Soccomberemo 2

continua dal post precedente 

Veramente avevo stabilito di continuare il post precedente con una tabella di numeri romani e arabi (forse anche i giapponesi tradizionali, giusto per mostrare la bellezza della varietà), ma oggi un mio amico ci ha offerto una bellissima citazione nel gruppo FB della Società Chestertoniana e mi pare che sia molto adatta.

La cosa non mi ha impedito di mettermi a piangere, comunque, perché non sono affatto sicura che non soccomberemo e questo mi rattrista.

Poi ho ricordato ciò che Rémi Brague disse una volta di Gregorio Magno.

Dopotutto, possiamo solo fare del nostro meglio con ciò che abbiamo davanti.

Se non saremo in grado di rendere interessanti per gli uomini l’alba, il pane e i segreti creativi del lavoro, piomberà su tutta la nostra civiltà un affaticamento che è l’unica malattia da cui le civiltà non guariscono. Così morì la grande civiltà pagana: tra cibo e circhi e dimenticanza dei lari domestici.

Dunque, qualunque cosa scegliate di fare, non beffatevi del libro della Genesi. Sarebbe molto meglio per voi, sarebbe molto meglio per tutti noi, se rimanessimo così legati al libro della Genesi da considerare la settimana come una serie di azioni simboliche, che ci ricordano i passi della creazione.

Sarebbe molto meglio se ogni lunedì, anziché essere un lunedì nero, fosse un lunedì luminoso, per celebrare la creazione della luce.

Sarebbe molto meglio se il martedì, parola che attualmente suona molto scialba, rappresentasse un tripudio di fontane, fiumi e ruscelli scroscianti, perché fu il giorno della divisione delle acque.

Sarebbe bello se ogni mercoledì fosse l’occasione di appendere in casa rami verdi e fiori, perché queste cose spuntarono nel terzo giorno della creazione; o se il giovedì fosse consacrato al sole e alla luna e il venerdì consacrato ai pesci e ai polli, e così via.

Allora cominceremmo a intuire l’importanza della settimana e quali grandi cose una civiltà dalla grande immaginazione potrebbe fare in una settimana.

—G.K. Chesterton, Radio Chesterton, Rubettino 2015
(acquisto possibile su Pump Street)

 

Lei, attraverso i suoi studi e i suoi libri, ha descritto il rapporto innegabile tra il cristianesimo e la civiltà europea. Come andò veramente?

BRAGUE: La civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo.

Pensate a papa Gregorio Magno. Ciò che lui ha creato – ad esempio il canto gregoriano – ha sfidato i secoli. Ora, lui immaginava che la fine del mondo fosse imminente. E dunque, non ci sarebbe stata alcuna “civilizzazione cristiana”, per mancanza di tempo. Lui voleva soltanto mettere un po’ d’ordine nel mondo, prima di lasciarlo. Come si rassetta la casa prima di partire per le vacanze.

Cristo non è venuto per costruire una civiltà, ma per salvare gli uomini di tutte le civiltà. Quella che si chiama “civiltà cristiana” non è nient’altro che l’insieme degli effetti collaterali che la fede in Cristo ha prodotto sulle civiltà che si trovavano sul suo cammino. Quando si crede alla Sua resurrezione, e alla possibilità della resurrezione di ogni uomo in Lui, si vede tutto in maniera diversa e si agisce di conseguenza, in tutti i campi. Ma serve molto tempo per rendersene conto e per realizzare questo nei fatti. Per questo, forse, noi siamo solo all’inizio del cristianesimo.

Cristiani e “cristianisti”. Intervista con Rémi Brague,
di Gianni Valente, 30Giorni ottobre 2004

continua (purtroppo) 

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: