Paradossi: la disoccupazione che cresce con la ripresa

Qualche tempo fa, scrissi un articolo con un po’ di numeri e considerazioni sulla disoccupazione. I numeri erano quelli ufficiali dell’Istat, le considerazioni erano mie.

Ieri ho sentito (come tutti) l’affermazione paradossale del ministro Poletti, secondo cui la disoccupazione cresce perché c’è la ripresa. Questo è uno dei rari casi in cui il paradosso è anche vero nei fatti: la sua verità dipende però da come sono definite le parole.

Se sto a casa senza cercare lavoro, per l’Istat io sono “inattiva”, non sono “disoccupata”. Se ricomincio a cercare lavoro, perché credo nelle chiacchiere sulla ripresa, divento “disoccupata”, non sono più inattiva. Ne consegue che se la gente crede che ci sia la ripresa e ricomincia a cercare lavoro, la disoccupazione come parametro Istat cresce.

Come dicevo l’altra volta, le fasce non si sovrappongono, perciò i disoccupati e gli inattivi non sono mai in due categorie allo stesso momento: o qui o lì. Allora, se cresce il parametro “disoccupati” deve diminuire il parametro “inattivi”, altrimenti non vale.

Il punto è che a noi non ce ne dovrebbe fregare niente della disoccupazione come parametro Istat e basta.

Se uno è inattivo o è disoccupato, vuol dire che non ha i soldi per il pane quotidiano o per altre cose necessarie, come rifarsi gli occhiali o andare da un medico specialista per qualche male particolare. Umanamente stare qui o lì non fa differenza.

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