Consiglio d’Europa e Unione europea

So che non serve, perché non importa a nessuno, ma desidero precisarlo: il Consiglio d’Europa NON è “l’Europa”, cioè non è l’Unione europea a cui noi e altri abbiamo delegato parte dei nostri poteri sovrani e che quindi può “chiederci” qualcosa.

Ha sede a Strasburgo e questo crea confusione.

Si chiama “Consiglio” e questo crea confusione, perché anche l’UE ha un Consiglio (più d’uno, veramente).

Ha la stessa bandiera dell’UE e anche questo crea confusione: le bandiere, da che mondo è mondo, son sempre servite a capire con chi avevi a che fare e da che parte andare. Nelle battaglie antiche, l’alfiere, il vessillifero, insomma il soldato che portava la bandiera, era il bersaglio d’elezione di qualunque nemico e perciò era uno dei soldati più coraggiosi, visto che per lui la morte era quasi garantita. Abbattere la bandiera serviva ad abbattere il morale dei nemici, oltre che a non fargli capire dove fosse il loro capo.

Però c’è da dire che è stata l’Unione europea a prendersi la bandiera (e l’inno) del Consiglio d’Europa, il quale nacque nel 1949, quando ancora l’Unione non c’era. Ve lo dicono loro stessi, comunque, basta avere una briciola di curiosità e andare a guardare.

Ad ogni modo, non è questo che m’interessa.

M’interessa che il CdE non ha potere su nessuno, poiché nessuno gliel’ha conferito. Può proporre ma ogni Stato poi decide che fare.

Si potrebbe dire che, in un certo senso, il CdE è il think tank dell’Unione europea, ma non ha potere decisionale di nessun genere rispetto a uno Stato membro. E i think tanks si possono anche sbagliare, specie se partono da dati sbagliati. Il disastro arriva quando ci si fida di loro ciecamente, pensandoli infallibili; ma di questo è responsabile lo Stato che si fida, non il think tank (a meno che non abbia volutamente fatto credere di essere infallibile, il che non è molto saggio per chi veramente think, pensa). E si capisce che la stessa responsabilità ce l’hanno i cittadini, se cominciano a pensare che le parole del think tank siano oro colato o vangelo o come meglio vi par di dire.

Il CdE è nato prima dell’Europa (1949), è nato per rafforzare i legami tra le nazioni d’Europa (che avevano finito di scannarsi l’un l’altra da poco) e rappresenta “più” Europa che non l’UE, visto che ne fanno parte 47 nazioni. Ma non è l’Europa di cui si parla quando si dice che qualcosa “ce lo chiede l’Europa”. A questa domanda si può rispondere o meno, se ne può essere contenti o no, ma non è il CdE ad aver diritto di chiedere niente; casomai suggerisce e ovviamente, potrebbe fare azione di lobby su chi fa le leggi, ma è un altro discorso.

Il CdE è un’organizzazione che si occupa di diritti e democrazia in Europa. Si può discutere sul contenuto di entrambi i sostantivi (e anche tanto); si può discutere sulla menzogna insita nell’uso dell’espressione “al di là delle diversità”; ma questo non c’entra con le caratteristiche e i poteri del CdE stesso. E col fatto che può sbagliare se parte da dati sbagliati. A volte il CdE fa delle fesserie; altre volte ha fatto e fa cose buone.

Se poi mi venite a dire che è comunque importante l’azione culturale, vi risponderò: sì, è vero, l’azione culturale è importante, anzi, è fondamentale… quindi è ora che cominciate la vostra.

Non serve a niente cercare il capro espiatorio e dimenticarsi di agire,

 

ABORTO DIFFICILE?/ I dati (veri) smascherano la “truffa” della Cgil, di Lorenza Violini, Il Sussidiario, 12 aprile 2016

 

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