Giravolte 2

Articolo precedente 

Sono andata a verificare che dice Aldo Gabrielli della faccenda. E ho scoperto due cose:

1) fa solo esempi di nomi composti verbo+verbo maschili: dormiveglia, parapiglia, saliscendi, fuggifuggi, tiremmolla (aggiunge “ecc.” ma a me non ne vengono in mente, credo che in fin dei conti non ce ne siano moltissimi); giravolta non è nominato nemmeno come eccezione;

2) a quei tempi la regola non esisteva, tanto che è lui stesso a proporla, nel libro Si dice o non si dice?

Al problema del plurale per i nomi composti Gabrielli dedica due paragrafi nel capitolo VIII “Plurali facili e no” (lo stesso in cui parla del plurale di provincia).

Nel primo di questi, afferma che sarebbe ora di eliminare le doppie forme e di stabilire una regola unica, tanto più che si tratta solo di una questione formale. Questa necessità la individua particolarmente nel fatto che ogni vocabolario fa come gli pare e che quindi, a seconda del vocabolario che si usa, si può trovare un plurale oppure un altro, mentre alcuni, equanimi, li riportano entrambi. ma così siamo nel regno delle opinioni e dunque ci vorrebbe una regola.

Non sono d’accordo, maestro.

Forse lo sarei stata nel 1976 ma oggi no, anzi, oggi mi pare che sia proprio necessario recuperare una certa elasticità di pensiero; perché Lei sa (di sicuro ci vede da dove si trova ora) che siamo diventati una massa – neanche un popolo – di pigri forcaioli su tutto, inclusa la grammatica.

Se una regola non è necessaria, non la si fa. In caso di dubbi c’è il vocabolario e c’è il web. Qui uno dei post più frequentati è quello che riguarda il plurale di provincia.

Capisco che l’assenza di dubbi e domande faccia risparmiare tempo, ma noi non siamo al mondo per essere efficienti, siamo al mondo per essere vivi e so che su questo siamo d’accordo. Solo che ai Suoi tempi era abbastanza chiaro e ora invece…

No, mi sembra del tutto preferibile tenermi il plurale doppio di alcuni nomi composti (o anche dei nomi semplici) e sforzarmi di capire quando mi occorre l’uno e quando l’altro.

Anche perché, come ha potuto notare, una volta fatta la regola, c’è chi la applica per traverso, invece di usare la ragione e l’esperienza storica, e così fa la figura dello sciocco nel proverbio: Quando il saggio indica il cielo, lo sciocco guarda il dito.

Se fosse solo un problema della particolare persona, pazienza. Ma il guaio è che certuni la parte dello sciocco la vogliono insegnare pure agli altri

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: