I nostri canti

Una volta don Giussani disse (purtroppo non ricordo in quale occasione) che quando i nemici fossero arrivati a sterminarci noi avremmo risposto con la bellezza dei nostri canti.

Questa frase mi torna in mente ogni volta che qualcuno sputa sui canti di popolo, dagli inni nazionali a quelli religiosi. E quindi mi sta venendo in mente spesso in questi giorni, in cui c’è chi si sente in dovere di sputare sulla Marsigliese.

La Marsigliese, inno della Francia, è un canto terribile, pieno di sangue e di odio per chi non la pensa alla stessa maniera. Però la Marsigliese è anche un canto di libertà. Ed è il canto di un popolo.

Uno dei miei film preferiti è Casablanca, che ho rivisto giusto tre giorni fa. il momento in cui Victor Laszlo, nemico pubblico numero uno dei nazisti, esule fuggiasco e reduce da un anno di campo di concentramento, guida il canto della Marsigliese nell’ultimo pezzo di Francia non occupata è un grande pezzo di narrativa. È grazie a questo che io penso alla Marsigliese come a un canto di libertà, anche se non è proprio proprio di mio gusto.

Ma è solo narrativa?

Un uomo che rischia la vita (infatti subito dopo decidono di farlo fuori e lui sapeva che poteva succedere) guidando un canto, che in quel momento era la sola cosa concreta che potesse fare per combattere il nemico, forse non s’è mai visto – si può facilmente pensare che Laszlo è un personaggio molto idealizzato, mentre Rick è molto più realistico – ma un intero popolo che canta contro l’invasore s’è visto eccome. È il popolo lituano.

Va bene, ammetto che qui non si sia visto, i nostri programmi televisivi in genere si occupano d’altro, però è successo; si può leggere qui.

Ora io mi chiedo questo: quando i nemici arriveranno, noi che canteremo?

Non è una domanda polemica, me lo chiedo sul serio: fossi sul punto di morire per mano dei tagliagole del “califfo”, che canterei? Perché io la soddisfazione di morire in silenzio non gliela vorrei dare: se stessi per morire, pregherei e chi canta prega due volte, diceva sant’Agostino, perciò… credo che mi passerebbe anche il panico da palcoscenico.

Normalmente l’interpretazione di quelle parole di don Giussani è che la violenza della barbarie si sconfigge con la bellezza della vita e questo è vero letteralmente, posto che la bellezza della vita nasca dalla gratitudine per una bellezza incontrata e non da una presa di posizione estetica.

Ma io qualche volta sono un po’ stupida e prendo le cose alla lettera. Mi sono chiesta che cosa canterei nel momento in cui la mia vita fosse in pericolo. E mi chiedo che cosa canterebbero quelli che sputano sulla Marsigliese perché è storicamente “nemica”.

Dopo una certa ponderazione, ho stabilito che probabilmente di fronte alla morte canterei il Veni creator. Ma non so ancora che cosa canterei nel difendere qualche luogo importante, disarmata, come fecero i lituani nel 1991.

Quali sono i “nostri” canti? È pure urgente, come domanda, e niente affatto supeficiale. In questi giorni, infatti, mi chiedo anche quest’altra cosa: se fosse morta gente all’Opera anziché al Bataclan, Place de la République sarebbe piena ugualmente ogni sera? Sono quasi certa di sì, è solo che certe esternazioni sentite qua e là mi fanno temere di no.

Che faremo, dunque? Opporremo Imagine ai kalashnikov? – una delle canzoni più insulse mai scritte: è un po’ come se si pretendesse di spianare le Dolomiti con la scusa che i disabili in sedia a rotelle non possono scalare i ghiacciai. Se perfino il suo autore l’ha rinnegata (l’ho appena scoperto), ci sarà un motivo!

Canteremo l’inno nazionale? Volare? O sole mio? ‘O surdato ‘nnammurato? Torna a Surriento? Ave Maria? Astro del ciel? Bella ciao? il coro del Nabucco? La leggenda del Piave?

Di sicuro non gli faremo un bel discorso sull’esegesi storico-musicale. O sì?

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P.S. Perché la Marsigliese sì e Imagine no? Perché l’odio è ancora un sentimento umano, ma l’annichilamento di tutto non lo è. Il problema con il Daesh non è che ci odiano: è che non amano niente, in fin dei conti sono nichilisti pure loro. Oltre a questo, come dicevo, la Marsigliese può essere collegata alla libertà per vie narrative, Imagine no e non potrà mai esserlo: non so se ci avete fatto caso, ma la narrativa è morta, insieme all’idea che sia giusto amare qualcosa di parziale e dare la vita per esso.

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