho imparati alle elementari, i numeri romani, e anche mio fratello e anche mio padre (mia madre dice di no, ma non ci credo, secondo me si ricorda male). Oppure potrebbe essere una carenza della famiglia: mia sorella ha imparato i numeri romani da nostro padre, non dalla scuola; mio nipote ha visto i numeri romani in un cartone di Asterix e li ha voluti imparare, così glieli abbiamo insegnati noi in casa.

Il punto non è tanto di chi sia la carenza.

Il punto è che ci sono alcuni in fregola per distruggere ciò che esiste e sostituirlo con altro. Non importa che cosa sia questo “altro”, basta che sia altro.

Il fatto che le persone non sappiano leggere i numeri romani si rimedia insegnando loro a leggerli. Diversamente, significa riconoscere che l’ignoranza è padrona e legge.

A chi fa paura – o comodo – che le persone sappiano più di quanto gli è immediatamente utile per questo o quell’altro scopo pratico, come rispondere ai call center o fare acquisti all’Ikea?

Il settimanale che legge mia madre usa scrivere accanto ai numeri romani il nome in lettere, così: Benedetto XVI (sedicesimo), Luigi XIV (quattordicesimo oppure quattordici). È un settimanale che non si rivolge a persone di chissà quanto elevata cultura ma non si è fatto spaventare dall’ignoranza che ha constatato: usa i numeri romani e vicino ci scrive il nome. All’inizio ci è sembrato un po’ ridicolo, poi tristissimo; ma mi sono resa conto che è anche un atto di grande cortesia.

Mi sono chiesta più volte se non sia un vezzo continuare ad usare i numeri romani; perché io sono di quelli che li usano ancora. Certo se ne può discutere, su basi di ragionevolezza.

Ma buttar via denari per sostituire i numeri romani nelle targhe delle strade della città in cui sono nati, be’, questo è molto simile alla mania di quelle persone che si procurano ferite da sole. E non sono mai persone sane e vitali.

Lo so che pare una piccolezza ma per me è stata illuminante. Se non ritroviamo sanità e vitalità – che poi si esprimono in tanti modi, per esempio nell’imparare le cose anziché scegliere sempre la via più comoda; o nel buttar fuori i politici deficienti, e intendo il termine in senso letterale – potremo solo soccombere a chi ha più vitalità. E non è nemmeno detto che siano i miliziani del Daesh.

continua

 

 

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