ISTAT, Occupati e disoccupati

Categoria: politica – strumenti 

La politica è affare di ciascun cittadino, non dei soli politici. Pensare che la politica sia l’attività dei politici è solo un modo per stare comodi quando le cose vanno bene e avere qualcuno con cui prendersela quando le cose vanno male.

Se uno vuol sapere come stanno le cose riguardo all’occupazione, la fonte non è il governo e non è l’INPS. Non è nemmeno Il Fatto Quotidiano, non è La Repubblica, non è l’Huffington Post, non è questo o quell’altro programma televisivo o radiofonico.

La fonte per i dati sull’occupazione è l’ISTAT, che emana il bollettino mensile Occupati e disoccupati.

È ovvio che, in un Paese in cui per decenni s’è pompata l’idea del “posto fisso” – o contratto a tempo indeterminato, che è quasi lo stesso – l’aumento di questo genere di contratti sarà considerato una notizia ed è altrettanto ovvio che il governo se ne faccia un vanto. È così che funziona. Nessuno dei seri professionisti che ho visto lamentarsi per le notizie INPS sulla crescita dei contratti TI andrebbe a scrivere nel proprio curriculum i fallimenti anziché i successi.

Quel che occorre capire è se questa crescita – di cui non ho motivo di dubitare, ora come ora – sia un successo o no. Se la cosa ha valore in sé, è un successo. Se non ha valore in sé, allora non è un successo. Se poi dipende da condizioni che paralizzano il resto del “mercato del lavoro”, allora è una sciagura.

Ma questo non si capisce bestemmiando sui dati e sul governo (posto che bestemmiare ti aiuti mai a capire qualcosa). Questo è un giudizio che non dipende dai dati, dipende dall’idea che uno ha di come dovrebbe essere il rapporto tra uomo e lavoro.

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