Cose che facciamo perché le facevano i pagani

Se uno venisse a dirci che mangiamo il pane o beviamo vino e birra “perché lo facevano i pagani”, avremmo subito l’impressione di avere davanti uno strampalato. Forse non riusciremmo a dire su due piedi come mai ci sembri strampalato ma di sicuro avremmo un’impressione del genere.

Ci parrebbe un’affermazione ridicola e avremmo perfettamente ragione, perché non c’è un rapporto di causa-effetto tra il loro mangiare e bere e il nostro: è questa mancanza che ci fa percepire il ridicolo. Loro erano uomini e noi siamo uomini, perciò ci piace il pane, ci piace il vino, ci piace la birra, ci piacciono l’arrosto e le ciliegie, ci piace stare al caldo in inverno e al fresco in estate, come piaceva anche a loro. Siamo uomini come loro erano uomini e questo non è un rapporto di causa-effetto, è un rapporto di fratellanza.

Sfortunatamente questo sano senso del ridicolo scompare quando si tratta di feste e ricorrenze religiose: molti ingoiano senza colpo ferire, e magari diffondono, l’idea che i cristiani celebrino il Natale “perché i pagani avevano le feste d’inverno”, che a Natale si facciano regali “perché i Romani antichi si facevano le strenne”, che si usi decorare le pareti con vischio e agrifoglio “perché lo facevano i pagani”, senza accorgersi che, nel migliore dei casi, queste sono ipotesi, nel peggiore sono bubbole. Come metodo, nell’insieme, sono sbagliate e basta.

La faccenda del vischio e dell’agrifoglio, per fare un esempio, è una bubbola: come il pane piace a noi e piaceva ai nostri antenati pagani, allo stesso modo l’agrifoglio che piaceva ai nostri antenati pagani piace anche a noi. Avete mai visto un agrifoglio con le bacche rosse ricoperte di rugiada? Verrebbe voglia di abbracciarlo, se non avesse tutte quelle spine.

Penso che sia evidente a chiunque che:

a) usare fronde e fiori come decorazione è un istinto estetico diffuso in tutta l’umanità di oggi come di ieri: nella tomba di Tutankhamon furono trovate le ghirlande di fiori che erano state lasciate lì prima di chiudere il sepolcro per sempre;

b) l’agrifoglio si usa dove c’è: che volete che usassero in Inghilterra per decorare le stanze, le palme da datteri? Questo vale per ogni tipo di pianta, a meno che uno non abbia denari da buttar via facendo venire piante esotiche da fuori.

Così, il fatto che si usi l’agrifoglio come decorazione è semplicemente l’illustrazione del fatto che a noi piacciono le cose belle come piacevano ai nostri antenati. Sicuramente i primi cristiani di Albione avranno continuato a decorare le pareti con l’agrifoglio perché così facevano i loro nonni pagani, ma questo non crea un rapporto di causa-effetto come quello che qualcuno pretenderebbe di propinarci. Non avevano motivo di respingere una cosa bella e innocua ma avevano un altro motivo per farla.

Quelle decorazioni non sono innanzitutto simboli; e comunque i simboli variano con la cultura, perciò il simbolismo che darei io cristiana a qualcosa non è lo stesso che potevano dare i miei antenati Lidii o Etruschi o Romani. Ma non si tratta di simboli, si tratta innanzitutto dell’ammirazione per una cosa bella. Siccome è bella, poi può diventare un simbolo; non accade il contrario, che siccome è un simbolo allora la troviamo bella. Rimane l’oggetto bello, cambia il motivo per cui lo si usa, cambia il simbolo che gli attribuiamo. Cristo è venuto a compiere tutto ciò che c’è nell’uomo, tutto il desiderio di bellezza, di giustizia, di felicità, di amore, ed è per questo che i primi cristiani poterono conservare tante usanze dei pagani, uguali o trasformate: perché in esse vedevano un desiderio che Dio era venuto in persona a soddisfare mentre di male non c’era niente. I sacrifici umani e di animali non li conservarono, infatti.

(Che poi esista effettivamente nell’umanità un attaccamento tenace alle superstizioni, anche molto antiche, è un altro paio di maniche: la maggior parte di quelli che direbbero di non credere in Dio o nella Presenza reale di Gesù nell’ostia “perché non è possibile”, sono quelli che a fine anno si attaccano a riviste e tv per sentire l’oroscopo, che non comincerebbero a fare un lavoro di martedì, che credono nell’efficacia degli amuleti e così via. È un fenomeno che ho osservato di persona, con superstizioni vecchie e nuove. Ma anche in questo caso il rapporto non è di causa-effetto)

C’è però una cosa che veramente facciamo,
qui in Occidente,
perché la facevano i pagani.

Una cosa per la quale non c’è alcun altro motivo, né simbolico né reale, se non che la facevano i pagani.

Nessuno lo dice mai, ma esiste ed è sotto gli occhi di tutti tutti tutti, anche non occidentali.

È il capodanno al primo di gennaio.

Celebrare il capodanno in sé è una delle cose che ci accomuna ai nostri antenati in quanto uomini. Dovunque ci sia un ciclo di stagioni è esistito, esiste ed esisterà un capodanno. Il capodanno come festa è semplicemente il riconoscimento che il tempo ha un andamento ciclico che non decidiamo noi ma che abbiamo trovato bell’e fatto. Anche se roviniamo l’atmosfera e gli oceani con le nostre porcherie, l’andamento ciclico rimane.

Che dire della data, però?

Molte culture festeggiano o festeggiavano il capodanno in coincidenza dei raccolti principali come il grano, altre in coincidenza di particolari eventi astronomici, come i solstizi, o in virtù di origini leggendarie, come nel capodanno cinese. Il primo di gennaio che data è? Non è una data astronomica, perché il solstizio d’inverno è il 21 dicembre. Non è una data agricola. Non ha origini leggendarie.

Perché accidenti mai festeggiamo il capodanno il primo di gennaio?

Perché lo facevano gli antichi Romani.

Ed è proprio un “perché” letterale!

La data del primo gennaio, che è una data romana, fu volutamente ripresa e imposta come capodanno dopo la “rinascita” della romanità, vale a dire dopo il Rinascimento; in certi casi, perfino un paio di secoli dopo. Ve lo racconterò il prossimo anno.

Il capodanno occidentale è una delle feste che veramente si celebrano oggi perché lo facevano i pagani.

Guarda il caso, però, non è una festività cristiana né religiosa di alcun genere.

Buon anno nuovo.

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